per un museo di arte primaria       di Giuliano Arnaldi                                                  
 
 
 
PREMESSA
 
Esistono moltissimi musei di arte contemporanea, molti musei archeologici, qualche museo etnologico, pochissimi musei di arti “primitive”, questi ultimi nei Paesi ex colonialisti ( Francia, Belgio etc.) e negli Stati Uniti, ma ( con la lodevole eccezione del quai Branly di Parigi)  NON ESISTE ANCORA NESSUN  MUSEO DI ARTE PRIMARIA.
 
Arte primaria.
Il termine " arte primaria"  si và affermando essenzialmente  in riferimento alle arti " tribali" extraeuropee, tra quanti ritengono che le culture  definite primitive siano in realtà complesse, articolate e ricche di valore esattamente come le nostre, e  che il termine primitivo sia quindi riduttivo se non offensivo.
“ La nostra scienza è giunta alla maturità il giorno in cui l'uomo occidentale ha cominciato a rendersi conto che non avrebbe mai capito se stesso finchè sulla faccia della terra  una sola razza, o un solo popolo, fosse stato da lui trattato come oggetto” dice Claude Lévi-Strauss.
Inoltre molti pensano che i musei occidentali troppo spesso risultino luoghi dove appendere i “trofei di caccia” sottratti nei secoli  ai vinti  dal vincitore del momento e che il  mondo contemporaneo, dove diverse identità convivono in ogni luogo,  renda evidente l'inadeguatezza di questa visione dei musei essendo sempre più globale e policentrico. E' una posizione che trova fondamento nelle già nelle tesi  di eminenti studiosi del Novecento, dal “Museo delle Idee Elementari” di  Adolf Bastian al “ Museo Immaginario” di Andre Malarux  fino all'idea di Museo Diffuso che circola ormai da decenni.
 
Appartenenze e globalizzazione.
Più in generale è utile ricordare  che il deprecabile fenomeno della omologazione consumistica spesso convive con  un’altrettanto deprecabile esasperazione localistica e che diversità etniche o religiose si sovrappongono a irrisolti e vergognosi  problemi di “diversità” economica sia tra le persone, sia tra i popoli, mentre “ è un universale che esige i particolari, è uno spazio che esige articolazioni, un cosmo che esige la pluralità delle eticità, una fraternità di diverse identità” ( Carlo Galli, L'Umanità Multiculturale, il Mulino 2008 ).
E' un fatto che “ il mondo è ovunque” e che “ la globalizzazione è un confondersi reciproco”( idem),  ma pensiamo che la valorizzazione delle differenze e la loro comprensione tenda a rappresentare l'unicità singolare dell'esperienza umana.
Le parole sono vive e spesso dicono molto dei popoli che le usano: il pronome noialtri , ad esempio, è una felice sintesi concettuale di ciò che si afferma in questo testo. Infatti  questo pronome personale di prima persona plurale dichiara che noi - affermazione di identità e appartenenza- trova  senso e si rafforza  nel riconoscimento di ciò che è altri,  e che è proprio in questa declinazione  che si qualifica la nostra identità rafforzata  e legittimata.
E' questa alterità che ri-conosce l'identità, ri-trovandone una dimensione in qualche modo archetipica.
Il problema risulta ancora più attuale alla luce della crisi oggettiva della condizione umana di stanzialità, per la prima volta davvero in discussione forse dai tempi del Neolitico . Il mondo per come lo conosciamo nasce proprio con la trasformazione dell'uomo che da cacciatore/raccolgitore diventa prima pastore, poi contadino . Ecco che gli uomini diventati stanziali inventarono - come dice Jaques Attali-  le  fortezze, gli stati, le imposte, mentre i nomadi inventarono ( nello loro stato di nomadi) tutto il resto: Il fuoco, i linguaggi, le religioni, l'equitazione,l'agricoltura, l'allevamento, la lavorazione dei metalli, la navigazione, la ruota, la democrazia, il mercato, la musica, le arti.. ( Jaques Attali, L'uomo Nomade, Spirali 2006).
Oggi nuovamente grandi masse di persone si muovono , sia pure in condizioni e con motivazioni profondamente diverse. Moltitudini di poveri cercano riscatto ( sia nella qualità della vita che dalla sopravvivenza), attive ed influenze minoranze si muovono per puro piacere o per interessi culturali. E' evidente che tali migrazioni pongono problemi epocali, e  forse ha ragione Attali dicendo che “ i grandi conflitti di domani non contrapporranno civiltà, ma l'ultimo impero stanziale, l'impero americano, a tre imperi nomadi non territoriali in competizione con l'America e in lotta l'uno con l'altro: tre imperi che aspirano a governare il mondo per contro proprio: il mercato, l'islam e la democrazia” ( idem).  
Ma la caratteristica più dirompente del nomadismo contemporaneo è rappresentata dalla dimensione “nomade” della tecnologia , che consente una innovazione comunicativa  epocale nelle potenzialità  che contiene .
La Rete, il modo in cui è strutturata e sopratutto il modo in cui può essere gestita, è davvero l'elemento di sovversione più significativo degli ultimi millenni, paragonabile forse solo all'invenzione della ruota per le implicazioni che contiene.  Internet obbliga ad esempio  ad una ridefinizione del soggetto che agisce come protagonista: non più il “noi” diventato prima massa e poi pubblico televisivo della grande società dello spettacolo, ma “io” in prima persona.  L'elezione di Barak Obama dimostra tra l'altro che questo “io” non è necessariamente condannato alla dimensione virtuale e solitaria ma può diventare realte e consapevole soggetto di cambiamento: cambia l'ottica, la struttura sociale diventa  clanica e non piramidale, “noi” viene  pensato come un insieme di “io” che si fonda su un comune sentire che è tale proprio perchè io lo riconosco in me.
Il confine culturale rappresentato dal nomadismo è quindi uno dei cardini del nostro progetto.
 
