Devo dire che sono rimasto subito impressionato dalle foto ricevute via e-mail da Germano, iscritto al Club il 17 Giugno 2008... Non potevo credere ai miei occhi! Un vero Globetrotter su camper VW! Ho subito provato un senso di ammirazione misto ad un po’ di invidia - Germano mi perdoni - per i viaggi avventurosi di cui è stato protagonista. Certi luoghi sono oggi “proibiti” e credo non potremo vederli per molto tempo...
Ha iniziato a viaggiare con uno spartano T2 Baywindow ed oggi possiede un elegantissimo T3 California Westfalia.
Risiede nei dintorni della capitale e chissà che un giorno capiti anche dalle nostre parti...
Ho chiesto a Germano di raccontare se stesso ed i suoi viaggi su VW... e ne è scaturito un racconto che meriterebbe uno spazio a parte nel sito.
“Ho 62 anni e con queste righe vorrei ripercorrere alcune date che mi hanno portato ad apprezzare il piccolo camper Westfalia ed a renderlo tutt’ora il mio mezzo più utilizzato.
1968: con la 500 negli ostelli della gioventù suonando la chitarra tra gli hippy.
1972: viaggio di nozze in Spagna con la 500 e la tenda canadese.
1975: avevo appena acquistato una fiammante R4 rossa, subito modificata con paraurti anteriore che si trasformava in scaletta per l’Air Camping che stavo autocostruendomi (e che non ho mai costruito), quando, in una gita sul monte Rosa con la canadese, ho subito uno dei più forti nubifragi che io ricordi. Fu un inferno: mia figlia aveva allora 1 anno ed ho giurato a me stesso ed a mia moglie che non avremmo mai più sopportato una cosa del genere!
Appena a casa iniziai a guardarmi intorno finchè un giorno, capitato per caso nel garage di un concessionario Mercedes, mi sono trovato di fronte ad un simpatico piccolo camper usato color verde militare, col tetto alzabile. Sembrava un mezzo da guerra: opaco, graffiato, con le 4 ruote molto vecchie e tutte diverse, e l’interno ridotto ad un gallinaio.
Faceva schifo, ma fu amore a prima vista! Tanto che presi accordi e permutai la mia R4 con questo oggetto strano. Ricordo che fu un accordo quasi alla pari.
Si trattava di un T2 primo tipo (quello con le frecce basse), e la cosa strana fu che mia moglie, anziché chiedere il divorzio, si mise di lena a pulirlo. Lo battezzammo “Arcibaldo” e da allora GUAI a chi ce lo toccava. Era la nostra unica vettura e con quello ci andavamo pure ai matrimoni. Scoprimmo la sua personalità netta quando un giorno in Abruzzo, di ritorno da una escursione in montagna, trovammo un tipo che si aggirava lì attorno. E ci raccontò che lo aveva riconosciuto: era lui il precedente proprietario e ci invitò a cena a Roma, a casa sua per mostrarci foto dei suoi viaggi! Lo aveva lasciato alla Mercedes in permuta per l’ acquisto di un furgone più grande.
La cosa più incredibile era che venivamo riconosciuti anche da lontano. Un amico un giorno mi disse: “che ci andavi a fare a Firenze la settimana scorsa?” . “Firenze? E tu come lo sai?”. “ Semplice, stavo sull’autostrada, nella corsia opposta e ti ho visto passare” (!!).
Poi ci fu il periodo dei viaggi “alla ricerca di se stessi”. Quindi l’Afghanistan; visitando la Turchia e l’Iran. Poi la Tunisia, il Marocco, l’Algeria; spesso percorrendo strade indescrivibili; senza parlare di quasi tutto il continente europeo. Con quel camperino indistruttibile! E centinaia di aneddoti e ricordi che non si cancelleranno mai.
Finchè molti anni dopo trovai una bella villetta in campagna dove il mio “Arcibaldo” poteva avere un comodo parcheggio.
