Un mercato politico cartellizzato
Un mercato politico cartellizzato
L’ OPINIONE
UN MERCATO POLITICO CARTELLIZZATO
PAOLO PAMINI *
Non è secondo voi contradditoria la dinamica delle Comunali 2008? Da una parte la partecipazione diminuisce, segnalando un affiaccamento politico, dall’altra esplode in tutto il Cantone il numero di liste, sintomo di una maggiore vivacità. Secondo me invece non c’è contraddizione, bensì un chiaro fil rouge comune: la crisi strutturale dei partiti storici.
Seguiamo i premi Nobel dell’economia James Buchanan e Gary Becker e analizziamo quello che chiameremo qui il «mercato politico»: i cittadini costituiscono la domanda, le «aziende politiche» (i partiti) l’offerta. Sul lato della domanda, saltano all’occhio la partecipazione in diminuzione (siamo attorno al 50%) e l’ampio uso della scheda senza intestazione (dal 15% al 25%). Le due tendenze indicano sfiducia nei venditori abituali. Anche l’avanzata della Lega rientra in parte in questa chiave di lettura, benché tra poco già compierà 20 anni. Sul lato dell’offerta, nascono più di 150 nuove liste, mostrando un grandissimo dinamismo di «imprenditorialità politica». Si lanciano nuovi prodotti quando i vecchi non vanno più. Anche qui a mio avviso si manifesta quindi la crisi dei partiti storici. Perché sta avvenendo tutto ciò e cosa si può fare? Molti «venditori» di politica (politici e membri di partito) criticano la bassa affluenza alle urne. È normale e giusto che lo facciano, perché altrettanto minore rischia di diventare la loro legittimazione. Ricordiamo per inciso che fintanto che la partecipazione oscilla, una bassa affluenza è buon segno! Non serve andare a votare quando tutto va bene. Ahimé, non è il caso ora, visto che da decenni l’interesse sta diminuendo.
Il vero punto è che il mercato politico è cartellizzato tra 3-4 offerenti: i partiti storici. Il sistema proporzionale, che non estromette mai nessuno, ha grandemente favorito questa situazione. Proprio come nel mercato dei beni e dei servizi, una minor concorrenza riduce la qualità e aumenta i prezzi: lo statalismo selvaggio prosegue e il peso fiscale non diminuisce come potrebbe grazie agli aumenti di produttività. Quali quindi le soluzioni per il bene dei «clienti», ovvero dei cittadini contribuenti?
La prima idea sarebbe di liberalizzare il mercato dei politici. Il Prof. Reiner Eichenberger dell’ Università di Friborgo propone per esempio di estendere il diritto d’eleggibilità anche ai non domiciliati in un comune. Gli «inciuci» locali di certo non aumenterebbero. Si potrebbe anche liberalizzare abolendo il voto di lista e proponendo solo voti personali, il che renderebbe ancor più dinamico il mercato elettorale. L’ampio uso della lista senza intestazione già parla in questa direzione. I partiti rimarrebbero, ma solo per segnalare l’appartenenza ideologica. Altri gruppi d’interesse peraltro emergerebbero.
Un’altra soluzione sarebbe di rendere instabile il mercato politico attraverso il maggioritario, in modo che chi non mantenesse le promesse venga punito quattro anni più tardi. La cartellizzazione sarebbe pure rotta, la qualità aumenterebbe e i prezzi (fiscalità) forse davvero diminuirebbero...
Vi è tuttavia a lungo termine una terza, seria, soluzione: destatalizzare la società e coerentemente restituire alla società civile (e perché no al mercato privato) le molte funzioni nel corso della storia rubate loro dalla mano pubblica: gestione del territorio, scuola, sanità, socialità di mutuo aiuto, aiuto alla disoccupazione, solo a titolo d’esempio. La vita d’associazione non a caso è in Svizzera ben più intensa che in altre nazioni centraliste, si tratterrebbe di aumentare questo trend.
* economista all’ Università di Zurigo
La dinamica delle Comunali 2008
venerdì, 25 aprile 2008