La funzione dell'arte.
Ciò è particolarmente chiaro nell'arte: se l'ambito che essa comprende non è quello della realtà, ma quello della coscienza, come già dichiarava Emmanuel  Löwy all'inzio del Novecento a proposito del disegno primitivo, i linguaggi artistici  possono essere contributo unificante per la costruzione di un mondo nuovamente pensato come rete e non come piramide, dove identità e appartenenza producono curiosità e rispetto verso le diversità e non paura e antagonismo.
C'è infatti una sintonia profonda nella storia dell'uomo: nasce  un moto di stupore davanti alla assonanza segnica che si percepisce dall'osservazione  anche superficiale di manufatti che in comune hanno solo il materiale ( la terracotta ) e il periodo di esecuzione ( tra il 5000 e il 2500 a.c.) : parliamo delle terrecotte di Naqada, in Egitto, e di Yang Shao in Cina; uno sguardo unitario alle opere d’arte dei popoli di tremilacinquecento anni fa, dall’isola di Pasqua alla Corsica, dalla Tanzania alla Liguria , a Stonehenge evidenzia un comune sentire e andando ancora più indietro nel tempo accostare il linguaggio metaforico delle incisioni rupestri  a Mirò o Keith Haring apre scenari suggestivi, universali, insieme  fuori dal tempo e di quotidiana attualità. Può essere utile rimandare, per questo aspetto, alle teorie della psicologia della Gestalt sulla percezione della forma, non tanto perchè l'insieme è più della somma delle sue parti, ma perchè esso si svela nel particolare e ne svela la dimensione trascendente.
 
I linguaggi dell’arte
Da tempo il mondo della cultura e delle scienze si interroga sulle problematiche connesse a questi temi, partendo dalla convinzione generale che per le culture antiche è bene parlare sempre di linguaggio segnico  e non di semplice decorazione. Fino a qualche decennio  fa erano prevalentemente l'archeologia, l'antropologia e la filosofia ad indagare questo tema, ma “interfacciare”  ad esempio  le tesi sullo strutturalismo figurativo di Gilbert Durand o quelle  di Leroi-Gourhan con il lavoro di  genetisti come Cavalli Sforza o di linguisti come Noam Chomski, propone orizzonti ben più vasti che ormai comprendono a pieno titolo le neuroscienze ( Samir Zeki: la visione dell'interno, arte e cervello, Bolati Boringheri 2003), le matematiche ( Marcia Asher, Etnomatematica, Bollati Boringheri 2007), la fisica e l'informatica
(Douglas Hofstadter, Anelli nell'io, Mondadori 2008) e molto altro ancora. Saltano gli schemi compartimentali a cui la cultura occidentale ci aveva abituato e l'approccio specialistico torna a misurasi con l'insieme, la domanda a cui rispondere ri-torna ad essere  "Perchè" e non "Come".
Il bisogno della traccia - che pensiamo essere insieme il motore e il carburante dell'azione artistica e che  è  secondo solo a quello del cibo fino dal tempo delle caverne - si misura nuovamente con ciò che Emmanuel Anati pone all'origine dell'esperienza culturale: " sapere perchè voglio sapere" .
E' linguaggio comune che ri-diventa essenziale, nel bisogno di misurarsi con il mistero della vita e nella natura del segno che si libera delle incrostazioni lasciate da una cultura quantomeno sbiadita nel tempo.
In questo senso noi parliamo di arte primaria, cioè archetipica.
 
