Sarà perché sono sempre il primo a subire il fascino e tutti gli effetti, positivi e meno positivi, della tecnologia che mi piace parlarne spesso e analizzarne tutte le implicazioni. Fatto è che mi ha fatto molto riflettere un’affermazione letta su un articolo di Panorama dedicato al lettore mp3 per antonomasia, l’iPod.
Steven Levy, esperto di tecnologia (un mio collega!) del settimanale Newsweek, ha scritto nella sua ultima pubblicazione The Perfect Thing, che “New York è più silenziosa da quando per strada si aggirano migliaia di alieni con fili bianchi che escono dalle orecchie”.
Sembra un’affermazione banale e sicuramente New York ha anche altre serie motivazioni per essere diventata più silenziosa da quando c’è l’iPod, cioè dal 2001...
Ad ogni modo l’osservazione di Mr Levy è molto vera e a parer mio è estesa a tutte le città e a tutti i luoghi dove si è avuto un minimo potenziamento della tecnologia.
Non vorrei tornare sempre sul solito discorso, già ampiamente dibattuto proprio in queste pagine (qui e pure nel post precedente) ma effettivamente la tecnologia ci spinge sempre più verso l’isolamento e sembra limitare la nostra voglia di partecipare, almeno fisicamente.
Proprio oggi ho avuto un’altra prova visibile relativamente a quanto appena sostenuto:
Sono tornato nella mia Facoltà a distanza di alcuni mesi dall’ultima volta. Sono arrivato solo e questo mi ha dato la possibilità di rilevare un dettaglio che in compagnia di un amico non avrei altrimenti notato: il lungo corridoio rumoroso, vibrante e vivente della mia Facoltà, il corridoio dove insieme ai miei cari Nimroth, Giotal, Viv e tanti altri passavo, ridendo e cazzeggiando, la maggior parte del mio tempo perso non c’era più.
Fisicamente parlando era ancora lì, con tutti i mattoni che ne delineano l’ambito al posto giusto. Ma l’anima di questo spazio non era più la stessa. E’ stata un’impressione che mi ha colto subito appena entrato. Ieri, un Lunedì mattina alle 10.30, anche il corridoio della Facoltà era più silenzioso. Un silenzio che io ho udito solo ieri perché erano mesi che non entravo. Un silenzio che però pervade quello spazio da quando è stata installata la rete wi-fi per la connessione ad internet...
Le panche del corridoio, ai miei tempi gremite di studenti universitari rumorosamente stravaccati e gozzoviglianti, oggi accoglievano decine e decine di “alieni”, con postura impeccabile, silenziosamente intenti a navigare nel web con il proprio portatile sulle ginocchia. Tutti seduti in fila uno di fianco l’altro, tutti silenziosi, tutti assenti. Sembrava l’ufficio amministrativo di un’azienda cinese. Sembrava il 1984 di George Orwell!
L’installazione della tecnologia ha cancellato le caratteristiche di default del luogo e quelle dei suoi fruitori.
Una tecnologia per domarli, una tecnologia per trovarli. Una tecnologia per ghermirli e nel silenzio incatenarli!