La moneta di plastica
 
Cinquantasette anni fa un mondo senza contanti era inimmaginabile. Oggi, un mondo senza denaro di plastica, carte di credito e bancomat, è semplicemente impossibile. Domani, chissà. A fare la differenza, nel 1949, fu Frank McNamara e una cena con alcuni clienti al Major Cabin Grill di New York. A fine serata McNamara si rese conto con un certo imbarazzo di aver lasciato il contante a casa. Risolta la situazione con un prestito da un collega, nei giorni seguenti la leggenda tramandata dai bancari afferma che McNamara si fece una domanda epocale per l’era moderna: «Perché la gente deve limitarsi a spendere per quel che porta con sé e invece non per quel che può permettersi?».
 
In pochi mesi, insieme a Ralph Schneider e Casey Taylor, McNamara fondò il Diners Club, il «club di quelli che vanno a cena» e proprio all’inizio del 1950 pagò ai suoi colleghi la cena al Major Cabin Grill con una tesserina rettangolare di pochi centimetri di lato. Era la prima transazione con un inedito strumento di credito: la carta multiuso, che viene cioè accettata da esercizi commerciali diversi convenzionati.
 
Oggi il successo di questo tipo di strumenti è universale e permette di fare acquisti in tutto il mondo, senza più neanche bisogno di cambiare valuta, con una serie di modalità diverse. Sono principalmente due: le carte di credito (in cui il pagamento avviene a fine mese, per intero o rateizzato) e le carte di debito (che dispongono subito la transazione dal conto corrente), alle quali si sono aggiunte formule non vincolate a un conto corrente e di borsellino elettronico prepagato (un esempio è il PostePay), sino ad arrivare agli ultimi strumenti di pagamento online come PayPal che rendono la transazione totalmente immateriale. È il paradiso del denaro di plastica o plastic money, come dicono gli statunitensi.
 
Per rendere efficace ed efficiente il sistema introdotto già negli anni Venti da singole imprese per la vendita di carburante nella nascente industria automobilistica, però, era necessario aggiungere alla tessera di cartone e poi di plastica una banda magnetica e la doppia capacità di autenticazione tramite codice e verifica elettronica permessa dalla nascente industria informatica. Era necessario, cioè, trasformare i soldi prima in plastica e poi in bit. Che la carta di credito sia stata un’invenzione futuristica, e come tale legata all’immaginario dei primi scrittori di fantascienza, si può affermare senza bisogno di scomodare Isaac Asimov, Arthur C. Clarke o Guerre Stellari: le valute in uso sui pianeti più esotici e lontani sono "crediti" immateriali composti da bit o da "cristalli di valuta".
 
L’inventore riconosciuto del termine "carta di credito" è infatti Edward Bellamy, autore ottocentesco del romanzo utopistico «Guardando indietro» (l’espressione vi compare undici volte) pubblicato nel 1888. Bellamy non poteva però immaginare che dopo il Diners Club sarebbero comparsi Visa, MasterCard, American Express e gli altri circuiti di credito, né che l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, quest’anno avrebbe lanciato l’appello a incrementare l’utilizzo del denaro di plastica per le transazioni quotidiane. E nemmeno che l’attuale Finanziaria avrebbe previsto un futuro in cui le prestazioni professionali sopra i 100 euro dal 2008 venissero pagate o con assegni o con sistemi di pagamento basati su carte di credito o debito.
 
Già adesso il denaro fluisce abbondante su internet: secondo il Politecnico di Milano quest’anno il giro d’affari dell’e-commerce (fisiologicamente vincolato alle transazioni in plastica) in Italia sfiora i 4 miliardi di euro, mentre sono più di seicento milioni le transazioni effettuate da quel 70% di italiani che possiedono un bancomat o dal 40% che hanno una carta di credito. Mentre il denaro di plastica consente di migliorare la gestione personale tenendo traccia delle spese (e di ottenere i rimborsi dal datore di lavoro, prerogativa sempre più importante per le economie rivolte in modo sistematico verso il lavoro a progetto), pone anche un problema di sicurezza. Per i gestori delle carte, infatti, la sfida è mantenere entro limiti contenuti le truffe attraverso programmi di prevenzione, nuove tecnologie basate su microchip per l’autenticazione e, soprattutto, bloccando le transizioni fraudolente.
 
Intorno alle carte di credito è anche nato, soprattutto negli Stati Uniti, un problema legato agli alti tassi di interesse per il revolving delle spese, regolamentato solo in parte per quel Paese con il Fair Credit Billing Act, mentre le formule più complesse di gestione multilivello della carta (con impegni diversi e tassi differenziati per l’investimento) le hanno dato dignità di strumento finanziario a tutto tondo. Il vantaggio rispetto all’assegno è evidente soprattutto per i commercianti: la transazione è assicurata per evitare un crollo della fiducia nel sistema. Ma soprattutto, oggi non si rischia più di rimanere senza contanti a una cena importante né a New York né a Milano. Domani, chissà.
 
(© 14 dicembre 2006 - Nòva24 Il Sole 24 Ore)
mercoledì 20 dicembre 2006
Moneta di plastica
 
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