 
 
 
 
 
 
CHI SIAMO
 
Tribaleglobale è un laboratorio permanente di idee e azioni in un mondo che cambia, tra appartenenze e globalizzazione.
Esplora linguaggi attraverso l'uso delle arti e la loro contaminazione nel tempo e nei luoghi, con l'obiettivo di coglierne la dimensione archetipica e di rappresentarla con il linguaggio del nostro tempo.
E' costituito da studenti, intellettuali, artisti e sostenuto da soggetti no-profit ( la Cooperativa degli Accesi e la Fondazione Passarè ). Nato nel 2004 ha ottenuto il patrocinio sulle diverse iniziative da molti soggetti istituzionali pubblici e privati tra cui Il Parlamento Europeo, il Consolato d'Italia in Corsica, la Regione Liguria, La Regione Sardegna, molte Amministrazioni Comunali, l'Istituto Internazionale di Studi Liguri.
 
Ha coinvolto nel proprio lavoro di approfondimento culturale artisti e studiosi come Giorgio Amico, Pierre Amrouche,  Emmanuel Anati, Paolo Angeli, Ivan Bargna, Mirella Bentivoglio, Carlo Benzi, Massimo Cacciari,  Luigi Cavalli Sforza, Giuseppe Conte, Philippe Daverio, Enzo l'Acqua, Vittorio Sgarbi, Malik Sidibè, Lucille Reyboz, Guido Rodriguez, Claudio Ruggieri, Aldo Tagliaferri, Franca Zoccoli.
 
Ha organizzato eventi in importanti sedi museali pubbliche e private come la Casa Museo Jorn ad Albissola Marina, da noi  riaperta dopo vent'anni proprio nel 2004 e sede dei principali eventi di Tribaleglobale fino al 2008 , i civici Musei Archeologici di Savona, Finale e Ventimiglia, La Biblioteca Bicknell di Bordighera, L'Oratoire de la Providence di Nice, la Galerie Berggruen di Paris, il Museo di Castelsardo, la Fortezza del Priamar di Savona, la Palazzina Liberty di Imperia.
 
Ha collaborato a missioni archeologiche  in Israele, sotto la guida del Prof. Emmanuel Anati e organizzato il Padiglione della Marginalità nell'ambito delle manifestazioni per la 52 Biennale di Venezia.
 
La storia di tribaleglobale è visibile nel dettaglio sul sito www.tribaleglobale.info alla voce "eventi passati".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
COSA VOGLIAMO FARE
 
Date le premesse illustrate proponiamo quindi la centralità dell’Africa,  anima del mondo e  "vocabolario" di archetipi: linguaggi dell’arte  così antichi da essere attualissimi, e - anche grazie ai grandi artisti del Novecento-, sempre più suggestivi e “conoscibili” anche da noi. Altri, che rafforzano Noi .
 
L’elemento innovativo consiste nel tradurre la storia dell’arte moderna    con lo stesso “vocabolario” , pensare che i grandi artisti del secolo scorso abbiano intuito per primi  il bisogno di un linguaggio antico, generato da una sorta di DNA culturale: un linguaggio che non vuole descrivere il reale ma “conoscerlo” , che non vuole celebrare l’uomo ma misurarsi con il mistero che lo genera.
 
Il fatto poi che la Collezione Passarè  sia disponibile a rimanere sul territorio savonese in diversi luoghi che si stanno definendo con le Amministrazioni pubbliche, rende questa visione più concreta e fattibile e ci consente di presentare il MAP, Museo Nomade di Arti Primarie, forti della energia  tellurica generata dalle opere presenti in quella Collezione .
 
