Bianco
 
Mi sveglio sommerso di neve, sprofondato fino al collo. Muovo gli arti , me la scuoto di dosso, mentre il mio corpo lotta per rimanere a galla in quell’ingombrante mare bianco. Le gambe trovano appiglio su di uno spuntone di roccia: con una spinta riesco a tornare in superficie, dove si può ancora camminare. La neve inganna e sotto quel manto candido e intatto nasconde mostri marini e orribili segreti incastonati nel ghiaccio. Fino a poco c’ero immerso anch’io e qualcuno sopra di me calpestava impunemente la mia testa. Ora sono libero e pronto a bruciare questa distesa incolore, trasformarla in acqua con le mani arrossate e livide per rivelare il vero aspetto di questo luogo. Arranco verso la baita, spalanco la porta e mi trascino stremato all’estintore. Esco fuori e mi guardo intorno: la vendetta ha inizio. Sento vibrare i cristalli, il terreno si fa compatto e duro come il ghiaccio. Attivo l’estintore e apro un varco, la neve si fa poltiglia. Penetro a fondo fino ad intravedere il terreno; scavo con le mani, mi rompo le unghie, la neve si tinge di rosso. Continuo senza sosta, qualcuno verrà ad aiutarmi prima o poi. Impiego un giorno per scavare una buca abbastanza profonda. Non ricordo per quale motivo sono arrivato fino a questo punto, non ricordo chi mi ha portato qui. Un piccolo gelsomino cresce ribelle sul terreno aspro. Mi accascio a terra privo di forze; lentamente riprende a nevicare. E’ la mia tomba, la mia rovina questa maledetta soffice coperta .
sabato 12 gennaio 2008