E’ difficile trovare in natura materiali con tutti i requisiti necessari per farne un buon bonsai, il nebari (base del tronco) spesso è difettoso (come in questo caso), i rami non sono quasi mai nella posizione necessaria (come in questo caso).
Ciò nonostante una pianta raccolta in natura (yamadori) e possibilmente ad alta quota possiede delle qualità impossibili da trovare anche nel migliore prebonsai.
Quando ho acquistato questo abete sono stato colpito dal carattere molto naturale dei rami sinuosi con un movimento a zig zag ripetuto anche nei jin e degli shari parzialmente cicatrizzati tipici dell’essenza.
E anche dai difetti: un nebari con grosse radici che cresceva in un unica direzione, creando un angolo marcato; un grosso ramo che parte dal tronco quasi ad angolo retto; un altro ramo che parte da dietro l’apice con movimento ad arco.
Le prime foto risalgono al gennaio 2003, la prima impostazione fu eseguita durante il mio XI° corso della Scuola d’Arte Bonsai nell’ aprile 2004, la seconda impostazione è stata eseguita nell’ ottobre 2005 in occasione del XIV° corso.
Tra le due impostazioni, nella primavera del 2004, la pianta è stata rinvasata in un vaso bonsai.
Nonostante l’apparato radicale fosse costituito da grosse radici laterali, con l’aiuto di Fernando, colui che l’aveva raccolto in montagna, siamo riusciti a collocarlo, siccome non c’erano radici fittonanti, in un vaso poco profondo,.
I capillari, si trovano comunque per la maggior parte alle estremità di queste grosse radici che con il tempo andranno ridotte.
Il Maestro Suzuki, che nella prima impostazione mi aveva lasciato lavorare questo abete seguendo uno stile personale, che rispettava il naturale andamento dei rami e lo spirito della pianta, mi ha detto in seguito che all’inizio non era convito dello sviluppo di tale impostazione, comunque ora trova che con pochi anni di mochikomi ed un vaso appropriato, potrebbe diventare un bonsai importante.