IL MUSEO NOMADE DI ARTI PRIMARIE
Il Map è prima di tutto  una dichiarazione di curiosità, di rispetto e di passione verso le diversità, verso quegli "altri" che evochiamo quando abbiamo necessità di rafforzare la nostra identità e non consideriamo sufficiente l'uso del pronome noi.
Senza soluzione di continuità e senza alcuna descrizione appiattita su ambiti etnografici o antropologici, nel progetto in questione scorrono insieme  opere di grandi maestri del Novecento e  maschere, sculture rituali, oggetti d'uso quotidiani provenienti dai quattro angoli del mondo, terrecotte precolombiane e reliquiari del Gabon, armi rituali malesi e vasi di Corinto e Creta: il contesto è però la dimensione della contemporaneità, dei nuovi linguaggi dell'arte e di chi li parla, i giovani artisti.
 
Il filo che annoda questo magma emotivo è principalmente la vita di uno straordiario collezionista, Alessandro Passarè, e dei suoi viaggi.
L'avventura di quella vita è ora continuata dalla Fondazione che il figlio Massimo ha voluto, per rinnovare lo spirito del padre.
Partiamo quindi dal lavoro degli  artisti presenti in quella Collezione e che hanno saputo evocare una visone, un mondo futuro che è già presente tra noi: Baj, Burri, Carrà, Fontana, Picasso, Lam, Matta, Tancredi ... e dal dialogo che essi hanno con le oltre trecento opere di arte tradizionale di popoli extraeuropei ( prevalentemente africani) presenti nel Fondo Passarè: l’intento non è quello di documentare in modo esaustivo, ma di aprire finestre sull’immaginario, nella direzione del vero Museo di Arti Primarie che per noi è  il territorio nella sua interezza.
Pensiamo infatti che un Museo debba essere il luogo che testimonia la traccia consapevole  lasciata dalle generazioni  impegnate a fare memoria per fare futuro: ecco perchè non può che essere l’interezza del territorio, “letta” attraverso luoghi dove la testimonianza si definisce in modo dichiarato ed evidente.
 
 Il  MAP, Museo di Arte Primaria, sarà quindi una rete di luoghi interconnessi tra loro attraverso questa visione, e scelti in base a specifiche peculiarità.
 
Pensiamo al Map come ad una rete di  presidi attivi, fabbriche di idee e di emozioni costruite attorno a nuclei di opere di grande interesse storico e di suggestione emozionale, veri e propri testimoni di una bellezza fuori dal tempo.
Ci piace ricordare a proposito che la bellezza è "sovversiva" nel senso che sovverte i cuori e libera energie: chiunque sia innamorato  conosce questa condizione. Camus diceva che "la bellezza senza dubbio non fà le rivoluzioni: ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza" e la rivoluzione del cuore è in fondo la conseguenza reale del contatto con l'arte.
 
Anche  l'idea di "disperdere" le opere in diversi luoghi invece che concentrarle è in qualche modo sovversiva, perchè obbliga il visitatore a compiere un viaggio, a misurarsi con il contesto nel quale l'opera è collocata, a disporre del proprio tempo con ritmi diversi: il principio di fondo è quello di superare l'idea di arte per tutti e di pensare all'arte per ciascuno. Da un'idea del genere la singola opera d'arte ne esce rafforzata , diventa origine per dialoghi con altre opere di altri luoghi e di altri tempi, stimolo per il lavoro dei giovani artisti, strumento di ri-scoperta di opere seppellite  a volte sotto la crosta noiosa del museo tradizionale che espone, magari celebra  ma difficilmente  propone.
 
La sede permanente del Map è Saona  ( ovvero quel lembo di Liguria che inizia ad Alba Docilia e finisce ad Alba Ingauna ) intanto perchè è quantomeno curioso che sia stato un savonese ( il Papa Giulio II ) a dare inizio all’arte come celebrazione dell ”involucro uomo”, e che sempre a Saona cinquecento anni dopo  uomini diversi provenienti dai posti più lontani  (Fontana, Lam, Jorn etc) abbiano creato  nuovi impulsi che tornano a misurarsi con il Mistero.
L'implicazione con l'arte qui è di casa da molti secoli, e anche in tempi recenti qui sono nati grandi movimenti artistici che hanno poi attraversato il mondo, dal Secondo Futurismo alla Bauhaus Immaginista.
 
