stelio rescio/franca zoccoli
 
 
stelio rescio / franca zoccoli
domenica 3 febbraio 2008
Una galleria alternativa: Il Brandale
Salvati gli archivi di un atipico centro culturale
 
A Savona, nell’ultimo trentennio del secolo scorso, un Centro d’Arte e Cultura ha saputo mantenere la città nel vivo del dibattito in campo estetico, anche oltre i confini nazionali. Si chiamava “Il Brandale” dal nome di un’antica torre presso la quale era ubicato: un nome quanto mai adatto a chi brandiva non armi cruente ma strumenti di informazione e conoscenza. La galleria, in pieno centro storico, occupava i locali di un antico forno ed era articolata e suggestiva con i vari ambienti collegati da archi e l’alternanza di pareti bianche e nere, dato che alcuni muri erano stati incatramati per proteggere gli interni da infiltrazioni. Il Centro venne fondato da Stelio Rescio, che ne fu animatore geniale. L’acquisizione per la città della sua ricca biblioteca e di tutto l’archivio del Brandale da parte dell’associazione no profit “Asso di cuori”, grazie al contributo della Fondazione Passarè, ha offerto l’occasione per dedicare a questo singolare personaggio una giornata di studio, che si è tenuta il 21 gennaio al Priamar, Palazzo del Commissario, quale punto di partenza per numerose iniziative future.
Emblematicamente, la storia ebbe inizio nel 1968 quando Stelio Rescio, che era stato critico d’arte dell’Unità e amico fraterno dei fondatori del Manifesto (il suo contributo fu essenziale per la diffusione del giornale a Savona), realizzò un sogno a lungo accarezzato. Lo guidavano idee precise e criteri rigorosi, lo aiutava una fitta rete di conoscenze e di contatti. Gli artisti che esposero al Brandale appartenevano a correnti diverse ma sempre innovative, senza preclusioni di tendenza e neppure ideologiche, benchè Rescio fosse restato fedele al suo credo politico, anche dopo aver restituito la tessera al partito in seguito ai fatti d’Ungheria del 1956. Il suo fiuto lo portava a scegliere, usando il metro della qualità, operatori e proposte stimolanti, fuori del comune. I “brandaliani” si riconoscevano sempre, come ebbe a scrivere una volta Marcello Venturoli.
 Rescio fu tra i primissimi a intuire la necessità di creare uno spazio espositivo autogestito, libero da condizionamenti politici o di mercato. Non badava al guadagno, gli bastava il suo stipendio di impiegato del comune; dagli artisti si faceva dare quanto bastava per le spese di affitto e di gestione. Le sue scelte erano dunque libere, attentissime e severe, tanto che esporre da lui divenne un titolo molto qualificante. Proponeva i giovani, i talenti emergenti, senza per questo rifiutare i personaggi noti, come nel caso di Bruno Munari che espose da lui il suo “abitacolo” uno spazio praticabile da utilizzare per gli usi più diversi. Ciò fa subito capire che il Brandale non ospitava solo esposizioni di generi tradizionali ma anche installazioni ed eventi. In occasione della mostra sui primi libri-oggetto della storia, i libri di latta futuristi, Mirella Bentivoglio tenne una performance sfogliando le pagine metalliche di uno dei volumi per trarne un’ulteriore dimensione, il suono. Le “litolatte” erano state realizzate proprio a Savona, in una fabbrica di scatole per sardine, le cui maestranze erano tutte donne. Sempre nell’ambito del futurismo, va poi ricordato che al Brandale ebbe luogo l’ultimo spettacolo di danza futurista da ritenere autentico, perché diretto dall’ormai vecchia Giannina Censi: la coreografia non seguiva una musica ma una recitazione di Marinetti con parole di guerra incise su un disco.
Sin dagli inizi il Brandale ebbe un vasto raggio d’azione, curava mostre in altri comuni, era presente alle grandi fiere come quelle di Bari e di Bologna e anche all’estero. Il respiro internazionale ne divenne presto un carattere dominante: esposero da Rescio artisti di ogni parte del mondo, Francia e Gran Bretagna, Stati Uniti, Brasile e Argentina, Giappone e Filippine. Talvolta con le opere venivano a Savona gli autori in persona, vivacizzando il clima culturale della città. E a loto volta gli artisti italiani esponevano in paesi anche lontani nell’ambito del programma “estero” gestito da Stelio Rescio con le sue doti di organizzatore.
Su un versante più letterario, esisteva infine “Brandale interventi” un foglio informativo di alto livello culturale con testi saggistici che mettevano a fuoco di volta in volta i più diversi fenomeni espressivi; veniva inviato insieme ai cataloghi e agli inviti, avendo in tal modo ampia distribuzione. Con le sue proposte, la Galleria era un centro di scambi e stimoli ampiamente conosciuto e rispettato da critici come Crispolti e Di Genova, Restany e Tapié. Uomo di vastissima cultura e di indole paterna Stelio Rescio era un punto di riferimento sicuro, e non soltanto per i savonesi. Tutto ciò è testimoniato dalla sua Biblioteca, ora acquisita: 32 casse di libri, riviste, appunti, cataloghi. Come ha dichiarato Giuliano Arnaldi, presidente dell’Associazione “Asso di cuori”, la ricognizione del materiale è stata affidata a un gruppo di intellettuali e artisti al fine di costituire un patrimonio permanente per la città e produrre una serie di iniziative concrete.                 Franca Zoccoli