Pa ruskii
 
Ho rispolverato il russo. E mi piace da morire. Mi ricordo dell’università e di Virginie,  addormentata sui banchi. Mi ricordo di Baikina, la professoressa russa e dei suoi modi strambi di insegnare, ricorrendo a formule matematiche incomprensibili. I due anni di ginnasio a sbadigliare sulle pagine di un libro in cirillico di due secoli or sono. Penso alla scatoletta di caviale che Katya mi aveva portato da Mosca. Palline insapori dal costo proibitivo, schiaffate in frigo a congelare in attesa di tempi di carestia. E la vodka a fiume durante i nostri concerti più belli. E poi c’è Francesca con il suo amore per gli uomini neve. Ed Erika con la sua parlantina sciolta e le sue mille amiche moldave. Ai tempi di Colonia la mia dirimpettaia era russa e sportiva: la soprannominavamo Elena Gamza, pattini in mano. Diceva di essere amica di Putin e di avergli addirittura stretto la mano. Ora imparo la lingua tutti i lunedì e il martedì la pratico con la mia nuova amica ucraina. Mi rimangono liberi mercoledì, giovedì e venerdì. Chi mi consiglia un bel tomo di letteratura in cui affondare il naso nei momenti di ozio?
martedì 12 febbraio 2008