Il primo “coglione”
 
“Caro direttore, scrivo volentieri al giornale della mia città una lettera aperta che credo sia giusto rivolgere a tutti. I fatti sono noti e semplici (la contestazione al MotorShow, ndFrankie-Yu).
[...] Vorrei invece approfittare di queste righe per sottolineare, ancora una volta, la penosa situazione - non posso che definirla così - in cui ormai il nostro Paese si ritrova a vivere la quotidianità.
O bianco o nero, o si o no, o con me o contro di me. Il tutto avvelenato dalla maleducazione, dal sensazionalismo delle dichiarazioni che fanno magari titolo per poche ore e poi spariscono nell’oblio del frullatore mediatico, che è oggi la molla del sentirsi “in diretta” con il mondo.
In fondo capisco anche quei quaranta (soli?, ndFrankie-Yu) ragazzi che si sono divertiti a insultarmi. Cosa ci può essere di più eccitante che raccontare agli amici la loro “impresa” e magari riguardarla in tv o fissarla sui telefonini, uniche verità testimoniali di un ruolo e di un senso di appartenenza?
E allora dobbiamo davvero chiederci perché una società moderna e democratica è arrivata a tanto. [...]”
[Romano Prodi in una lettera intitolata “Il grande rischio dell’intolleranza”, pubblicata su Il Resto del Carlino del 11.12.2006]
 
Caro Presidente del Consiglio di questo popolo di pazzi, Le rispondo volentieri personalmente con una missiva aperta che credo sia giusto rivolgere a tutti.
Con la presente, infatti, vorrei chiederLe se davvero si ritiene ancora persona credibile alla luce di quanto scritto su Il Resto del Carlino e dopo quanto andato in onda ieri su Striscia la Notizia che ha chiaramente sottotitolato questa Sua frase pronunciata a Red Ronnie sul palco del MotorShow: “Eccolo, è lui il capo dei fascisti”.
Se il nostro Paese si ritrova a vivere la quotidianità in questa penosa situazione quale è quella attuale la colpa è tutta di persone come Lei che riducono tutto al bianco o nero, o si o no, o con me o contro di me, o dell’Ulivo o fascisti. Il tutto avvelenato dalla maleducazione, dal sensazionalismo delle dichiarazioni. In fondo capisco che Lei si sia divertito a insultare chi non è del Suo schieramento. Cosa ci può essere di più eccitante che raccontare agli “amici” (?) la Sua impresa e magari riguardarla in tv o fissarla sui telefonini, uniche verità testimoniali di un ruolo e di un senso di appartenenza?
E allora dobbiamo davvero chiederci perché una società moderna e democratica è arrivata a tanto.
E’ arrivata a tanto perché ad imbarbarire la lotta politica italiana ci sono personaggi, come Lei, che se ne escono con affermazioni imbecilli ed estremamente riduttive e che fanno capire come Lei in fondo, in questo gioco al massacro, sia il primo “coglione” che ne approfitta.
Il primo “coglione”
martedì 12 dicembre 2006
 


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