Ogni presidio sarà fondato su un aspetto dei linguaggi dell'arte, e le opere che vi resteranno stabilmente saranno scelte in base alla "vocazione" del sito: le singole "vocazioni" non hanno però  la funzione di restringere il campo progettuale e operativo dei presidi, ma al contrario di aprirlo, di rendere evidente l'universale che c'è nel particolare. " Homo sum. Umani nihil a me alienum puto", diceva Terenzio. Forzando questo concetto, una terracotta precolombiana, o un'incisione rupestre, o il particolare di un quadro di Fontana possono diventare motivo scatenante per un'opera di videoarte o per una performance musicale...
 
 
I primi obiettivi concreti.
Con l'amministrazione Comunale di Savona abbiamo concordato l'uso di uno spazio del Civico Mercato da destinare a sede della Biblioteca Passarè, recentemente arricchita dall'acquisizione del  fondo Stelio Rescio  .
Per questo il presidio savonese si chiamerà IL MERCATO DELLE IDEE e diventerà anche la sede dei gruppi di lavoro permanenti sulle diverse tematiche culturali connesse al progetto , oltre che esserne il “cuore tecnologico” , sede della WEBTV che abbiamo attivato nell'ambito del format culturale TRIBALEGLOBALE.   Questo presidio aprirà a gennaio.
 
Albisola Superiore, terra di vestigia etrusche e  di pignatte , sarà caratterizzata dalla MATERIA e lì troveranno certamente casa le terrecotte antiche, negli spazi dell'ex-asilo di via Schiappapietra concessi dalla Amministrazione Comunale. Aprirà entro marzo 2009.
 
Arnasco, terra d'origine di Pinot Gallizio , così vicina al luogo di fondazione dell'Internazionale Situazionista ospiterà l'antico LINGUAGGIO DELLE PIETRE che sarà testimoniato da una piccola ma significativa collezione di sigilli Sumeri e dai reperti archeologici della Collezione Passarè. Pinot Gallizio, come del resto Asger Jorn, fu grande sostenitore delle attualità senza tempo degli antichi linguaggi archeologici e fu forse il primo a rendere evidenti le energie liberate dalla decontestualizzazione delle opere d'arte che  - fuori dal  "confino" a cui sono condannate da un approccio storicistico tutto appiattito sulla dimesione temporale dell'opera- tornano a parlare una lingua viva.
Il Map di Arnasco ( di cui prevediamo l'inaugurazione entro marzo 2009) sarà il primo insediamento progettato specificamente per il Museo Nomade.
Grazie alla collaborazione di Pilcher Italia, posizioneremo su un terreno messo a disposizione dalla Amministrazione Comunale tre moduli espositivi e di lavoro pensati  dalla divisione Planit di quella Azienda per sostenere missioni culturali e archeologiche: unità flessibili di legno, vetro e tecnologia, completamente autonome da ogni punto di vista ( produzione di elettricità, connessioni multimediali e satellitari etc.) e progettate in modo specifico per ogni  destinazione. Gli stessi moduli sono previsti come basi logistiche per i segmenti internazionali del nostro progetto, che prevediamo di insediare entro il 2009 nel  Deserto del Negev in Israele, a Sarajevo e sull'isola di Goree in Senegal.
 
 
 
L'evidenza simbolica dei luoghi indicati rafforza la nostra idea di fondo: Il Negev è il luogo dove sono nate le grandi religioni monoteiste ( e non solo..), Sarajevo è probabilmente il confine più drammaticamente conflittuale e potenzialmente ricco di opportunità del secolo appena finito e delle sue culture, l'isola di Goree è stato il più grande centro di raccolta di schiavi che si conosca.
 
Questi luoghi sono destinati alla circolazione di idee, persone ed eventi connessi al nostro lavoro.
 
Sono anche legati a persone e progetti che condividono il nostro cammino, a cominciare dal Professor Emmanuel Anati che per la sua visione culturale è in qualche modo il nostro punto di riferimento  culturale più significativo, così come sono strategici i giovani del Laboratorio permanente di Tribaleglobale con cui rinnoviamo un patto di collaborazione anch'esso innovativo nella reciprocità degli impegni: pensamo infatti - come le culture legate alla terra ci ricordano - che il tempo sia un “bene patrimonale” da recuperare e valorizzare e che nuove forme di collaborazione si possano fondare sullo scambio del tempo con opportunità e con il libero uso di strumenti tecnologici .
 
