La ricchezza delle reti
 
"Siamo di fronte a una nuova bolla speculativa come quella degli anni Novanta? Se sia vero o no dipende dagli investitori e dalle loro decisioni: pagheranno prezzi irrazionali per le azioni? Non è discutibile il fatto che alla fine degli anni Novanta ci sia stata un'enorme produzione prima e distruzione di valore poi. Ma il fatto che ci fosse una bolla non significa che non ci sia stato anche un grande cambiamento. Né che questo abbia portato ad un grande successo per aziende come Google, Amazon, eBay, Cisco e alla rinascita di compagnie come Ibm. Lo stesso mi aspetto che accada per il Web 2.0. Ci sono delle vere tendenze all'opera. Ci sono cambiamenti reali. Ci saranno vere aziende e veri spostamenti di valore. Se sopra tutto questo il mercato diventerà irrazionale è impossibile dirlo. Ma se anche lo farà, e io non credo che stia succedendo a questo punto, non cambia niente riguardo al fatto che ci sia una vera e propria trasformazione economica in corso, quella che stiamo vedendo accadere adesso e che è spinta da un carburante, l'informazione, e da un nuovo motore: la produzione sociale.
 
Per più di 150 ani il costo di produzione, archiviazione e comunicazione della conoscenza e della cultura è stato estremamente elevato. Dai sistemi di stampa della metà del diciannovesimo secolo sino alle stazioni radiotelevisive della fine degli anni Venti e i grandi computer e i sistemi satellitari degli anni Ottanta, la produzione e lo scambio delle informazioni si è basato su di un modello industriale. I mercati e le comunità significative per questi beni e i costi fisici per raggiungere questi nuovi pubblici sono aumentati sistematicamente. Attraverso il periodo che noi associamo abitualmente sia con l'età industriale che con lo sviluppo dell'economia dell'informazione, la produzione di queste informazioni si è basata in maniera molto forte su di un modello industriale. Le persone che lo volevano, potevano mettersi insieme e creare un piccolo settimanale locale a bassa circolazione. Forse potevano anche creare una rete per la distribuzione dei loro pamphlet. Ma la sfera pubblica per la maggior parte del tempo era dominata da informazioni e conoscenze prodotte da uno o due dei grandi soggetti in grado di ammassare il capitale necessario per finanziare l'organizzazione e la struttura necessarie ad una produzione di massa delle informazioni: sia essa privata che di proprietà dello stato.
 
Oggi grazie alle reti sta cambiando tutto questo, ed è un cambiamento epocale per la nostra società. L'aspetto più importante di Internet, infatti, è la capacità di distribuire a tutti la capacità di calcolo, archiviazione e comunicazione. A questo punto nella storia la maggior parte delle persone - larghe élite nei paesi in via di sviluppo e fasce molto più ampie nei paesi del primo mondo - hanno sviluppato le capacità e i mezzi per produrre e scambiare informazioni, conoscenza e cultura. I personal computer, i telefoni cellulari, le fotocamere digitali, i registratori audio e video digitali, sono sempre più diffusi. Utilizzandoli, le persone hanno cominciato a incontrarsi, a produrre le proprie informazioni e la propria cultura. Stanno diventando soggetti attivi e partecipanti nella creazione dell'ambiente informativo, anziché essere solo dei soggetti passivi che ricevono beni precostituiti da altri soggetti del mercato o dalle agenzie governative.
 
Non fanno niente di speciale: dicono barzellette agli amici, danno una mano ai parenti o ai vicini oppure semplicemente rispondono alle domande di qualcun altro che chiede loro semplici informazioni come una indicazione su dove trovare un posto in città. Facendo così però producono un flusso stabile di informazioni e conversazioni culturali. Queste spaziano dal mondo dell'open source a Wikipedia, dalle fotografie ai cortometraggi. Quello che una volta sarebbe letteralmente evaporato nell'aria lasciando a poche persone la sensazione di aver partecipato ad una "piacevole conversazione", adesso viene archiviato e trasmesso come "bene-informazione" in diretta competizione con le informazioni prodotte dal modello industriale.
L'effetto di questi nuovi modi di produrre informazione e conoscenza sono profondi. Per prima cosa, dal punto di vista degli attori del mercato, rappresenta sia una minaccia che una opportunità. Per alcuni la produzione sociale dei beni, sia quando è fatta da individui da soli che quando essi partecipano a quella che io chiamo "peer-production", presenta una minaccia molto semplice: se prendiamo tutte le discussioni che hanno circondato Wikipedia, si nota che il punto centrale è il paragone tra l'enciclopedia online e la Britannica. Ma la vera minaccia di fondo, invece, è un'altra: verso le enciclopedie di base che vengono vendute ad adulti e soprattutto ai bambini a scuola, e che non hanno una possibilità reale di resistere contro Wikipedia. L'enciclopedia Britannica di sicuro sopravviverà perché sarà sempre in grado di produrre autorevolezza, mentre le altre enciclopedie commerciali no.
 
Più in generale, stiamo vedendo che ci sono aree in cui dominano ad esempio il software free ed open, come ad esempio nei web services. Ancor più interessante, ma meno apprezzato, è il fatto che vi siano delle ampie opportunità di business creato dal modello di produzione sociale. Sono sempre più numerose le aziende che adottano strategie in cui si adotta e non si compete con la produzione sociale o produzione dal basso. Il software di Ibm si basa moltissimo su Linux. Il business di Google è produrre giudizi rilevanti su quali pagine web siano più importanti, attraverso la raccolta di giudizi creati in modo sociale dal basso, utilizza server Linux, possiede Blogger e ha creato Google Video, e in generale sta lavorando alla creazione di una piattaforma in cui la produzione sociale serva sia da input che da output.
 
Ci sono molti altri sforzi simili, e sembrano tutti quanti disegnare un nuovo percorso in cui gli attori del mercato si adattano per coesistere con la nuova produzione sociale. Ma c'è anche altro, di cui tratto nel mio libro "The Wealth of Networks", la Ricchezza delle Reti: la ricerca della libertà da parte degli individui, il giornalismo e l'informazione diffusa in rete, la convergenza tra movimenti che mettono in crisi la produzione di conoscenza e beni basati su modelli proprietari. Quello che vedo, nel futuro, sono processi in cui l'apertura vincerà la guerra anche se le battaglie legali oggi vengono per lo più vinte dagli incumbent del vecchio modello industriale".
 
(© Nòva24 – Il Sole 24 Ore)
 
mercoledì 15 novembre 2006
 
Yochlai Benkler è professore di diritto alla Yale University, negli Stati Uniti. Studioso di temi legati alla proprietà intellettuale e alle nuove economie di rete,ha scritto negli anni numerosi testi sui "commons", i beni comuni dai quali Lawrence Lessig ha preso ispirazione per la sua licenza Creative Commons,e l’economia di rete, imodelli di produzione "aperti" e la brevettazione, l’impatto delle reti nel sistema normativo statunitense e internazionale. Il suo ultimo libro inedito in Italia, «The Wealth of Networks», La Ricchezza delle Reti, è già considerato un classico: in poco meno di seicento pagine l’autore disegna i tratti fondamentali della nuova economia che emerge dalla rete, e descrive come la produzione sociale stia trasformando i mercati e la libertà delle persone. Benkler analizza i modelli ed esplicita le regole che potrebbero essere alla base della società di domani.
(L’intervista prosegue sul blog di Nòva24)