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    <description>A tutta la mia terra.</description>
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      <title>Veloce</title>
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      <pubDate>Mon, 26 May 2008 21:52:36 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Voci/2008/5/26_Veloce_files/autunno_by_ciokkolatino.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Media/autunno_by_ciokkolatino_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:256px; height:192px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Novalesa 1599&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ansimava.&lt;br/&gt;I sandali facevano male. Il freddo della notte non gli faceva più sentire le dita dei piedi.&lt;br/&gt;Ansimava.&lt;br/&gt;I polpacci erano in fiamme. La luce della luna bastava per vedere il sentiero ma tanto da non farlo inciampare ogni tanto in qualche pietra.&lt;br/&gt;Veloce.&lt;br/&gt;La tunica era coperta da un mantello scuro. Lo avrebbe protetto dal freddo e nascoto.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Non si va mai di notte per montagna&gt;&gt;. Lo ripetevano sempre. Lo insegnavano ai novizi. Era una regola semplice.&lt;br/&gt;La corda della sacca gli segnava la spalla.&lt;br/&gt;Veloce.&lt;br/&gt;Il fiato si accorciava ogni metro.&lt;br/&gt;Più veloce.&lt;br/&gt;La sacca pesava. Lo rallentava.&lt;br/&gt;Si girò per vedere la Novalesa. L'abazia sul fondo della valle. Le poche case illuminate da alcuni fuochi dei viandanti di passaggio nella zona del Bourget.&lt;br/&gt;Più sotto cinque fiammelle.&lt;br/&gt;Si avvicinavano.&lt;br/&gt;Veloce.&lt;br/&gt;Riprese a camminare per il sentiero, guardando avanti. Non poteva essere stanco. Non poteva lamentarsi.&lt;br/&gt;Più veloce.&lt;br/&gt;Le fiammelle guadagnavano terreno.&lt;br/&gt;La sacca era sempre più pesane.&lt;br/&gt;Il fiato sempre più corto.&lt;br/&gt;All'improvviso, buio attorno a lui. Una nuvola aveva oscurato la tenue luce della luna.&lt;br/&gt;Non vedeva più il sentiero sotto i suoi piedi.&lt;br/&gt;Le fiammelle erano più vicine.&lt;br/&gt;Si sentì perso. Invocò Dio.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Dammi la forza&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Non si poteva permettere che finisse nelle loro mani.&lt;br/&gt;Aveva un compito.&lt;br/&gt;Doveva nasconderlo.&lt;br/&gt;Nel buio si perdono i riferimenti. Tutto sembra uguale.&lt;br/&gt;Ansimava.&lt;br/&gt;Veloce.&lt;br/&gt;Doveva ritrovare il sentiero.&lt;br/&gt;Non poteva aspettare la luna. Non poteva permettersi di farsi raggiungere.&lt;br/&gt;Veloce.&lt;br/&gt;Un piede, poi un altro.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Dio, dammi la forza&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Un piede.&lt;br/&gt;Poi il vuoto.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Smise di ansimare. Per un attimo gli mancò il fiato.&lt;br/&gt;La schiena era bagnata.&lt;br/&gt;Le mani sentivano la terra.&lt;br/&gt;La gamba bruciava.&lt;br/&gt;Un dolore acutissimo.&lt;br/&gt;Rotta.&lt;br/&gt;Si sforzò di muoversi.&lt;br/&gt;Tentò di alzarsi ma faceva male.&lt;br/&gt;La sacca non c'era.&lt;br/&gt;Con le mani, le braccia cercò intorno a se. Non c'era.&lt;br/&gt;Il panico lo assalì.&lt;br/&gt;Ansimava sempre più.&lt;br/&gt;Il dolore aumentava.&lt;br/&gt;Le fiammelle erano vicine.&lt;br/&gt;Si guardava intorno. Ogni movimento che faceva era una fitta alla gamba.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Dio, perchè mi hai abbandonato!&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Si sentì perso.&lt;br/&gt;Si abbandonò sull'erba.&lt;br/&gt;La speranza uscì dal suo corpo, dalla sua mente dal suo cuore.&lt;br/&gt;Le fiammelle erano vicine.&lt;br/&gt;Le fiammelle si trasformarono in torce.&lt;br/&gt;Le persone che le tenevano in mano erano veloci.&lt;br/&gt;Più veloci di lui su quei sentieri.&lt;br/&gt;Pregò.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Perdona i miei peccati. Non sono riuscito a portare a termine il mio compito. Non sono degno.&gt;&gt;&lt;br/&gt;Prese un coltello dalla cintola.&lt;br/&gt;Gli uomini con la torcia si incitavano a vicenda.&lt;br/&gt;Lo videro, al fondo della scarpata.&lt;br/&gt;Veloci.&lt;br/&gt;La sacca.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Mio dio. Dammi la forza&gt;&gt;.</description>