L'organizzazione del Map.
Se i presìdi sul territorio saranno i "contenitori" del nostro progetto, per ciò che riguarda i contenuti Il MAP sarà strutturato in Dipartimenti organizzati per competenze: ogni dipartimento sarà autonomo e in grado di produrre iniziative, pubblicazioni, eventi e quant'altro sia considerato utile, e insieme contribuirà alla realizzazione degli eventi che coinvolgeranno l'insieme del progetto.
Questa parte è tutta da scrivere, perchè pensiamo che sopratutto in questo caso il metodo diventi merito.
Perciò ci limitiamo ad indicare alcuni dei Dipartimenti che riteniamo utili, riferendoli alle persone che sono tra i fondatori del nostro progetto. Essendo consapevoli della necessità di avere uno sguardo il più possibile  aperto sul mondo, con particolare attenzione alle risorse giovanili, pensiamo di individuare i responsabili degli altri dipartimenti attraverso concorsi di idee che lanceremo on line entro gennaio: con lo stesso criterio ogni dipartimento
(compresi quelli sotto indicati) nascerà sulla base di workshops che lanceremo a partire da marzo. L'esperienza positiva del Workshop Immagino, organizzato nel giugno del 2008, ci rende fiduciosi sulle potenzialità che oggi sono attiivabili grazie alla rete, a condizione di assumere la difficile posizione dell'ascolto disponibile.
 
 
 
 
Prevediamo la conclusione di questa fase per ottobre 2009, periodo nel quale organizzeremo, sulla base del lavoro svolto, il CONVEGNO COSTITUENTE del MAP.
 
 
 
In questa fase pensiamo di attivare i seguenti Dipartimenti:
 
Archeologia                                    Maria Chiara  di Pace
Arti extraeuropee tradizionali         Giuliano Arnaldi
Arti visive                                        Elisabetta Rota
Filosofia
Fotografia                                       Roberto Sartor
Musica
Neuroscienze                                  Dario Arnaldi
Poesia
Videoarte
 
 
GLI EVENTI
 
Come negli anni precedenti, abbiamo scelto per il 2009 un testimone e alcune parole chiave.
 
il testimone è l'androide Roy, protagonista “umano, troppo umano” di Blade Runner
le parole chiave sono:
 
la materia dei sogni :un insieme di eventi che legheranno le arti visive contemporanee con linguaggi dell'arte moderna, antica e arcaica.
Si sono già svolte le esposizioni “Il Filo Rosso” e “Le nuove incisioni rupestri di Filippo Biagioli” che ora prosegue sul sito www.tribaleglobale.info : Filippo Biagioli è l'elemento che lega le nostre attività del 2009, per i motivi indicati all'indirizzo  http://web.mac.com/tribaleglobale.mac/iWeb/tribaleglobale.mac/documenti/09A21275-0907-4E8B-ADE1-E9D01FF34680.html
Questo ciclo di eventi si dovrebbe concludere con due grandi esposizioni legate rispettivamente a Boccioni e Lam, che presenteremo appena saranno definite.
 
Neolitico futuro”: L'ambito di questo progetto ci porta a considerare prevalentemente i linguaggi dell'arte nel periodo che è all'origine del mondo per come lo conosciamo: il neolitico recente e precisamente il periodo tra  il 5000 e il 2500 a.c.
E' il tempo della rivoluzione dell'agricoltura con la conseguente nascita della “stanzialità” o meglio della relazione stabile di una comunità con un territorio:  Contemporaneamente  osserviamo la nuova “superfice” che l'uomo di quel tempo sceglie per imprimere la traccia della sua esistenza ( con la funzione che ebbero nel periodo percedente le superfici parietali delle caverne): la terracotta,  constatando che parte significativa della rivoluzione neolitica è la prima astrazione dinamica della materia: l'invenzione della ceramica.
E' infatti principalmente su vasi e recipienti di questo materiale (che nasce  o quanto meno si diffonde in modo omogeneo  in questo periodo ) che gli uomini di quel tempo scelgono di imprimere la propria visione del mondo , per ciò che è e per ciò che lo ha originato.
Ci proponiamo
 A) di cogliere le sintonie tra linguaggi  artistici nati in luoghi  molto distanti tra loro.
B) di porle in relazione con
-le opere in ceramica  prodotte dalle culture primarie ( particolarmente africane ) diverse per l'epoca ma simili nel segno e nella funzione espressiva ( Africa vero vocabolario di archetipi)
-le opere d'arte moderna
C) di verfificarne le “conseguenze” contemporanee. (analogie segniche e simboliche nella videoarte etc)
questa esplorazione avverrà con un percorso apparentemente “rovesciato” rispetto alla tradizione.
intendiamo infatti:
     1)  dichiarare le nostre tesi
    -attraverso una esposizione di opere d'arte
    -attraverso la raccolta di contributi intellettuali di diverso tipo: glottologico, semantico, linguistico, archeologico, antropologo, storico-artistico.
2)    confrontarle con ogni soggetto interessato, usando particolare attenzione al mondo giovanile, principalmente attraverso internet.
3)    fare del confronto occasione di sedimento stabile per ulteriori progetti, e contenuto per il Museo di Arti primarie.
 
