Il mio metodo didattico...


In effetti nel corso degli anni ho sviluppato un metodo (che cambia e si arricchisce, ma sempre su una linea ben precisa), che potrebbe presentarsi come una sorta di sistema. Invece il punto è che non sono d’accordo a fossilizzare in “sistemi” l’arte di insegnare, come molti “ingegneri della didattica” e “comisti” (gli esperti che ti insegnano “come” insegnare), oggi fanno. Io penso che l‘insegnante sia una specie di “regista” della didattica, non nel senso hollywoodiano, ma dei pionieri, del neorealismo e della nouvelle vague. Cioè uno che “guida”, “indirizza” gli studenti, senza seguire una sceneggiatura precisa e dettagliata ma un orientamento di fondo (con il risultato che anche loro si trovano a vestire gli stessi panni dell’insegnante). Un regista che si avvale di diverse tecniche e strumenti ma il cui obiettivo è portare in scena i suoi allievi per cercare di aiutarli a fare bene ciò l’insegnante stesso sa fare bene e per valorizzare i loro talenti (tutti posseggono dei talenti). Le nuove pedagogie invece seguono spesso le mode: c’erano gli ipertesti, poi l’apprendimento cooperativo, quindi le mappe concettuali, l’e-learning e via discorrendo. Va tutto bene, ma sono contrario alla fossilizzazione e alla mitizzazione. Sono contrario al dire: “dal punto di vista cognitivo bisogna fare così e così”. E’ un linguaggio che odio. L’insegnamento è ricerca, la didattica e la pedagogia dovrebbero alimentare questa ricerca continua. Ma spesso salgono in cattedra (loro che iniziano sempre col dire di voler superare l’insegnamento “cattedrattico”!). L’art. 33 della nostra Costituzione dice che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Secondo me è il più bel principio che si possa applicare. Non per fare quel che si vuole, ma per ricercare, provare, interessarsi, sbagliare anche... Il successo dello studente non è atro che il successo dell’insegnante. Se l’insegnante è il primo a non sclerotizzarsi anche i suoi studenti saranno svegli e vitali. Comunque cerco di insegnare ai miei ragazzi a svolgere lezioni in classe e ad esprimere liberamente ciò imparano rielaborandolo in modo personale, critico e anche emotivo. E questo avviene da parte loro anche producendo film, dibattiti radiofonici, presentazioni in classe. Mi piace considerare di essere in un gruppo che lavora insieme, non un insegnante che imbottisce la testa... metterci un po’ di arte “zen” in quello che si fa...

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non è la didattica che fa l’insegnante, è l’insegnante che fa la didattica!Home_Didattica_files/menu%20natale%202008.pdf

Didattica e padagogia