52 biennale, padiglione della marginalità
 
COOPERATIVA SOCIALE DEGLI ACCESI
Contatto Giuliano Arnaldi  tribaleglobale@yahoo.it   +39 .334.855.9850
Note per  Padiglione della marginalità
 
Pensiamo a diversi momenti espositivi, raccolti e presentati sotto il  tema
 
 
 
nell’ottica dell’assenza che offre ospitalità alle diverse “periferie” ( geografiche, politiche e culturali), pensiamo a un nucleo di opere che introduce all’evento : i cappelli Zulu, le scale Dogon, i tessuti Dida , le ceramiche albisolesi  gialle e nere ,  i dipinti di Lucio Spinozzi, i disegni di Claudio Ruggieri alias Pintapiuma, le fotografie di  Pierre Amrouche  : esse sono destinate a rimanere per tutta la durata della Biennale e ad accogliere una serie di presenze evocative rappresentate da persone e opere che si “fermeranno ” solo per un periodo (circa due settimane).
 Sono presenti per tutta la durata della Biennale anche  sculture in ceramica dell’artista Wifred Lam .
 Egli è  l’icona di una marginalità che si afferma e rende evidente la centralità vitale rappresentata dalle “periferie marginali” : artista insieme cubano, africano e cinese ,seppe fare di questa dimensione meticcia un grande punto di forza per agire nel mondo che allora cominciava a manifestare quel processo di  globalizzazione oggi così evidente.
Non a caso Lam, come Jorn, Fontana e tanti altri protagonisti dell’avventura dell’arte nel secolo scorso, trovò ad Albisola una concreta “casa dell’anima” che visse per tutta la vita . E’ nella presenza di quella generazione di artisti che provenivano da ogni parte del mondo che si manifesta il valore di niatri  noi, altri : è straordinariamente attuale pensare che per rafforzare il concetto di appartenenza ( noi ) sia necessario evocare le appartenenze “altre”.
 Gli oggetti d’uso africani sono  proposti come una sorta di vocabolario archetipico che introduce alla lettura delle ceramiche popolari albisolesi gialle e nere  - viste e apprezzate da Tullio d’Albisola, Lam, Jorn al punto da rendere realistica l’idea di una “impronta primaria” di questi antichi oggetti liguri  d’uso popolare sul loro  lavoro artistico - fino ai piatti in ceramica dell’icona della marginalità che si afferma e diventata protagonista: l’artista afro-cubano Wifred Lam: la contemporaneità si manifesta con le ironiche e surreali alchimie pittoriche dell’artista veneziano (Lucio Spinozzi) , con la freschezza spontanea e riflessiva del segno di Claudio Ruggieri alias Pintapiuma, con il vigore ieratico dei nudi africani fotografati da Pierre Amrouche .
Questa  espressione attuale  di un’austera Madre Terra riporta alla riflessione sulla astrazione della materia evocata sia dalla natura di alcuni oggetti africani esposti ( i cappelli Zulu sono fatti di capelli umani) sia dall’uso della terracotta come manifestarsi del bisogno insieme primario e consapevole di lasciare una traccia.
IMPACT,  la performance del giovanissimo artista savonese Julian T. , alla sua prima esperienza espositiva internazionale, è anch’essa generata da questo bisogno:
Il gesto, azione che intende lasciare una traccia diventa consapevole  innanzitutto quando interagisce con un piano di realtà:  è questo impatto che ne definisce la natura, la consistenza , la bellezza: insieme ne definisce i contorni e ne svela la dimensione archetipica.
 L’impact è la materializzazione della necessità espressiva dell’artista , una trasposizione delle sue idee dal piano mentale a quello reale. Concretamente  l’impact è un macchia di colore che viene fatta cadere su qualunque oggetto e superficie: il risultato dell’impatto della forza del pensiero dell’artista. La goccia che cade, oltre a essere l’idea dell’artista che indaga la realtà che lo circonda, è anche una forza, l’impatto che il pensiero può avere sulla realtà. Nel contempo è la forza creatrice insita nell’idea punto di origine della creazione artistica.
 
 
Su questo scenario si svilupperanno una serie di eventi  proprio destinati a lasciare una traccia:
 
(1/ 7 luglio)
 
