La mia vita blu
 
Ci scrutiamo l’una con l’altro impazienti di cominciare. 
Davanti a noi un foglio bianco e un paio di colori.
Sorrido e impugno sicuro il blu.
Racconto la mia vita disegnando sul foglio di carta. 
Le parole sono inutili: io non capisco la sua lingua, lei non capisce la mia. L’inglese, il tedesco e tanto più il giapponese sono fuori uso.
La voglia di conoscerci però è tale da farci entrare nella dimensione straordinaria del disegno. Circoscrivo uno spazio del foglio, accompagno i gesti misurati della mano a sguardi in ricerca della sua approvazione e del suo rinnovato interesse nei confronti dei miei graffiti indecifrabili. Sembra funzionare: sorride divertita mentre il blu straborda alla ricerca di nuovi spazi bianchi da riempire.
La storia prosegue e si colora di sfumature rosse, verdi e gialle.
Un foglio non basta più. Si passa al retro. 
Usa l’arancione per farmi le domande: progressivamente diventa il colore della sua storia. E’ il suo turno ora. 
Ho calcato troppo il blu, ha trapassato la carta sottile, impregna anche il retro e si mescola all’arancio.
Il suo tratto è più fine, le sue linee sinuose descrivono una vita tutta salite e discese. Si concede una linea dritta per marcare la meta: questa città e la sua casa che si affaccia sul fiume. 

Da allora sono passati tre mesi.
I simboli sono diventati parole: associa timidamente i suoni della lingua agli oggetti che disegno sul nostro quaderno segreto. Fitto fitto e tutto pasticciato.
Ora descrive di noi e del nostro presente.
lunedì 31 dicembre 2007