Ma i lavori di ristrutturazione della casa, e soprattutto le molte spese impreviste, costringevano il mio camperino a sempre maggiori soste. Ragni, lucertole, ruggine e rovi ne minacciavano penosamente l’integrità. Allora accettai una vantaggiosa offerta, e lo vendetti. Mia figlia e mia moglie piansero la perdita di una persona cara.
Il compratore lo restaurò minuziosamente ma poi, vista l’avversione della moglie per la vita di campeggio, lo rivendette ad un americano che se lo portò in America. Non escludo che lì potrebbe essere ancora vivo e vegeto!
Un paio d’anni di fermo e poi ricominciò la nostra voglia di viaggiare: station wagon, tenda ad igloo e alberghetti. Ma mancava sempre qualcosa…E come se mancava.
Allora mi misi a cercare tra gli annunci.
E trovai una signora tedesca che vendeva un T3 California del 90. Si trattava di un bellissimo camper bianco, targato Germania, usato ma praticamente immacolato. Il proprietario era stato pignolissimo in tutti i suoi interventi di manutenzione e la vettura si presentava in maniera splendida. Comprato, reimmatricolato (con un po’ di fatica) e via.
Fatti subito alcuni piccoli viaggi, questo nuovo camper emergeva in tutte le sue nuove caratteristiche.
Bè, senza nulla togliere all’affascinante, ma spartano T2, qui stavamo in un altro pianeta: 20 anni di esperienza si vedevano eccome: quei tedeschi non hanno dormito sugli allori!
Questa era un veicolo confortevole ed elegante, con una tenuta di strada eccellente, servosterzo eccetera eccetera. Anche se non era un “Panzer” come Arcibaldo. Un po’ scarsetto il motore, come sempre, ma a quello ha rimediato il mio meccanico.
Ricordando però sempre il dispiacere provato dopo la vendita di quell’altro, promisi a me stesso che questo qui sarebbe rimasto con noi per sempre. E talmente è stata la convinzione che ho cominciato a trasformarlo in un mezzo sempre più sofisticato. Con però un’attenzione maniacale alla possibile reversibilità di tutte le modifiche.
E i viaggi continuavano: Islanda, Irlanda, Finlandia, Ungheria, Romania, ecc. Ma il mondo è grande, e non tutto si può percorrere via terra. Altri viaggi nel frattempo ho fatto con altri mezzi: Mexico, Guatemala, Patagonia, Sud Africa.
E è stato proprio lì, in Sud Africa, che ho visto l’apoteosi dei T3. Da lasciarci gli occhi! I tedeschi modificano, è vero, ma quelli che circolano laggiù sono di serie: è normale, originale Volkswagen, il “Minibus” 2600 a benzina con cerchi da 15” che va come una schioppettata. 4 freni a disco ventilati, radiatori maggiorati e chi più ne ha, più ne metta.
A farla breve: mi ritrovo ora con un volante sudafricano ed un progetto avanzato di kit freni a disco e radiatore olio.
Ma anche con 4 tipi di antifurto…
Prospettive per il futuro? Ovviamente girare senza tregua col mio “Aladino” (così si chiama la mia nuova belva). Ma qualche volta approfondire un po’ di più. Un po’ come ho visto fare quella volta che….
Mi trovavo anni fa in un boschetto in Portogallo; stavamo gustando un bel pranzetto osservando, a circa 50 metri da noi, una coppia di anziani coniugi con un bel Westfalia T2 color crema. Finito di pranzare ci avvicinammo (come sempre si fa tra di noi) per offrire un caffè a quei due signori. Quei due giravano per l’Europa e, anziché fotografare le cose belle che vedevano, le…dipingevano. E non si spostavano da un posto fino al termine del quadro.
Io sono avvantaggiato perché amo la fotografia ed i video, quindi posso ripartire un po’ prima.”
Un saluto agli amici del West
Germano