C’è un film, uscito da poco nella programmazione cinematografica, a cui, in base alle mie sensazioni di cinefilo accanito, non si è dato e non si sta dando il giusto spazio in termini di pubblicità, sebbene la pellicola abbia comunque vinto il Festival di Cannes come Miglior Regia. Forse è solo una mia impressione ma considerato anche il cast che recluta due mostri del calibro di Brad Pitt e Cate Blanchett mi sembra di non aver sbagliato poi molto relativamente alla promozione fatta su questo nuovo lavoro del messicano Alejandro González iñárritu.
Per cui ora mi cimento nel mio primo post di recensione/critica/promozione cinematografica (poi fatemi sapere come sono andato, ndr).
Il film in questione si intitola “Babel” ed è il quinto della carriera del regista (che ha firmato anche “21 grammi”). Il titolo si ispira al racconto della Bibbia che narra della torre costruita dagli uomini nel tentativo di raggiungere il cielo e rivaleggiare con Dio. Quest’ultimo punì la loro superbia distruggendo la torre, disperdendo gli uomini e facendo in modo che questi parlassero lingue differenti. Da allora gli uomini si disseminarono su tutto il pianeta e non riuscirono più a capirsi e a comunicare.
Iñárritu prende spunto da questo episodio biblico per ricordarci, attraverso tre storie parallele ambientate in tre località diverse nel mondo (Marocco, Usa e Giappone), come ancora oggi non riusciamo a capirci ed a comunicare e come questo nostro fallimento, questa mancanza di dialogo, sia essenzialmente dovuta al fatto che non sappiamo ascoltare. Presi dalle nostre esigenze, dalle nostre egoistiche pretese e sopraffatti dai pregiudizi, siamo sordi e ciechi nei confronti del prossimo.
Sebbene l’opera del regista messicano faccia a pezzi la cronologia degli eventi, perdendo dunque un po di linearità (ma il film fila benissimo comunque), la pellicola ci fa capire chiaramente come, in ogni situazione in cui il dialogo riesce, tutto finisce per il meglio. Contrariamente, dove la comunicazione fallisce lasciando il posto all’egoismo, alla rabbia e al pregiudizio le situazione precipita.
Il film è straordinario e, a mio avviso, merita molto di più del premio per la Miglior Regia. La fotografia è fantastica e anche i dialoghi meritano attenzione. Inutile parlare poi del contenuto e di come il messaggio alla base del film viene trasmesso. Bellissimo... e anche educativo perché il lavoro di Alejandro González iñárritu è fondato su un problema concreto, reale ed attuale come appunto la mancanza di comunicazione e la perdita delle nostre capacità di comprensione. Presi dalle nostre convinzioni e dalle nostre certezze ci scagliamo con impeto e ferocia contro tutto e tutti quelli che sono distanti dal nostro punto di vista e dalla nostra linea di pensiero travisando spesso le situazioni e senza cercare di capire (il mio precedente post, che comunque non ritratto assolutamente, potrebbe essere un esempio lampante!).
Il modo per trovare una via di uscita da questa Babele è uno solo ed è scritto proprio sulla locandina del film sotto al titolo verticale: Ascolta.