A) Cogliere le sintonie
Essenzialmente questo progetto nasce da un moto di stupore davanti alla identità segnica che si percepisce dall'osservazione  anche superficiale di manufatti che in comune hanno solo il materiale ( la terracotta ) e il periodo di esecuzione ( tra il 5000 e il 2500 a.c.) .Parliamo delle terrecotte di Naqada, in Egitto, e di Yang Shao in Cina.( imm.1)
targum, tradurre, tradire...Essendo ormai convinzione generale nell'ambito scientifico che per le culture antiche è bene parlare sempre di linguaggio segnico ( e non di semplice decorazione) , è evidente che sia la traccia, sia la campitura e spesso anche la forma e la funzione dell'oggetto su cui il segno è impresso, sono simili se non identici. Non è nostro obiettivo “tradurre” tale linguaggio: non ne avremmo, tra l'altro, le competenze. Ci interessa maggiormente “tradirlo” , vivificarlo esplorandone una contemporaneità antica che attraversa migliaia di anni e si ripropone nei linguaggi più attuali dell'arte. ( imm.2)
 
 
–    B) Porle in relazione
     La traccia lasciata su manufatti in terracotta ( ma anche in legno, fibre vegetali e altro) di culture africane fino a pochi decenni fa parla la stessa lingua di Naqada e Yang Shao (imm3). E' un caso? La nostra tesi è che un insieme di fattori faccia pensare al contrario. La “genetica del linguaggio”, le riflessioni sull'Io Memoria di Carlo Severi così come più in generale la riconosciuta complessità delle culture primarie ci portano a dire – come descritto nella premessa di questo testo- che è il bisogno della traccia  insieme alla necessità di misurarsi con il mistero della vita e della morte per governare la quotidianità e dargli una visione strategica  ad evidenziare la dimensione archetipica di tale linguaggio, e la sua vocazione a riaffiorare in modo evidente con il declino delle civiltà legate a cicli temporali definiti: provocatoriamente potremmo dire che il nostro è il tempo del neolitico futuro, e ciò che fu 5000 anni fa la rivoluzione dell' agricoltura è oggi la rivoluzione di internet. Inoltre molte  culture africane, almeno fino a  pochi decenni fa,  hanno mantenuto una relazione con il tempo e tra le persone che è sostanzialmente immutato da millenni, e per questo pensiamo ai linguaggi artistici di quel continente come ad un vocabolario di archetipi: l'ulteriore connesione è data dal fatto che con lo sbiadire della civiltà occidentale gli artisti hanno iniziato ad abbandonare l'idea di “rappresentare” la realtà e ripreso a misurarsi con il mistero che la genera. Ecco perchè ci interessa accostare le opere di Naqada e Yang Saho al lavoro , ad esempio di Boccioni e poi di Capogrossi e Lam.
 
 
Pietre vive
Con questo titolo indicheremo il proseguio del  lavoro già iniziato partecipando alla spedizione del prof. Anati nel deserto del Negev ad aprile del 2008: il tema di fondo è l'esplorazione del linguaggio metaforico proposto come inizio della civiltà ( opinione che, se condivisa, cancella il termine preistoria  e pone la data di nascita delle civiltà 50.000 e non 5.000 anni fa).
Ci poniamo l'obiettivo di:
–    fornire un supporto logistico e documentale al lavoro degli archeologi che si occupano di questo ambito di ricerca
–    costruire un archivio di immagini che siano a disposizione degli artisti e della loro creatività, in quella linea di “tradimento” già precedentemente indicata.
 
La pelle dell’anima
prosegue l’attività di indagine sulle fibre naturali usate come superficie per lasciare tracce rituali : il calendario di questi eventi sarà disponibile entro marzo.
 
 
 
 
 
 
 
 
   domenica 18 gennaio 2009