SENTIMENTO RELIGIOSO
di Giuliano Arnaldi
 
Quando l’arte è una finestra sull’Assoluto esce dal tempo e dai luoghi, e assume una valenza archetipica che la rende riconoscibile a ciascuno, più che a tutti : parla ai cuori, sovverte.
Accade tuttora per l’arte africana, immutata nel linguaggio, è accaduto per la nostra arte fino a che si è misurata con il Mistero della vita più che con la rappresentazione dell’avventura umana. 
Nella linea del tema scelto per questa edizione di 
TRIBALEGLOBALE : niatri , noi, altri
abbiamo pensato che il modo più efficacie di condividere lo stupore verso questo pronome - noialtri- che per rafforzare l’identità/noi ci obbliga a riconoscere le identità/altre,  sia esporre insieme la comune forza estetica e mistica  della rappresentazione del sentimento religioso nella nostra tradizione - attraverso sculture lignee e opere pittoriche tra il XV e il XVIII secolo-  e in una tradizione antica e lontana come quella del popolo Lobi del Burkina Faso , attraverso le sculture lignee Batela.
Il rapporto noi/altri si manifesta così in una tensione verso l’Altro, presenza che unifica e - a nostro avviso- rende sensata l’avventura della vita.

Esistono due tipi di grandezza. Il primo è quello dell'anarchico, colui che rifiuta l'infinito per affermare. L'altro uomo grande è colui che sta tutto nel sentimento religioso, che è amore all'infinito.
Don Luigi Giussani
vedi http://www.cdonordest.it/internal.php?codice=228		 
 
Siamo sempre in bilico fra vita e morte, salute e malattia, ricchezza e miseria, distribuite nella specie umana da cause segrete e sconosciute, che operano spesso in modo inatteso, sempre inesplicabile. Queste cause ignote divengono allora oggetto costante delle nostre speranze e dei nostri timori, e mentre le passioni sono sempre mantenute in allarme da un'ansiosa aspettativa degli eventi, l'immaginazione è occupata anch'essa a formarsi un'idea dei poteri ai quali siamo interamente sottomessi.

 David Hume, Storia naturale della religione, cap. III (1755)
(tr.it. di U. Forti, ora in Hume: Opere filosofiche, Roma-Bari: Laterza, 1987)
 


È stato detto che l'uomo è un animale religioso. Noi non sappiamo che cosa pensino i cani, i gatti o gli uccelli, ma non ci risulta che gli animali abbiano una religione (anche se qualcuno ha detto che quando un cane abbaia alla luna sta riconoscendo l'esistenza di una Cosa che non appartiene al suo mondo). Invece tutti i popoli di cui sappiamo qualche cosa hanno mostrato di possedere un sentimento religioso.
Umberto Eco

vedi http://www.tolerance.kataweb.it/ita/cap_due/intro.html

Nel sentimento religioso e nell’ispirazione poetica è possibile riconoscere alcuni gesti profondi comuni: il raccoglimento, il ritmo di attività e passività, di iniziativa e di accoglienza alla gratuità di una «visita». 
Esiste un’analogia e una continuità fra le due esperienze a tal punto che un grande studioso di mistica e poesia, Henri Bremond, si rivolse proprio all’esperienza mistica per chiarire la natura esperienza poetica. Insomma: tocca al mistico spiegare il poeta. La poesia non è la preghiera, ma essa tende di sua natura a raggiungerla. Ciò significa che la poesia è il segno di una facoltà che ci appartiene, in grado di ricevere Dio e incapace da sé di comprenderlo. Quella poetica è un tipo di conoscenza unitiva, conoscenza non per astrazione concettuale, ma per assenso concreto e totale, che unisce all’oggetto, che fa toccare il reale. Come la contemplazione mette il mistico in grado di avvicinarsi a Dio e di contemplarlo, così ogni esperienza poetica implica un contatto immediato con una realtà interiore, inattingibile in altri modi.

Intervista ad Antonio Spadaro, gesuita, critico letterario de "La Civiltà Cattolica" di Antonio Spadaro

vedi http://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=186


Un nuovo orizzonte di valori, infinito e tutto da scoprire (e da creare), si dispiega all’individuo consapevole di sé che inizia a percorrere la strada in discesa della relazione con l’Altro. Una strada che può essere percorsa solo "con la mente nel cuore", dove la facoltà più importante, l’atteggiamento più adeguato, non è più la visione, apice ed estasi dell’anelito dell’eros, ma l’ascolto, l’accoglienza silenziosa e partecipe dell’individuo che, placato l’anelito di Sé, finalmente tace, ascolta la Parola scendere liberamente nel suo cuore, e risponde all’Altro articolando un nuovo linguaggio che, nella prospettiva agapica della relazione, appare come il naturale successore del linguaggio simbolico: la preghiera, la caritas, il servizio.

vedi Carlo Alberto Cicali 
http://www.centroicone.it/sentimento_religioso.htmhttp://www.cdonordest.it/internal.php?codice=228http://www.tolerance.kataweb.it/ita/cap_due/intro.htmlhttp://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=186shapeimage_1_link_0shapeimage_1_link_1shapeimage_1_link_2
SENTIMENTO RELIGIOSO
sabato 16 giugno 2007