Il giardino botanico
 
Enika coglie un fiore arancione e se lo passa fra le labbra. E’ proibito raccogliere fiori nel giardino artificiale. “E’ l’ultima cattiva azione che compio”. Domani Enika comincia a lavorare. Non è uno scherzo, non è semplice. Io non voglio rendermene conto. “La mia vita è finita”, i suoi occhi piangono. Enika di rado è triste; oggi è disperata. Quieta rassegnazione intorno. Fiori che sbocciano, boccioli che si schiudono nella nuova stagione.
Per la prima volta vedo buio. La luce intorno si affievolisce e la voce elettronica invita le persone a recarsi all’uscita. Noi rimaniamo dentro ancorati a quel momento. Enika si stiracchia e tenta di ricomporsi in attesa dei guardiani che gentilmente ci scorteranno fino all’ingresso. Non passa molto e ce li troviamo davanti. Enika non sembra prestare attenzione a quello che dicono. Non si muove più. Poi, alla fine, con un gesto disperato si aggrappa ad uno degli uomini e comincia a singhiozzare. Il pianto amplificato nel giardino meccanico. Rimane così per un po’ poi si accascia al suolo. L’uomo la prende fra le braccia, mentre l’altro mi fa cenno di seguirlo. Enika si spreca in ringraziamenti che non le avevo mai visto fare prima. Guardo l’uomo: ha il fiore di Enika all’occhiello.Guai seri se se ne accorge. Sono colmo di speranza. Scorgo un bagliore negli occhi di Enika: so che è l’ultima manifestazione del suo spirito ribelle. La guardia si aggiusta la divisa e il fiore cade perdendo tutti i petali. Scappiamo incuranti degli insulti.
domenica 8 luglio 2007