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      <title>Rosso</title>
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      <pubDate>Wed, 21 May 2008 21:44:39 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Voci/2008/5/21_Rosso_files/Organ_by_The_Absinth_Party.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Media/Organ_by_The_Absinth_Party_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:257px; height:192px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Stephane posteggiò l'auto in divieto di sosta, all'inizio dell'area pedonale che conduce piazza centrale. In lontananza i riflessi blu nella nebbia che avvolgeva il centro di Chivasso gli fece capire che era nel posto giusto. La tasca iniziò a vibrargli.&lt;br/&gt;Un messaggio: &quot;Passa dal retro&quot;. Orso era meglio di una segretaria.&lt;br/&gt;Cercò nella tasca il pacchetto di sigarette.&lt;br/&gt;Galouise, pacchetto rosso, solo più due.&lt;br/&gt;Si incamminò sotto i portici, mentre il freddo raggiungeva la sua schiena e gli ricordava che era sveglio.&lt;br/&gt;Percorse metà strada e girò a sinistra per un vicolo. Il duomo prendeva forma nella nebbia.La grossa cupola si ergeva nel bianco.&lt;br/&gt;Nella via, prese forma una figura a lui familiare.&lt;br/&gt;Paolo Orso Lo Monaco, un secondo nome che era più un soprannome per un uomo di un metro e novanta di altezza per cento chili di peso e che aveva l'abitudine di rasarsi solamente una volta ogni sei mesi.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Ho lasciato i convenevoli con la stampa al commisario Vanzetti&gt;&gt; gli precisò Orso vedendolo arrivare.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Sciacalli in cerca del pane quotidiano.&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Sempre puntuali per complicarci le indagini.&gt;&gt;&lt;br/&gt;Stephane accennò un sorriso, il suo modo di dire buongiorno al collega.&lt;br/&gt;Orso lo giudò senza parlare per una porticina che portava nel vecchio coro della chiesa.&lt;br/&gt;Panche di legno, un vecchio leggìo intagliato, l'altare illuminato a giorno dalle luci.&lt;br/&gt;La chiesa brulicava di persone, poliziotti, scientifica, colleghi. Da fuori irrompeva il vociare della folla di mercanti di notizie che stavano cercando di saperne di più.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Che è successo di così grave da dovermi portare in tutta fretta in periferia?&gt;&gt; Stephane cercò di indossare i panni del suo mestiere. Era come se girasse l'interruttore. Adesso era un ispettore di polizia, non più un uomo stanco assonnato con la mente altrove. Spense in fretta la sigaretta per terra. Non si era accorto che l'aveva ancora tra le labbra e sua mamma non sarebbe stata contenta di quel gesto poco elegante in una chiesa.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Stamattina il prete è arrivato e l'ha trovato così&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Orso indicò l'organo a canne sopra l'entrata nella navata principale. Imponente e maestoso con le canne color argento, le rifiniture in oro e la balaustra in legno tarlato.&lt;br/&gt;Il corpo era appeso a testa in giù. La corda legata alle caviglie, le mani penzolavano verso il basso.&lt;br/&gt;Pian piano che Stephane percorreva la navata principale riusciva a scorgere sempre più particolari. Il suo occhio era allenato per questo.&lt;br/&gt;La faccia era rossa.&lt;br/&gt;Ferite sul corpo.&lt;br/&gt;Il sangue gli aveva colorato la faccia, le braccia, le mani fino a raggiungere il pavimento.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Questo è insolito&gt;&gt; Stephane stava pensando ad alta voce.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Lo chiami insolito? Io direi piuttosto &quot;molto strano&quot;&gt;&gt; domandò Orso quasi scocciato dalla frase del collega.