Les Portraits de Mamo
Les Portraits de Mamo
Les Portraits de Mamo
L’un dans l’autre, l’un sur l’autre. L’un portant l’autre, l’autre symbolisant l’un. Ses portraits « naer het leven »* sont les fruits de ses études photographiques ; llecture que pour chacun il propose, le symbole qu’à chacun il destine, le fruit de son inlassable intérêt pour le sujet humain. L’un près de l’autre, l’un avec l’autre, son travail est un ensemble lié, sans cassure, une alchimie. A chacune de ses figures, il attache un symbole, il la raconte telle qu’il la voit. C’est l’enlèvement de ses modèles, leur détournement, la métamorphose que de ses surimpressions il leur offre, au gré de ses audaces chromatiques, de ses superpositions, de l’entremêlement du réel et de l’imaginaire. Naissent ainsi des personnages intemporels, qu’alors on peut s’approprier, reconnaître. Ses images sont empreintes de la mémoire des hommes telle celle d’Adam naissant du doigt de Dieu dans la Chapelle Sixtine, on s’y retrouve, on peut s’en exalter, se sentir frère de ces portraits qu’il nous donne, de ceux qu’il aime, de ceux qu’un jour il a aimé. Frère de ces êtres humains. Fiers de ces frères de papier.
Michèle Gardon
Responsable de la Documentation
Département des Arts graphiques
Musée du Louvre
*« d’après nature » : mouvement néerlandais du XVI au XVII siècle qui prône une représentation fidèle de la nature. On y représente des paysages dessinés très minutieusement, des composants de la nature très précisément que ce soit des végétaux ou des animaux et même les peintres en train de dessiner ou de peindre d’après nature.
The Portraits of Mamo
“One in the other, one over the other. One carrying the other, the other symbolizing the one. His portraits “naer het leven”* are the fruits of his photographic studies; the reading [of his subjects] that he presents in each one, the symbol he uses in each one, fruit of his tireless interest in the human subject.
One near the other, one with the other, his work is a bound unit, without break, as in alchemy. To each one of his figures, he attaches a symbol; he tells it as he sees it.
It is the abduction of his models, their modification, a metamorphosis that he offers them through his over-printings, the use of his chromatic audacities, his super-impositions, his intermingling of reality and imaginary.
Thus, timeless characters are born, that we can fall in love with, recognize.
His images are stamped with the memory of man, as is the image of Adam’s creation from the finger of God in the Sistine Chapel. There one can be oneself again, one can be raised up, feel related to these portraits he gives us of those he loves, of those he once loved. Brother of these human beings. Proud of these paper brothers.
*“according to nature”: Dutch movement of the XVI to the XVII century which preaches a faithful representation of nature. In it landscapes are drawn very thoroughly, components of nature drawn very precisely, plants or animals, and even the painters themselves are depicted drawing or painting in nature.
IL SECOLO XIX, GENOA, ITALY, AUGUST 2006, http://www.ilsecoloxix.it/
SUN SENTINEL, MIAMI-DADE, BROWARD AND PALM BEACH COUNTY EDITION, 2006, http://www.sun-sentinel.com/
© foto: Maurizio Martinoli
diretto da Laura Guglielmi
quotidiano online di cultura
e tempo libero in Liguria


Un genovese a Miami

Maurizio Martinoli usa la fotografia per fare pittura. Paesaggi, ma soprattutto ritratti. Una spiritualità che si traduce in colore

09 MARZO 2006

Miami. «Non sono un follower, non ho maestri, né seguo tendenze». Con questa frase Maurizio Martinoli in arte ‘Mamo', artista genovese in fuga negli USA, fa una sintesi del suo modo di essere. Fuggito dall'ambiente d'origine, agiato, ma profondamente restrittivo come quello genovese, Mamo è proiettato solo in avanti, verso ciò che non conosce. Sembra non sentire il bisogno di guardare indietro. Non ha figure di riferimento e mi chiede se è un male, ma passa il suo tempo tra l'arte (fotografia e pittura) e il volontariato, coltivando una profonda spiritualità che rifiuta le religioni: «tutto controllo e manipolazione, nient'altro». L'incontro con l'altro/a è per Mamo essenziale: «l'ho imparato da bambino nei miei viaggi all'estero, lì ho conosciuto molti modi diversi di parlare e di essere che mi hanno affascinato», un'esperienza di apertura su un orizzonte che lui rinnova di continuo.
Si è da poco conclusa la sua prima exhibition, dal titolo Principium, alla galleria Gotua di Hollywood e a breve è atteso un happening notturno con i suoi lavori nel Design District di Miami, alla Diaspora Vibe Gallery. Forse, tra non molto, tornerà anche in Italia: una visita di cortesia, ma forse anche artistica.
A Miami ha fondato un coro all'interno dell'associazione di volontariato per cui opera (Unity on the Bay - Miami). «Siamo tutti collegati, tutti confluiamo nell'uno», da qui nasce il misticismo che emerge dai suoi lavori fotografici: molti ritratti e alcuni paesaggi, campi lunghi alla Antonioni. Stampate su una carta metallescente (l'endura metallic paper), di dimensioni medio-grandi (160cmX120cm circa), le sue sperimentazioni o distorsioni di volti e corpi hanno tinte forti, fortissime. Però lui non si considera un «fotografo, la foto è solo il medium che uso. Quello che faccio è dipingere sulle foto». I suoi lavori raccontano di una dimensione altra e di un certo gusto per il kitsch. «Forse perché vivo in un paese dove ci sono solo cose estreme, e forse anch'io sono un po' estremo».
«Faccio ritratti perché vedo l'energia delle persone - tipo aura - e tendo a rappresentarla graficamente. C'è sempre una storia dietro ad ogni quadro. Per esempio nella serie Principium, c'è un pezzo che si chiama I love you to death, Mantide religiosa, dove vedi il soggetto ed una Mantide vicini: rappresenta una forma di amore possedendo e a volte ditruggendo, invece che condividendo».
Vent'anni fa Genova gli stava stretta, «mi faceva sentire imprigionato». Voleva fare il liceo artistico, gliel'avevano anche consigliato i professori: non fu possibile. «A casa mio nonno aveva la camera oscura, da lì arriva il mio amore per la fotografia. Ma nella mia famiglia l'arte era un'attività esclusivamente per il tempo libero». A 28 anni, troppo grande per la Scuola di Recitazione dello Stabile di Genova, dopo una divertente esperienza nella Compagnia Goliardica Baistrocchi -«divertente non tanto per la mentalità, quanto per la vita sul palco» - e tre anni a Campopisano con Mimmo Chianese, Mamo va a New York per studiare recitazione. «Lì avevo anche un amico. Non sono più tornato».
Mamo coglie i suoi soggetti tra la gente comune, tra gli artisti e tra le molte etnie che incontra nel suo impegno di volontariato e aiuto agli homeless. E in molti hanno già notato lo spessore e il coinvolgimento profondo della sua ricerca. Michele Gardon, responsabile del centro di documentazione per le arti grafiche del museo del Louvre, ha definito il suo lavoro «un'alchimia fra realismo e immaginazione». E proprio così me lo immagino nel suo studio al lavoro, come un'alchimista tra boccette: cromatismo, simbologia, prospettiva, distorsione. In un certo senso le persone che ritrae subiscono una spersonalizzazione, come se nell'operare sull'individualità l'alchimista catturasse l'anima e ne rendesse visibile l'evanescenza attraverso il colore.
Nelle immagini lavori di Mamo: in alto "My third Eye - Self Portrait with camera"
© foto: Maurizio Martinoli


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