Peter Eisenman in Pescara
 
Dopo ben tre slittamenti relativi alla data e all’orario d’inizio, si è finalmente tenuto ieri, Giovedì 22 Giugno, alle ore 10.00 presso l’Università di Pescara, l’incontro (il dodicesimo della serie “Millennium”, organizzata dalla Italcementi) con l’architetto statunitense Peter Eisenman.
Ingaggiato come fotoreporter dell’evento da uno dei miei docenti e, in pratica, dalla stessa Italcementi, sono arrivato in facoltà con solo 5 minuti di anticipo contando sul solito “ritardo accademico”. E infatti il maestro americano, che peraltro con mia grande sorpresa ho, quasi incredibilmente, incrociato appena entrato nell’area di pertinenza della mia Università, è entrato in aula intorno alle 10.30.
Si è presentato con un pantalone di lino bianco, una camicia nera, anche questa di lino, e un paio di vissutissime Adidas Stan Smith (nelle foto). Una giacca nera sotto il braccio e una shopper di tela, sponsorizzata Coin, della Biennale di Venezia.
Con la sua camminata a metà strada tra il molleggiante e il rallentato (tipica americana) e la sua facciona “buona” è apparso subito estremamente cordiale e simpatico, rivelandosi effettivamente tale anche alla fine della conferenza, quando si è largamente concesso agli studenti per rilasciare autografi da rockstar e per posare per qualche foto ricordo. Già da questo suo modo di essere si è capito immediatamente che l’incontro non avrebbe disatteso le aspettative in alcun modo. Difatti così è stato, sotto tutti i punti di vista:
Dopo una breve premessa di un dirigente della Italcementi e un’altra piccola introduzione del Professor Livio Sacchi, la parola è stata subito ceduta alla star che, da sempre notoriamente appassionato del Calcio italiano, ha rotto il ghiaccio con un paio di considerazioni sui Mondiali e sulla nostra nazionale. Ha continuato a parlare di pallone arrivando persino a citare quasi interamente la nostra formazione azzurra del 1982 e chissà dove sarebbe arrivato se il Professor Sacchi non l’avesse interrotto ricordandogli che era venuto per parlare di Architettura!
Peter Eisenman in Pescara
venerdì 23 giugno 2006
La parte principale della conferenza è stata la presentazione del progetto per la stazione di Pompei. Presentazione in anteprima assoluta, dato che i committenti vedranno il lavoro di Eisenman non prima di Lunedì prossimo, 26 Giugno. Per tale motivo quella che fu la mente dei New York Five si è raccomandata ai presenti pregandoli cortesemente di non pubblicare in rete foto alcuna del progetto prima di Lunedì. Raccomandazione che temo sia caduta nel vuoto visto che alla prima diapositiva è saltato fuori dalla sala un firmamento di flash e videocamere da far paura!
Del progetto per Pompei Eisenman illustra tutta una parte di studi e analisi preliminari utili al suo nuovo metodo compositivo “delle deviazioni delle maglie ortogonali”. Solo alla fine presenta alcune immagini del plastico che presto vi proporrò nella sezione Photoblog di questo sito (forse anche prima di Lunedì!).
La parte più interessante, a mio avviso, di tutto l’incontro è stata quella finale quando il pubblico ha posto le sue domande al maestro. Anche un paio di docenti universitari hanno avuto qualcosa da chiedere, come il Professore Bucciarelli che ha posto un  quesito sul rapporto tra Cinema e Architettura. Io in quel momento stavo adempiendo al mio dovere di fotoreporter e quindi non ho avuto modo di seguire attentamente il botta e risposta con il Professor Bucciarelli (forse trovate qui qualcosa in merito). L’unica informazione che mi è balzata all’orecchio (e che non sapevo) è che Rem Koolhaas, prima di fare l’architetto, era un regista porno ma il suo primo lavoro fu un disastro!
Qualcun’ altro tra il pubblico, forse non troppo convinto dall’ultima idea progettuale, appena presentata, dell’architetto americano, ha chiesto:
 