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Perché scomodarsi ad appenderlo come un salame?&gt;&gt; La mente di Stephane era come un cavallo in corsa.&lt;br/&gt;Raccoglieva sensazioni, particolari, odori.&lt;br/&gt;Quello che vedeva non gli piaceva.&lt;br/&gt;Quello che sentiva non gli piaceva.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Sembrano ferite da taglio, si intravedono sul corpo. Appena finiti i rilevamenti e le foto lo tiriamo giù così gli &quot;sciacalli&quot; possono dirci qualcosa di più.&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Orso sembrava provare gusto a chiamare i ragazzi della scientifica &quot;sciacalli&quot;. Utilizzava questa parola con un certo disprezzo. Stephane non aveva mai capito il perché di così tanto astio nei loro confronti. in fondo erano nella stessa barca e remavano tutti nella stessa direzione.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Si sa chi è?&gt;&gt; Stephane continuava a pensare e a farsi le domande da manuale in quel caso.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Non ancora. Il viso è coperto dal sangue. Appena lo tiriamo giù vediamo se ha dei documenti con se.&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Brutta storia. Ne ho viste tante ma questa è diversa.&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Cosa intendi?&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Ci ha lavorato sopra. Sicuramente l'ha appeso dopo averlo ucciso. E chi uccide d'impulso o per premeditazione poi cerca di scappare, crearsi un alibi, nascondere le prove. Il nostro amico invece gli piace la teatralità.&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Chiami questo teatralità?&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;In un certo senso. Siamo sul suo palco. La scenografia l'ha decisa lui. Adesso il nostro primo attore sarà nel camerino a compiacersi dello spettacolo&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Orso alzò le sue imponenti spalle. Sospirò.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Mi sa che i palchi in questo caso sono due. Non hai ancora visto l'altro&gt;&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Nebbia</title>
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      <pubDate>Mon, 12 May 2008 22:33:11 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Voci/2008/5/12_Nebbia_files/chivasso02.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Media/chivasso02_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:256px; height:185px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;L’uomo con la borsa uscì di casa ma la strada non c’era. Era stata inghiottita dalla nebbia e vedeva a due metri dal suo naso. Erano le sette e trenta del mattino ed era una splendida giornata, in fondo più in poteva esserci il sole. Con passi veloci percorse i portici che separavano la casa dal Duomo. Si tirò su il colletto del cappotto. L’aria gelida gli penetrava dal colletto e lo fece aumentare il passo, per raggiungere al più presto il coperto. Non lo sorprese trovare la porto della chiesa già aperta. Di solito la perpetua arrivava sempre di buon ora, per cambiare l’acqua ai fiori, pulire l’ingresso e recitare il rosario davanti alla statua di San Francesco. Spinse la porta in avanti e posò la borsa sul tavolino delle offerte. &lt;br/&gt;Tic.&lt;br/&gt;Un rumore per un attimo richiamò la sua attenzione. Era qualcosa di ritmico. Si sbottono il cappotto, ormai il freddo l’aveva lasciato fuori dall’uscio. Fece due passi, il rumore prese forma nella sua mente. Qualcosa come un ticchettio. Acqua. Acqua che gocciola. &lt;br/&gt;Tic. &lt;br/&gt;Il rumore era amplificato dall’altezza della navta. Poche luci accese. Troppe poche. La perpetua di solito le accendeva tutte, se no andava a sbattere contro qualche panca o contro gli altari minori nelle navate laterali. Fece due passi verso l’altare. &lt;br/&gt;Tic. &lt;br/&gt;Questa volta il rumore era vicino. Troppo vicino. La fronte gli si gelò di colpo. Qualcosa l’aveva colpito. Acqua. Una perdita dal soffitto. &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;E’ troppo densa per essere acqua&gt;&gt; mormorò a bassa voce toccando con i polpastrelli.