Chi legge “Non c’è due senza tre”, è già entrato nello spirito della sprologica. Non solo, ma dispone anche degli strumenti culturali che permettono di applicarsi con successo a questa malsana forma di divertimento, che si declina nell’enigmistica quando la traduzione in italiano non c’è.
Le regole sono semplici:
1) Il modo di dire in lingua deve essere più possibile famoso. Se è anche il più trito e ritrito dei luoghi comuni, meglio. Per esempio:
2) Le lettere in grassetto sono aiutini, nel senso specifico che quella variabile logica è una delle parole che ricorrono nel proverbio citato. Esempio:
3) Se si vuol facilitare molto il gioco, si può addirittura lasciare una parola intera, per esempio:
La deviazione dalle norme grammaticali della logica formale seria sono permesse, se argute sono persino gradite. Sono anche permessi sconfinamenti in altri linguaggi formali, per esempio la matematica, l’elettrotecnica, l’idraulica.
Per esempio è legittima l’espressione di disappunto del lettore annoiato giunto a questo punto:
Se ci sarà un minimo di interesse, domani pubblicherò (almeno) una delle soluzioni agli sprologi di oggi.
Chiudendo questa pagina, torno al titolo di questa prima --e probabilmente ultima-- voce sprologante.
Non è una domanda retorica, me lo sto davvero domandando: questa forma di enigmistica esiste già? Ne esistono di molto simili? Oppure posso fregiarmi del titolo di fondatore della Sprologica?
Chi lo desidera, può contattarmi per rispondere, per suggerimenti o per proporre i propri sprologhi. Per insulti invece contattare, prendere accordi e recarsi direttamente di persona a: sindaco@querpaese.vl