Savona, gennaio 2008
Il Brandale
Non potendo essere presente a Savona in questa preziosa occasione, per motivi di salute, affido all’amica e collega Franca Zoccoli alcune mie parole per ricordare Stelio Rescio e il “suo Brandale”.
Una galleria particolarissima, un articolatissimo spazio già di per sé creativo, assolutamente diverso da ogni altro ambiente espositivo , con i suoi bianchi archi e i suoi muri materici, trasudanti, catramati. Un ex forno e un pittoresco antro della strega.
Sono stata legata al Brandale per circa trent’anni, dal ‘72 fino alla chiusura di quei locali negli anni Novanta.
Avevo in Rescio un interlocutore ideale, colto, preciso, riflessivo, riservato e ricco di curiosità e di entusiasmo. Privo di ogni vanità personalistica e rispettoso delle altrui idee anche quando differivano dalle sue. Una persona veramente, tra virgolette, “civile”, di grande equilibrio e bontà, anche capace d’ironia e di arguzia.
Da lui ho appreso molto, anche se i nostri rapporti erano per lo più postali o telefonici, e molto rari erano i nostri incontri.
Ogni mio suggerimento veniva da lui accolto con disponibilità e con interesse. E sapevo bene quanto sollecitante sarebbe stato (per gli artisti da me a lui indicati) l’incontro con Rescio, con il suo spazio e con il gruppo savonese che ad esso faceva capo.
Furono i rapporti internazionali, alimentati dai miei viaggi di lavoro, ad aprire l’attività del centro savonese sul campo internazionale, ma fu soprattutto l’abilità organizzativa e la lucidità selezionatrice di Rescio a dar luogo alla vasta rete di scambi tra il Brandale e le istituzioni culturali di altri paesi. Molti stranieri hanno tenuto personali nella galleria di Savona, in più di un caso venendo anche appositamente, come la giapponese Chima Sunada, le londinesi Betty Radin e Pat Grimsharo, o il brasiliano Ives Machado per la collettiva dei Concettuali di Rio.
Istituzioni straniere tennero mostre informatiche al Brandale, come il museo della xilografia del Rio della Plata Argentina.
Rescio era inoltre coinvolto nella promozione delle donne artiste, dietro la spinta di quel decennio settanta rimasto nella storia come la Decade della Donna. Dopo una mostra di scrittura
“al femminile“ che avevo curato nel ’72 per la piccola galleria milanese di Carrega, la generosa proposta di Rescio di dilatare il numero delle partecipanti alle misure che aveva allora il Brindale mi sollecitò a continuare quella mia ricerca di operatrici tra linguaggio e immagini in gran parte non note alla critica internazionale.
Nacque di là la mia determinazione a realizzare ogni anno un’ esposizione-censimento, interpellando i vari poeti visivi nel mondo affinché mi procurassero indirizzi di valide artiste dell’espressione verbo visiva, per mettere in luce la qualità del loro lavoro. In base ai cataloghi di mostre miste ( ossia di artisti e di artiste) di questo particolare settore, la percentuale dei nomi femminili non superava il 2%.
Dopo gli annuali censimenti in città italiane diverse la percentuale delle sperimentatrici della scrittura in mostre miste si decuplicò: vebti per cento.
Nel ’78 il censimento venne ospitato da un intero Magazzino del Sale, e fu la sola grande mostra storica al femminile che si sia tenuta alla Biennale di Venezia.
E tutto ciò era dovuto all’iniziale spinta avuta nel ’73 al Brandale.
Molti sono gli episodi memorabili nella storia di questo centro, spesso legati al Futurismo della cui storia Rescio era un attento cultore.
Basti ricordare la grande antologica da lui curata per il comune di Savona della futurista Maria Ferrero Gussago, una fedele brandaliana i cui documenti sono ora conservati al Getty Institute di Los Angeles.
La performance di danza futurista che si tenne negli spazi del Brandale nel ’79, con la presenza dell’ormai anziana aerodanzatrice Giannina Censi, e mediante l’esecuzione di due giovani da lei dirette, costituì una vera rivelazione. Si era creduto fino allora che la danza futurista fosse consistita
solo nel relativo manifesto marinettiano. Fu, quello del Brindale, l’unico autentico episodio di futurismo corentico che abbia avuto luogo nella seconda metà del secolo scorso.
Scomparsa l’insegnante, le due giovani effettuarono esecuzioni arbitrarie, non fedeli alla realtà storica.
Anche la mia performance “ Suonare la pagina” realizzata col libro futurista di latta del ’34 nacque al Brandale nell’81 ed ebbe successive tappe, al Pompidou nonché negli Stati Uniti e nella Spagna.
Come si sa, i libri oggetto metallici erano legati alla curiosa attività editoriale di una fabbrica savonese.
Rescio seppe scavare nella provincia in cui viveva, tra l’altro circondandosi di validi artisti del luogo, come Attilio Antibo, Enzo L’acqua, Raffaele De Bernardi, Giovanni Tinti e molti altri, dando luogo ad un vero e proprio vivaio di creatività