 ALBISOLA ORIGINA: dalla collezione PASSARE’ al museo nomade di arti primarie
 
E’ Impegnativo usare il verbo origina, ma credo sia giusto usarlo per Albisola, e declinarlo nel tempo presente:
E’ vero infatti che Albisola ha orginato in tempi lontani linguaggi dell’arte così attuali da essere in qualche modo ancora oggi incompresi e relegati nell’ambito della tradizione artigiana ( le ceramiche gialle e nere...).
E’ vero che in tempi meno lontani , per qualche motivo non completamente decifrabile artisti come Fontana , Jorn, Lam hanno scelto questa terra  come porto sicuro e fabbrica di idee e suggestioni.
E’ però sopratutto vero che , come diceva  proprio Fontana, fuori da Albisola manca l’aria.
Non credo che questo fenomeno sia da spiegare, ma semplicemente da vivere: non è infatti solo  la misteriosa e sublime concretezza della terra cotta nelle fornaci, quel museo a cielo aperto che è la Passeggiata degli Artisti, il raffinato e attento disincanto della gente ligure o il fascino dei caruggi: è più che altro una strana consapevolezza ancestrale di casa dell’anima, di archetipo che si manifesta.
C’è un luogo dove tutto ciò si comprende in un lampo, e quasi stordisce nella sua strana bellezza: La Casa di Asger Jorn.
Come dalla casa della Maga Circe è difficile allontanarsene, ma qui  gli ospiti manifestano il sublime che c’è in loro: è successo con tutto ciò che abbiamo avuto l’onore di esporre , grazie al coraggio “visionario” che  l’Amministrazione Comunale ha saputo dimostrare. Appel,Capogrossi, Gallizio, Hartung,Lam, Scanavino, Tapies, Capogrossi: opere “datate” e spesso difficili, che qui hanno trovato un senso misterioso e spesso struggente, come le opere d’arte africana che le hanno sempre accompagnate.
Questa stagione si è aperta - in coincidenza con la restituzione al pubblico di Casa Jorn dopo più di venta’anni di inevitabile chiusura - proprio con una esposizione interamente dedicata all ’arte africana proveniente dalla collezione del compianto Alessandro Passarè, e si è chiusa  con una esposizione interamente dedicata al lavoro di un artista, Claudio Costa, che più di tutti  ha svelato la valenza archetipica dei linguaggi dell’arte africana, la loro universalità senza tempo.
Ripartiamo da Alessandro Passarè e dalla sua collezione, grazie alla generosa disponibilità del figlio Massimo che ci consente di esporre questa straordinaria opera d'arte che è l'insieme della collezione.
Uso questo termine perchè quando una collezione ha un'anima, è figlia di una visione lucida che si svela opera per opera, è essa stessa un'opera d'arte. In questo caso il valore aggiunto è veramente notevole: la qualità delle opere, gli artisti/amici/compagni nell'avventura della vita, la concomitanza di acquisizione di opere d'arte  moderna e africana - più unica che rara, e poco compresa a quei tempi- tutto parla di un'avventura straordinaria ed esemplare.
Alessandro Passare non godeva di risorse illimitate, e in qualche modo il suo collezionare fu esemplare nel continuo esercizio della scelta, opera per opera, in un cammino senza tentennamenti insieme di rigore e di stupore . Questa collezione diventerà da gennaio ’08 il cuore del Museo nomade di Arti Primarie
Per noi il Museo di Arti Primarie non è un luogo chiuso tra quattro mura, e nemmeno solo
“ la casa degli archetipi svelati”, ma è un percorso sul territorio nel quale gli uomini hanno lasciato, nel bene e nel male, tracce del loro passaggio e nel quale gli spazi espositivi sono presidi, punti vivi di ristoro,  occasione di riflessione per il godimento  e la comprensione dei luoghi nei quali sono posizionati e della loro relazione con il resto del mondo.
L’esposizione di alcune tra le opere più significative ( Burri, Fontana, Lam) e  la presentazione del libro di Giorgio Amico “Wifred Lam” ( Massari editore) accompagnerano questo evento.
 
 
 
 
SAONA: QUANDO SI VIVE IN UN’OPERA D’ARTE
 
In connessione con la presentazione del Museo Nomade di Arti Primarie, l’idea è quella di evocare  l’originalità dell’esperienza savonese attraverso animazioni multimediali legate alla traccia che questo luogo ha lasciato nella storia dell’arte (e non solo):persone, opere,  immagini e suoni che rimandano alla presenza di artisti da Arturo Martini a Jorn, Lam, Fontana e alla traccia lasciata sul territorio ma anche al dibattito sul cambiamento in atto: Priamar, Urbanistica  etc.
La  partecipazione delle persone che abbiamo invitato – ad oggi Adriano Bocca,  Enrico Crispolti, Carlo Freccero, Giovanni Poggi_- e la documentazione videoregistrata del loro passaggio diventa parte dell’opera d’arte-
In questo contesto avverrà
 
( 7/21 luglio)  LA PRESENTAZIONE DEL CARTEGGIO CRISPOLTI/SCANAVINO e insieme una riflessione su segno e materia riferito alla connessione tra i linguaggi dell’arte africana e dell’arte moderna con esposizione di opere di Scanavino, opere di Enzo L’Acqua , antichi tessuti africani
 
 LA PRESENTAZIONE DI UN VIDEO SULL’AVVENTURA DELLE CERAMICHE SAN GIORGIO  di Albissola Marina,
 
(22/31 luglio) I CINQUANT’ANNI DELL’INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA
Con l’esposizione di opere di Jorn, un video di Giuliano Galletta e un contributo legato alla “vocazione” mediatica savonese:  
persone e realtà culturali: Il Brandale, il Filmstudio
 
nei mesi seguenti  ospiteremo eventi connessi a queste tematiche più generali, testimonianze in sintonia con l’idea di fondo di TRIBALEGLOBALE.
 
Ad oggi abbiamo definito:
 
Una esposizione dedicata al linguaggio artistico della grande fotografa di origine rumena  Irina Ionesco, sia con opere degli anni settanta, sia con la serie di fotografie dedicate alla Yakuza
 
LA PELLE DELL’ANIMA    fotografie di Fulvio Rosso a contatto su carta baritata
 
 
 
 
 
 
martedì 12 giugno 2007