E ora? Sciopero generale di tutte le categorie?
E ora? Sciopero generale di tutte le categorie?
martedì 4 novembre 2008
Scarica Appello Manifesto dei 500 per lo sciopero generale.pdf
30 ottobre: un Paese intero ha iniziato a fermarsi !
Se il governo non ritira tutti i provvedimenti,
non è ora di uno sciopero generale di tutte le categorie ?
Il 30 ottobre, con lo sciopero generale della scuola indetto da CGIL-CISL-UIL-SNALS-GILDA, non si è
fermato in massa solo il mondo della scuola: ha cominciato a fermarsi il Paese intero.
I giornali riportano che un milione di persone avrebbe manifestato a Roma nella più grande manifestazione
della storia della scuola. Ma chi era a Roma sa che eravamo molti di più. Il questore ha dovuto autorizzare
ben tre altri cortei, non previsti, per permettere alla marea enorme di partecipanti di sfilare in qualche modo,
dopo che per ore erano rimasti fermi in Piazza della Repubblica, quando Piazza del Popolo era già piena. E
quando il comizio è terminato, alle 13.30, tutto il percorso era ancora occupato dal corteo che sfilava! Gli
organizzatori hanno dovuto ripetere dal palco più volte: « Abbiamo sbagliato piazza, questa non basta »..
Nello stesso tempo, a Milano hanno manifestato in 200.000, a Torino in 100.000, a Cagliari in 20.000, a
Palermo in 50.000, a Bologna in 30.000....e così in tutte le città del Paese, dal nord al sud. Quelli che
dovevano essere semplici presidi sono diventati cortei imponenti. Non era mai successo per uno sciopero
della scuola: ogni previsione è stata travolta, una prima tappa storica si è già realizzata!
Lo sciopero ha registrato un'adesione del 75%. Ma riflettiamo: i dipendenti della scuola sono 1.200.000. In
piazza, solo a Roma, c'erano ben più di un milione di persone, e nelle altre città almeno un altro milione. Poi
ci sono tutti quelli che hanno scioperato, ma non manifestato.. E' dunque evidente: è la popolazione che si è
unita allo sciopero, come dimostrano gli striscioni alle finestre delle case, degli uffici, gli applausi della gente,
la mobilitazione in massa degli studenti e dei docenti universitari. A Torino, i dipendenti del Teatro Regio
sono usciti in piazza a fare un concerto di solidarietà, ma esempi di questo tipo si sono verificati dappertutto.
Milioni di persone hanno manifestato nell'unità con CGIL-CISL-UIL-SNALS-GILDA per dire chiaramente:
abrogazione della legge Gelmini, ritiro di tutti i tagli e delle chiusure di scuole, ritiro della legge Aprea.
Dal palco i dirigenti sindacali hanno detto: « Non è che l'inizio ». Sì, non deve essere che l'inizio, la fine deve
esserci solo con il ritiro di tutti i provvedimenti: la giornata del 30 e le prime esitazioni della maggioranza
(prime astensioni e assenze al momento del voto) dimostrano che con l'unità tutto è possibile!
Noi diciamo prima di tutto: l'unità che si è realizzata il 30 ottobre deve essere mantenuta e allargata a tutti i
costi, per il ritiro di tutti i provvedimenti. No a qualunque rottura di questo fronte, no a qualunque divisione.
Che cosa fare dunque ora, di fronte al governo che non ritira nulla e cerca di nascondere la realtà?
Milioni hanno manifestato il 30 per uno sciopero che era solo della scuola. La popolazione ha dunque capito
che quello che è in gioco non è solo la scuola pubblica, ma, attraverso essa, la democrazia, la giustizia,
l'unità della Repubblica, i diritti di tutti. Da molte assemblee, fin da settembre, era emersa la richiesta di uno
sciopero generale di tutte le categorie e a Torino era stata votata persino una mozione dell'assemblea delle
RSU di CGIL-CSL-UIL in questo senso. Il messaggio che ci consegnano il 30 ottobre e tutte le mobilitazioni
di queste settimane non è allora la necessità di un simile sciopero che fermi davvero il Paese?
Subito dopo il voto della legge, qualche forza politica si è espressa per un referendum. Ma riflettiamo.
Innanzitutto il referendum toccherebbe solo una parte del decreto 137 (ora legge, il maestro unico) ma
lascerebbe i tagli che sono l'origine di tutto, le soppressioni di scuole, la legge Aprea. In secondo luogo, in
attesa del referendum, la legge si applicherebbe e ci troveremmo dunque nella stessa situazione disastrosa
della Moratti, anzi peggiore perchè l'attacco è molto più violento. Ciò depotenzierebbe e devierebbe la
mobilitazione immediata per il ritiro. Infine, si sa che in Italia i referendum raggiungono molto difficilmente il
quorum: un eventuale fallimento vorrebbe dire chiudere ogni discorso per anni e anni. Dove porta dunque la
proposta di referendum, se non a aiutare la politica del governo, deviando l'enorme forza di questi giorni?
No, non è certo per questo che milioni hanno scioperato e manifestato il 30 e nelle settimane precedenti. Noi
abbiamo bisogno, come è stato detto dal palco di Roma, di allargare la mobilitazione di tutto il Paese fino al
ritiro dei provvedimenti, non di un referendum che consegni il Paese al potere dei media, alla confusione che
viene fatta in TV, al danno del tempo che passa...Questa mobilitazione oggi è possibile e ha un nome:
sciopero generale di tutte le categorie, nell'unità di tutti i sindacati, per il ritiro di tutti i provvedimenti.
Invitiamo tutte le assemblee che si riuniranno nel prossimo periodo, nelle scuole, nelle città, nelle istanze
sindacali, a discutere questa dichiarazione e a indirizzarsi ai dirigenti sindacali perchè annuncino subito,
nell'unità, questo sciopero al governo, qualora non ritirasse tutti i provvedimenti varati e in preparazione.
Gli insegnanti e i genitori del « Manifesto dei 500 »
che hanno partecipato alla manifestazione di Roma del 30/10

