Natale, tempo di regali. E spesso di infinite attese, soprattutto quando si paga con bancomat o carta di credito. Succede, infatti, nei giorni di maggior uso che il servizio sia rallentato: sovraccarico di linea o piccole défaillances tecniche possono tradursi in qualche fastidioso minuto di attesa. O, addirittura, nella necessità di usare il contante se la "macchinetta" proprio non vuole funzionare.
Il futuro della moneta di plastica, cioè delle transazioni che avvengono attraverso carta di credito o debito (bancomat), passa anche da qui. Ma il viaggio che il denaro virtuale fa è molto più complesso e interessante, anche perché dopo la nascita dell’euro ci stiamo avvicinando a una rivoluzione, ben nota agli addetti ai lavori, che dovrebbe rendere più efficienti i meccanismi di pagamento interbancari e — di conseguenza — anche più conveniente per i consumatori l’uso di questi strumenti.
Nel 2010, infatti, in Europa verrà avviata l’area unica di pagamenti in euro (Single euro payments area, o Sepa) che sostituirà alla stanza di compensazione nazionale per i pagamenti non in moneta contante quella unica europea degli Stati aderenti all’euro. La normativa Sepa era stata prevista nel 2000 all’interno dell’agenda di Lisbona ed è poi diventata legge comunitaria nel luglio 2003: è uno dei passi fondamentali pensati a Lisbona per trasformare l’Unione nella più forte potenza economica al mondo entro il 2010.
Andiamo però con ordine. Dal punto di vista bancario la logica della transazione economica, quando ad esempio si paga una cena al ristorante con il bancomat, è abbastanza semplice. Dal terminale per i pagamenti Pos del ristoratore, infatti, viene avviata una comunicazione con il gestore del servizio per autorizzare presso la banca del cliente la transazione economica a favore dell’esercente, di cui vengono fornite a sua volta le coordinate bancarie. La banca del cliente poi effettua la doppia operazione contabile di prelievo da un lato e di accredito sul conto della banca del commerciante dall’altro, calcolando anche la commissione dell’operazione.
Per cliente e ristoratore l’operazione è finita, ma non per gli istituti di credito, che devono ancora svolgere molte operazioni di clearing: i soldi infatti ancora non sono materialmente transitati né, probabilmente, lo faranno mai. A fine giornata dalla stanza di compensazione interbancaria viene chiusa la contabilità e così i singoli istituti di credito sanno di quanto sono in credito e da parte chi, e di quanto sono indebito e verso quale altra banca. Per gli istituti la liquidità di cassa è un costo, quindi cercano di minimizzare sia i trasferimenti sia soprattutto il deposito, visto anche che il giorno dopo le situazioni contabili di credito e debito si muoveranno ancora.
Con l’arrivo di Sepa nel 2010, inoltre, le cose cambieranno in maniera ulteriore: la nuova stanza di compensazione unica europea implica infatti un adeguamento tecnologico e di procedure notevole che se non viene eseguito seguendo gli standard (come è nel 42% dei casi in Europa per gli istituti di credito) porta con sé una riduzione compresa tra il 38 e il 62% del fatturato complessivo derivante dalle commissioni bancarie. Vuol cioè dire perdere potenzialmente tra i 18 e i 29 miliardi di euro di possibile guadagno per le banche, secondo una stima fatta dalla società di consulenza Capgemini.
È la tecnologia la chiave del business in questo settore: lo strumento che permette non solo di rendere sempre più pervasiva la moneta di plastica (aiutata anche dalla crescente importanza degli strumenti di pagamento online e dai pagamenti "Moto", cioè le adesioni telefoniche con carta di credito alle vendite da catalogo o televisive) ma anche di renderla più innovativa sotto la spinta dell’apertura del sistema bancario in Europa che sta portando a una crescente concorrenza. «L’opportunità dal punto di vista tecnico — spiega Alessandro Giaume, direttore del settore Large enterprise di Sap Italia — è quella di progettare e innovare ad esempio allineando le anagrafiche, migliorando la banda a disposizione e aumentando la capacità di scalare dei sistemi».
Rispetto alla teoria finanziaria, la pratica digitale del pagamento di una cena al ristorante con il bancomat è infatti più complessa e i bit che compongono la moneta virtuale compiono giri ancora più tortuosi. Il primo passaggio è quello in realtà responsabile di buona parte dei rallentamenti: la linea telefonica che collega i Pos al gestore dei servizi interbancari. L’apparecchio, prodotto da uno dei numerosi attori del mercato, non proviene da uno dei circuiti ma dalla banca dell’esercente, cioè in ultima analisi dalla società di servizi che ha stipulato con essa il contratto di fornitura.
La linea telefonica e il sistema informatico che raccolgono l’informazione sono quindi diversi a seconda della combinazione (e del tipo di contratto stipulato), portando talvolta a problemi di sovraccarico per la società che si occupa di indirizzare i bit verso la banca e il circuito del gestore. Da qui i passaggi sono ancora frammentati prima che la transazione vada a buon fine: i soggetti che collaborano per garantire la transazione adesso crittata (il passaggio dal Pos sul doppino telefonico avviene spesso in chiaro, a differenza di quello via internet); le differenti applicazioni server utilizzate per gestire i passaggi contabili tra le diverse società e all’interno della banca stessa.
È un approccio diverso da quello di altri Paesi. In Germania, ad esempio, le Poste, dopo aver acquisito dalle banche le operazioni, il personale, le infrastrutture e le tecnologie, stanno diventando il gestore principale su piazza, razionalizzando il mercato tedesco. In Italia le società interbancarie per la gestione delle reti e dei servizi bancari e finanziari ruotano attorno a vari attori, il principale dei quali è Sia-Ssb, e sotto di loro orbitano decine e decine di piccole e grandi società di tecnologia che svolgono ruoli non solo strumentali.
Andata a buon fine la transazione, cioè garantito che chi paga ha i soldi per farlo e che chi riceve ne abbia diritto, i bit non si dissolvono ma si riciclano: nell’archivio storico utilizzato per le rendicontazioni, estratti del conto corrente, "miniera" di dati utili per gli analisti della banca che studiano nuove formule di incentivo all’uso dei servizi e altre decine di adempimenti documentali necessari. Alla fine, se alle volte pagare la cena col bancomat sotto Natale richiede più di venti secondi, forse qualche motivo c’è.
(© 21 dicembre 2006 – Nòva24 Il Sole 24 Ore)