Tutti pazzi per l'Italia. E' la parola d'ordine a Sydney, la maggiore città australiana insieme a Melbourne, che quasi ammattisce per l'arte, la cultura e la moda italiana. Aiutata, certo, da due settimane di bombardamento mediatico di stampa, radio e tivù senza intermezzi: la Ferrari che conquista il suo quarto titolo mondiale, Valentino Rossi che viene a vincere per la terza volta il MotoGP australiano (e per i fan della Ducati, Capirossi si piazza buon secondo), gli azzurri del rugby adottati come seconda squadra dai ragazzini del Nuovo Galles del sud, lo stato di Sydney.
Ma all'ombra delle due architetture più famose d'Oceania, l'Opera house che ha appena compiuto trenta anni di vita e il ponte della Baia di Sydney, l'Italia è qualcosa di più che non un'immagine lontana, da cartolina.
Il principale quotidiano della città, il Sydney Morning Herald, ha seguito con trepidazione l'arrivo in città del prototipo di Alfa Romeo destinato al salone australiano internazionale dell'auto della scorsa settimana. Arrivando a paragonare i lievi danni avvenuti durante il trasporto allo «sfortunato danneggiamento di un'opera d'arte moderna». E sempre l'Alfa Romeo insieme a Maserati sono le macchine più sognate e più richieste per le brochure pubblicitarie: complemento d'eccezione per l'immagine di coppie felici in viaggio tra le spiagge e le valli del Nuovo Galles alla guida di Duetto d'annata o del moderno Spider della casa del biscione. Che sorprassa di buona misura il mito della Porsche tra le sportive "possibili", come scrive il quotidiano The Australian.
Nel distretto finanziario di Sydney, intorno a Market street, a pranzo si mangia negli "Espresso sandwich bar", dove campeggiano le insegne di Lavazza e San Pellegrino. Si gustano piatti di "Ravioli bolognesi" o "Tortellini boscaiola", annaffiandoli, magari, con l'immancabile "double cappuccino" che, stranezza mai riscontrata negli Usa o in Gran Bretagna, qui costa quanto in Italia. La qualità del caffè è garantita anche dalla macchina: c'è chi usa Bezzera, made in via Paolo Sarpi a Milano poco prima della guerra, con libretto delle istruzioni strettamente in francese, come si usava una volta per i prodotti da esportazione. Per i clienti più esigenti, è anche possibile chiedere la zuppa del giorno, magari un "traditional minestrone", oppure una "fantasia spaghetti" con uova e verdure.
Nell'unico paese anglofono in cui è possibile indossare un paio di jeans senza essere considerati dei provinciali appena giunti dalla campagna, l'Italia non è solo la terra dei sogni, un posto irreale dove Milano, Roma e Napoli si mescolano nella fantasia dei locali in un'unica città. A Sydney, invece, la moda italiana è maestra senza rivali di stile ed è stata anche la leva per far crescere la cultura locale negli ultimi venti anni. «L'immigrazione italiana e il commercio con il nostro paese - dice Nicholas Carè, segretario generale della Camera di commercio e dell'industria italiana di Sydney - ha insegnato agli australiani ad essere più internazionali nell'alimentazione, nel modo di vestire, nello stile di vita».
Il 10% dei venti milioni di abitanti del Paese sono infatti di origine italiana, anche se i numeri reali sono probabilmente più alti. Concentrati tra Sydney e Melbourne, inseriti ai massimi livelli del business australiano. Anche la prima generazione ha lasciato un segno positivo nelle città, come per Rinaldo Fabbro, imprenditore veneto oggi a riposo: da giovane, in Italia, era stato partigiano, a Sydney invece ha fondato la Fabbrostone e costruito quasi tutti i principali palazzi della città, dalle villette dei sobborghi ai grattacieli del centro. E sono ingegneri di origine italiani quelli che lavorano al nuovo tunnel sotto la baia, l'opera destinata a rivoluzionare il traffico di Sydney dei prossimi anni. Tanto che, mentre è in corso la rassegna del cinema italiano, il Museo di arte contemporanea ha allestito una mostra, Italians, che rimarrà aperta sino a dicembre, il cuore dell'estate australiana.
Il tema è l'archeologia sociale dell'immigrazione italiana: artefatti, ricordi, oggetti di chi, dopo la guerra, arrivò a Sydney soprattutto dal Veneto, dalla Calabria, ma anche da altre regioni d'Italia per costruire un pezzetto della moderna Australia. Ci sono rosari e immagini di Padre Pio insieme a sillabari e utensili che oggi possiamo forse trovare nelle soffitte delle case dei nonni, oltre all'immancabile Vespa (ultimo modello, rosso Ferrari) e ai gagliardetti di Fiorentina e Inter.
L'Italia non è solo il terzo paese da cui importare, ma anche il secondo verso cui esportare, tra quelli dell'Unione europea. Nel mix multiculturale locale non ancora sedimentato dal tempo, com'è ad esempio per New York, il Belpaese è una guida rispettata nello stile, nell'arte e – soprattutto – nella storia. L'unica materia prima, peraltro, di cui gli australiani con un po' di imbarazzo si dicono privi.
(© Il Sole 24 Ore)