Stress Pendolare...
 
Pendolari per dovere o per necessità, aiuto! Lo stress e l'ansia di riprendere la corsa sui mezzi che ogni giorno o quasi ci portano avanti e indietro dal posto di lavoro, soprattutto nelle grandi città, sono tornati. E non se ne vogliono andare. Che sia la metropolitana di Roma o di Milano, che siano tram e autobus delle metropoli del Nord e del Sud, che sia il treno o l'aereo che fa la spola per i pendolari di lusso, quelli con un ufficio all'Eur e l'altro a San Babila, le notizie di quest'estate hanno aggiunto ancora più stress e preoccupazione a quanto si era accumulato lo scorso inverno. Milano, che ha addirittura inaugurato le esercitazioni in caso di attacco terroristico, Roma e le città d'arte come Firenze e Venezia per gli obiettivi sensibili, e poi Palermo e Napoli ma anche Genova, Verona, Bologna, Bari, Reggio Calabria, Catania. Insomma, lo stress di chi si sposta cresce tra il timore di una bomba e il guasto di un aereo, il possibile deragliamento di un treno o la semplice ansia di un incidente sui mezzi di trasporto, una volta così sicuri e oggi, forse, un po' meno.
 
"Io come faccio - dice Angelica Dadomo, trent'anni impiegata in un centro di ricerca dell'Università Cattolica a Milano - che tutti i giorni prendo il treno da Piacenza sino a Lambrate, a Milano, e da lì la metropolitana che passa sotto al Duomo?" La risposta ce l'ha in borsa: un fiammante iPod, il lettore di musica digitale di Apple tanto alla moda, con cui ascoltare musica e "podcasting", le registrazioni digitali di programmi radio scaricabili da Internet. La sicurezza non aumenta, ma almeno non ci si pensa più di tanto. E si può anche ridere, ascoltando ad esempio “Pendodeliri" (www.pendodeliri.splinder.com) un podcast amatoriale registrato tutti i giorni da un anonimo impiegato perso nelle code infinite del Grande raccordo anulare, che la sera mette online il frutto delle sue disavventure in coda o buffi siparietti sui fatti di cronaca e autentiche odi a via Storta e ai mille percorsi alternativi "per pochi intimi" attraverso la capitale.
 
A Fiumicino, oppure a Linate, la mattina alle sette, cambia poco. Lì ci sono le code dei pendolari di lusso, i manager che ogni giorno traversano l'Italia in 45 minuti netti per andare da Roma a Milano o viceversa. "Prendo l'aereo due o tre volte la settimana - dice Alba Redivo, project manager di una società romana che produce software gestionali, con metà dei suoi clienti in Lombardia - e l'unico modo per rilassarsi è non pensarci. Io mi guardo un film sul portatile, magari un telefilm scaricato dalla rete, oppure un Dvd che noleggio per due giorni, il tempo della trasferta a Milano". Il primo tempo a diecimila metri di quota, sopra l'Appennino, il secondo la sera in albergo, dopo aver sentito per telefono i bambini, prima di addormentarsi.
 
Ma la rete e le tecnologie servono anche a dare un aiuto più concreto: i pendolari dell'hinterland milanese, quelli che vengono in treno dalle direttrici di Bergamo, di Pavia o di Piacenza, negli anni si sono organizzati. Sono nati siti web per raccogliere le proteste sugli immancabili ritardi e disservizi dei treni, organizzare pizzate, magari trovare il coraggio per chiedere il numero di telefono di quel ragazzo simpatico che da qualche mese non prende più il treno delle 7.05. E' nato forse qualche amore, a cavallo tra l'interregionale del mattino e Internet, ma soprattutto sono nate delle comunità di viaggiatori che si ritrovano e si sentono meno soli e meno spaventati: adesso si scambiano gli indirizzi email anziché il cellulare (è meno rischioso), e si danno appuntamento sulla chat dei siti di pendolari. "Con gli altri in rete e sul treno mi diverto - dice Anna Pensabene, bergamasca di 21 anni iscritta alla Bocconi - e finalmente prendere il regionale la mattina per venire a Milano è diventato quasi un piacere. Se solo fosse così anche per la metropolitana".
 
Già, la metropolitana. Solo due città in Italia possono sperimentare sino in fondo il piacere e lo stress di una rete sotterranea di collegamento. E tra Milano e Roma l'avventura quotidiana di calarsi sottoterra per andare da una stazione all'altra non piace a tutti. "E' pieno di gente - dice Andrea Rogers, 25 anni da San Francisco, da due anni designer di moda in un atelier di Brera - si sta tutti strizzati e adesso c'è anche l'allarme terrorismo: non mi piace per niente". Lei allora accende la sua Playstation portatile - Psp - sulla quale può giocare, ascoltare la musica o guardare persino un film con le cuffiette, per non disturbare. In Italia la console portatile è arrivata a settembre, ma negli Usa era disponibile dall'inverno scorso. "Senza di lei - dice - non riuscirei a passare il tempo e soprattutto sarei nervosa. Così mi rilasso e non ci penso più".
 
Ketty Maffei, invece si muove con mezzi diversi. Lei tutti i giorni si reca al lavoro, dal suo piccolo paese brianzolo sino all'aeroporto di Malpensa dove lavora nello staff di una compagnia di servizi, con la corriera e con il treno delle Linee Nord. "All'inizio cercavo di leggere o di ascoltare la musica - racconta - poi le responsabilità nel lavoro sono cresciute e adesso passo il tempo cercando di mettere a posto le email e le presentazioni sul computer portatile. Ma è difficile, perché il pullman non è certo il più stabile tra i mezzi di locomozione...". Il viaggio è stressante? "Avevo paura degli incidenti, che sono stati tanti soprattutto d'inverno, ma adesso non ci penso più. Forse oggi è più pericoloso lavorare a Malpensa che non arrivarci".
 
I libri e i giornali, allora? Non li legge più nessuno? Ruben Riviti, studente brasiliano di arte, a Firenze dal 2001 ("Sono arrivato la settimana prima dell'11 settembre, altrimenti non so se sarei partito"), prende tutti i giorni un autobus dalla periferia della città toscana sino al centro storico, dove frequenta i corsi di pittura e scultura nella sede distaccata di una università americana. Legge di tutto, in italiano, in brasiliano e in inglese: giornali, libri, riviste e free-press. Ma soprattutto, guarda fuori dal finestrino. "Lo stress è davvero tanto, per il traffico e per la paura - dice -, ma se si vive a Firenze basta guardare fuori del finestrino per trovare la miglior distrazione al mondo: questa meravigliosa città italiana con tutti i suoi tesori rinascimentali è davvero bellissima e ti riempie il cuore di pace".
 
(© IoDonna-Corriere della Sera)
domenica 26 marzo 2006