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Mio dio&gt;&gt; aggiunse, vedendo le sue dita rosse.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Stephane De la Croix, riprese conoscenza tra lenzuola non sue, in un letto a lui sconosciuto. Dopo un attimo la sua mente ricordò il motivo per cui era lì e perchè il cuscino era così scomodo. &lt;br/&gt;Si girò e protese la mano verso il cellulare sul comodino, che ritmicamente stava vibrando e illuminandosi come un albero di natale. &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Pronto..&gt;&gt; &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Ciao Stef&gt;&gt; &lt;br/&gt;Subito arrivò nella sua testa l’immagine associata a quella voce gutturale e a quell’accento del sud. &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Che ore sono?&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Le nove. E tu sei ancora a letto&gt;&gt;&lt;br/&gt;Aveva perfettamente ragione, sia per l’ora sia per il resto. &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Notte d’inferno. Novità? Oppure mi chiami perchè finalmente hanno trovato i miei bagagli?&gt;&gt;&lt;br/&gt;Con una mano stava, nel frattempo, rovistando dentro il cassetto del comodino in cerca dell’accendino. Con l’altra cercava di domane lunghi capelli castani, imbizzarriti dal cuscino e dalle troppe ore di sonno. &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Abbiamo dei problemi&gt;&gt;. La voce si fece seria. La sigaretta si accese. Una boccata. Fumo bianco. Silenzio.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;E’ meglio che mi raggiungi. Non so ancora come spiegarlo al capo. Meglio che lo vedi te prima&gt;&gt;. &lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Dove Sei?&gt;&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Chivasso. Prendi l’auto, esci da Torino, in direzione Milano. Ti aspetto al Duomo&gt;&gt;.&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Arrivo&gt;&gt;.&lt;br/&gt;Guardò fuori dalla finestra. Dal suo alloggio in corso San Maurizio si riusciva a vedere la Mole. Non quel giorno. Il bianco aveva invaso tutta la strada. Fece uno sforzo per immaginarsela, poi andò a lavarsi, si vestì e uscì di fretta da casa. Sul marciapiede si abbottono il cappotto. L’aria era fredda. La nebbia lo circondava.</description>
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      <title>Prologo:&#13;</title>
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      <pubDate>Mon, 12 May 2008 21:49:15 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Voci/2008/5/12_Riflessi_sul_lago_files/1677354583_dec1a681ac.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://web.mac.com/logan.g/Il_bianco_nel_nero/Il_Bianco_nel_Nero/Media/1677354583_dec1a681ac_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:256px; height:192px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;La Novalesa è ricca di leggende. Questo minuscolo paesino paesino della val di Susa ha avuto, per molti secoli, un importanza fondamentale per via della posizione geografica e per la sua abbazia. Le sue storie hanno un sottofondo religioso, dovuto probabilmente alle radici della gente che vive all’ombra dell’ abbazia. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&amp;lt;&amp;lt;Un monaco si recava al Moncenisio con il suo carro per fare dei carichi di legna. Partito all’imbrunire raggiunge le lture sopra il paese verso Ferrera e di lassù scorgeva la via Maestra e le case delle borgate finchè, guardando verso il Villaretto (Hen de roze) vide nel prato del Reb tante fiammelle che brillavano in circolo. Pur sapendo che in quei casi non si doveva mai nominare la strega, si lasciò sfuggire l’ esclamazione: “Aia-me, la sinigoga” (povero me la strega). Non aveva ancora finito di dire ciò che tutte le fiammelle erano attorno a lui e al suo carro. Si vide perduto. Gli venne l’idea di farsi il segno della croce e, appena finito, tutto sparì &gt;&gt;</description>
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