Pubblico: - “Mr. Eisenman, quando lei progetta, pensa alle persone che poi vivranno le sue architetture e fruiranno dei suoi spazi?”
Eisenman: - “Uno scrittore quando scrive un libro (oppure un poeta quando compone una poesia) non pensa mai a coloro che poi leggeranno il suo componimento. Credo sia così anche per l’Architettura.
Se chiedo a più perone un giudizio su un mio progetto so che avrò diverse opinioni completamente differenti. Col progetto io propongo una soluzione, un’idea.
Per progettare un aeroporto, una stazione o un qualsiasi altro complesso che funzioni non occorre un grande architetto. La maggior parte dei progetti degli aeroporti e delle stazioni esistenti non hanno alle spalle un architetto. Eppure funzionano benissimo, alcune volte anche meglio del progetto che porta una grande firma”.
 
Sulla scorta di queste dichiarazioni si alza in sala un’altra mano che chiede:
 
Pubblico: - “I suoi progetti sembrano più opere di scultura che di architettura. Dove finisce l’una e comincia l’altra? Il memoriale dell’Olocausto a Berlino, che Lei aveva cominciato a progettare insieme con Richard Serra, è  una scultura più che un architettura. Quanta architettura e quanta scultura ci sono nei suoi progetti?”
Eisenman: - “Richard Serra, che è un grande amico, mi disse, in un’occasione, che il progetto per il memoriale dell’Olocausto a Berlino sarebbe stato il mio più bello ed importante. Quando gli chiesi il perché, lui mi rispose: “Perché non ha impianti”.
Fare architettura significa trovare un compromesso. Nel caso del memoriale questo compromesso non c’è stato.
L’Architettura, come la letteratura, la poesia, l’arte, esprime quello che la gente vorrebbe esprimere ma non lo fa perché non ha i mezzi per farlo”.
 
Ancora un’altra domanda dal pubblico:
 
Pubblico: - “Lei crede che la cultura architettonica contemporanea italiana sia un pò ingessata dal proprio passato? E’ questo il motivo per cui molti architetti rinomati come lei trovano grandi difficoltà nel realizzare qualcosa in Italia?”
Eisenman: - “Credo che la cultura architettonica italiana sia la migliore di tutte. E non lo dico perché sto parlando in Italia davanti a voi italiani.
Ogni paese, relativamente ad un determinato ambito, ha i suoi alti e bassi. Penso che l’architettura in Italia stia vivendo un periodo non molto felice, così come penso anche che l’architettura americana stia attraversando un momento simile, così come, ancora, credo che, in generale, l’Architettura non viva un periodo roseo.
Ma la cultura architettonica italiana è a mio avviso la più grande.
Nel mio laboratorio di New York ci sono architetti provenienti un pò da tutte le parti del mondo. Ci sono cinesi, ci sono, ovviamente, americani, ci sono altri di altre nazionalità e poi ci sono gli italiani che sono gli unici che capiscono”.
 
Prima di concedersi al pubblico per autografi e fotografie e tornare successivamente “in albergo per assistere comodo alla partita di calcio delle 16.00” Peter Eisenman conclude:
 
“Mi piace chiudere gli incontri con gli studenti con un mio solito discorso:
In architettura come in qualsiasi ambito professionale o, più semplicemente, nella vita ci si trova sempre davanti a due porte. Davanti ad una, in coda per oltrepassarla, ci sono la maggior parte delle persone; l’altra invece la usano in pochi.
La prima è ovviamente la più semplice e sicura e quella che probabilmente verrà utilizzata dalla maggior parte di voi presenti. La seconda è invece quella più difficile e rischiosa. Alla fine, comunque, vi dico che entrambe le aperture condurranno nello stesso posto. Pertanto mi auguro che siate in molti ad oltrepassare la più audace delle due porte”.
 
La locandina
dell’evento
 


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