Questa è una storia d'amore. L’amore tra la finanza e una macchina: il computer. Una storia d’amore felicissima. Certo, era ancora impossibile immaginarsela il 20 marzo del 1602, quando la Compagnia Olandese delle Indie Orientali si quotò sulla piazza di Amsterdam, la prima impresa diventata pubblica e nella quale gli azionisti privati potevano investire suddividendo il rischio e così partecipando ai guadagni o alle perdite dell’azienda. Oppure, meglio ancora, quando – come narra la leggenda tramandata degli agenti di Borsa – nel tredicesimo secolo i mercanti fiamminghi di Bruges si ritrovavano d’abitudine nella casa di un certo Van der Burse. Dal cui nome si deve la nascita, nel 1309, della “Borsa” di Bruges: la prima al mondo.
Eppure, anche se ci sono voluti ottocento anni, alla fine i destini di due delle più grandi invenzioni umane si sono incrociati. È stato negli anni Ottanta che il computer ha incontrato ufficialmente i mercati. Ed è stato amore a prima vista. Di più: una dipendenza in piena regola. Oggi, infatti, nessuno dei due saprebbe più fare a meno dell’altro.
«Nei mercati regolamentati, ovvero le moderne Borse, l’utilizzo del computer è l’essenza stessa dell’attività», dice Enrico Dameri, cofondatore e presidente della pisana List e List Group. Lo può dire, perché è uno che se ne intende: da vent’anni il suo gruppo, fondato nel 1985 a Pisa all’ombra di una delle più importanti tradizioni informatiche universitarie italiane, progetta software che hanno un ruolo chiave nella storia d’amore tra finanza e computer. Come le piattaforme dei mercati elettronici di alcune Borse, ad esempio. Oppure, i sistemi per accedere al trading da parte degli operatori. O, ancora, le nuove piattaforme con le quali gli enti privati (principalmente le banche) a partire da novembre e in tutta Europa più in tre paesi del nord potranno operare le multilateral trading facility, vale a dire le "Borse private" previste dalla direttiva MiFID dell’Ue.
«In quest'ultimo settore – spiega a Nòva24 Dameri – l’informatica ha un ruolo ancora più importante: i sistemi di calcolo devono non solo essere affidabili, robusti e performanti, ma anche equi nel distribuire una informazione tra tutti i soggetti in competizione. Perché nei mercati finanziari non bisogna dimenticarci che ogni bit rappresenta cifre alle volte enormi». Sui mercati all’ingrosso, ad esempio, la pezzatura minima può essere di 500 mila euro, 2,5 milioni per il monetario. Gli errori, semplicemente, non sono consentiti. L’unico altro settore così esigente è quello militare.
Una Borsa, cioè un mercato regolamentato, consente di determinare sempre un prezzo per le azioni sulla base dell'incontro di domanda e offerta dei prodotti finanziari. Nell’intima relazione con il computer, questo si traduce in un software (e relativo hardware) in cui si accoppiano digitalmente le liste di offerte e domande, da cui estrarre il prezzo. Nella forma classica, il software è una piattaforma della Borsa, cioè una serie di server in grado di scalare molto rapidamente e con precisione nel caso di un picco di lavoro. Il recinto alle grida si trasforma in una “sala macchine” con fredde luci al neon, condizionatori d'aria sempre accesi e armadi metallici che contengono i computer.
«È grazie al computer – aggiunge Dameri – che la liquidità delle Borse è diventata quella a cui siamo abituati oggi». La liquidità, cioè la velocità e l’abbondanza di scambi sono l’indicatore della salute dei mercati e, in un certo senso, il pegno d’amore dell’informatica. In più, gli scambi costano meno, con reciproco vantaggio per operatori e investitori. E sono possibili alcune trasformazioni alle quali stiamo assistendo in questi anni.
Prima, durante il “fidanzamento” tra informatica e finanza, il rapporto era semplice: prodotti finanziari classici mostrati ognuno su un monitor diverso. Gli agenti di Borsa potevano accedere anche da lontano al recinto virtuale: più scambi, più velocemente. Poi, con il matrimonio vero e proprio tra i due mondi, ovvero lo sviluppo delle moderne piattaforme di trading, ha consentito di consolidare le postazioni, portando più prodotti e più Borse sullo stesso monitor. Sono nati nuovi prodotti finanziari, ai quali altrimenti sarebbe stato impossibile tener dietro. E sono anche nati nuovi software, specie di piccoli Cupido, in grado di analizzare, modellizzare, prevedere e agire. La macchina è più veloce dell’uomo: se ne accorgono ogni giorno ad esempio gli utenti di eBay, che vedono negli ultimi secondi di un’asta i rilanci automatici dei software di utenti smaliziati, impostati con regole precise per non superare determinate soglie.
Questi piccoli software-Amoretti, moderni Cupido della storia d'amore tra Borsa e computer, sono uno dei mercati più innovativi e competitivi dell'informatica: «Essere competitivi è fondamentale per i nostri clienti e per noi», aggiunge Dameri, che ha appena acquistato FMR Consultings, rafforzandosi nei sistemi di finanza quantitativa, analisi finanziaria, supporto decisionale e gestione del rischio.
Carlo V d'Asburgo, che disse la storica frase «Sul mio regno il sole non tramonta mai», intendendo letteralmente che quasi tutti i fusi orari della terra conosciuta erano sotto il suo scettro, rappresenta l’ambizione verso la quale l’informatica, tra le altre cose, sta spingendo le Borse. Sono gli odierni processi di consolidamento e fusione dei mercati, con l’obiettivo di creare circuiti internazionali regolamentati sui quali sia possibile operare 24 ore al giorno (per questo il sole non tramonta mai) a prezzi sempre più bassi. Questo, nella storia tra Borsa e computer, è qualcosa di più della felicità coniugale. Ne è quasi, per amor di metafora, il frutto delizioso: il figlio di un grande amore.
(© 2006 – Nòva24 Il Sole 24 Ore)