Da quota tremila metri sino al livello del mare: le connessioni senza fili (Wi-Fi) prendono piede nei comuni italiani. Sulle pendici dell'Etna, nella bassa padana, in Piemonte e in Toscana, al nord come al sud: i 6 mila comuni più piccoli, quelli dove vivono meno di cinquemila persone, in totale quasi dieci milioni di italiani, stanno scoprendo la tecnologia che consente di offrire connettività a larga banda a computer fissi e palmari senza bisogno di cavi.
Il primo esempio è quello dell'Etna: dal 2000 (anno di una rabbiosa eruzione del vulcano) l'uso degli hot spot, i punti di connessione senza fili, è aumentato per garantire a paesi, rifugi e stazioni scientifiche di monitoraggio la banda necessaria per trasmettere informazioni e - nei momenti di crisi - anche la voce, grazie alla tecnologia che instrada le comunicazioni audio attraverso la Rete, Voice over Ip. L'implementazione è stata curata dal piccolo provider catanese Videobank, che contribuisce alla trasformazione della valle dell'Etna in una Etna Valley senza fili.
Ma non solo: in Toscana, nella provincia di Pisa, quattro piccoli comuni (Lari, Casciana terme, Crespina e Lorenzana) hanno fatto ricorso alle connessioni senza fili (con una tecnologia più raffinata di quella in commercio per i privati, che consente di coprire solo zone per un raggio di una decina di metri) per garantire l'accesso ai cittadini e agli imprenditori locali.
A Villar Perosa, il comune piemontese dove d'estate si allena la Juventus davanti allo sfondo delle magnifiche quinte teatrali delle Alpi, è possibile sdraiarsi su di un prato, all'interno del centro polifunzionale comunale, e navigare in rete come se ci si trovasse in ufficio, davanti al Pc. Lì è stato illuminato dalla connessione senza fili anche lo stadio, per permettere ai tecnici della Vecchia signora e anche agli sportivi di mantenere quel filo invisibile e ormai indispensabile che oggi lega sempre più persone alle comunicazioni informatiche in rete.
Ancora, tuttavia, è presto per dire che la tecnologia Wi-Fi (il nome dello standard è 802.11b, ma anche l'11g è compatibile e più veloce) abbia preso piede definitivamente. Nata nel 1999, in meno di cinque anni si sta però abbondantemente diffondendo. A gran velocità, si potrebbe dire, rispetto ai 60 anni necessari alla televisione e ai 15 della telefonia mobile per diventare realmente universali. Segnale di un'accelerazione sempre maggiore delle tecnologie e del loro uso da parte di aziende e privati.
La diffusione nei comuni italiani, favorita dalla regolamentazione del ministero della Comunicazione riguardo ai luoghi aperti al pubblico, è spinta soprattutto dalla necessità che hanno le amministrazioni più piccole di poter avere un'offerta di connessione a banda larga. Almeno 5 mila tra i piccoli, infatti, non vengono raggiunti dai sistemi di connessione a larga banda tradizionale. Netsystem sta operando, in questo senso, offrendo una forma di connettività via satellite (con ritorno via cavo telefonico per i dati da inviare verso Internet) distribuita anche senza fili nell'ultimo miglio che viene già sfruttata sia da privati che dalle amministrazioni locali. In futuro, nei piani dell'azienda c'è quello di creare un'offerta pacchettizzata studiata appositamente per i piccoli comuni, con anche un incentivo di un anno sul costo della connettività.
La distribuzione uniforme di questo tipo di soluzione Wi-Fi, infatti, è il tassello che manca rispetto alla sensibilità dimostrata negli ultimi due anni dalle amministrazioni locali ma che sì è sviluppata, sinora, a macchia di leopardo. L'obiettivo di fornire connettività senza incorrere nelle pesanti spese di cablaggio, infatti, è perseguito internamente a molte amministrazioni per gli uffici. Ma anche i centri polifunzionali, che in molte piccole realtà vengono vissuti come reali centri di aggregazione sociale e perno del tempo libero e delle attività culturali del paese, traggono benefici dall'uso del Wi-Fi. Un modo, insomma, per combattere il Digital divide delle piccole realtà locali, e non solo quello.
In Liguria ci sono hot spot a Rapallo e Sestri Levante. In Piemonte, anche altri comuni si sono dotati di connessione senza fili per spazi pubblici: San Benedetto Belbo, in provincia di Cuneo, Val Sangone, Torino e Orsara Bormida, in provincia di Alessandria, per citarne tre. Il ministro dell'Innovazione tecnologica, Stanca, li ha definiti «un esempio per altri comuni per il miglioramento della vita dei cittadini».
A San Benedetto Belbo, il paese delle Langhe amato dallo scrittore Beppe Fenoglio, secondo il sindaco, Renato Fresia, lo scopo del Wi-Fi non è solo quello di eliminare il digital divide per i suoi 191 abitanti: «Nel nostro comune, dove non esistono sportelli bancari né stazioni dei Carabinieri, ci siamo dotati di un impianto pubblico di videocamere che ci permetteranno di tenere sotto controllo gli eventuali malintenzionati».
Anche Rovereto, in Trentino, ha inaugurato pochi giorni fa tre punti di accesso gratuiti (per il primo periodo) nelle strutture pubbliche del comune. Uno è stato posizionato nella sala di aspetto dell'Urp, l'ufficio relazioni con il pubblico. Per consentire - magari - di far controllare la posta ai cittadini durante le immancabili code.
L'Italia si va colorando di questi nuovi punti di accesso anche se, come risulta dalle prime analisi, la maggior parte degli hot spot è realizzata prevalentemente da aziende private. Lo spazio per le amministrazioni locali è molto ampio e l'opportunità, a parte i primi esempi, tutta da cogliere.
(© Il Sole 24 Ore)