La comunicazione, istruzioni per l’uso
 
L’uscita di Rovereto della linea uno del metrò di Milano sembra risentire in modo particolare dei suoi quarantadue anni di vita. Si apre a poche decine di metri da viale Monza, l’asse lungo il quale già nel luglio del 1876 la Società Anonima degli Omnibus aveva inaugurato la prima ippovia su binari: una tranvia a cavalli che univa la città meneghina a Monza. In uno scenario di prima periferia, tra palazzi dell’Ottocento e spazi industriali dismessi e riadattati a funzioni diverse, ha sede NextMedia Lab al civico 10 di via Rovereto, una traversa del viale, appena prima del tronco destro del fascio di binari che fuoriesce dai piazzali della Stazione Centrale e compie una lunga curva attraverso la città piegando verso sud.
 
Iniziamo da qui questo viaggio attraverso le professioni della comunicazione. Ma prima di entrare nel cortile della palazzina di inizio secolo, cerchiamo di capire il motivo e soprattutto i modi di questo viaggio. Negli ultimi quindici anni il settore della comunicazione in Italia è cresciuto di importanza in maniera significativa e ha cominciato ad attrarre un numero sempre maggiore di persone: sia dal punto di vista occupazionale sia, com’era prevedibile, da quello connesso della formazione. Gli iscritti ai corsi di laurea con competenze specifiche o parte di archi disciplinari collegati in maniera più o meno diretta con il comparto delle “professioni della comunicazione” si sono moltiplicati al ritmo di due o tre volte l’anno. Ogni anno, sin da prima della creazione delle facoltà di Scienze della Comunicazione negli anni Novanta.
 
Attualmente, per i quasi ottantamila studenti italiani, l’offerta formativa è estremamente ampia e sempre più segmentata, com’è caratteristico nel momento in cui il mercato del lavoro giunge a maturità e al suo interno evolvono e poi si consolidano le principali specializzazioni. Ma vedremo nel dettaglio, nel sesto capitolo, quali sono le dimensioni reali di questo fenomeno.
 
Lo scopo di questo breve viaggio – nato da una “tavola rotonda” congiunta tra la casa editrice del Sole 24 ORE e la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM– non è quello di definire o illustrare in maniera dettagliata l’offerta formativa presente sul mercato né tantomeno di raccontare la storia delle diverse professioni, disegnando una tassonomia che sarebbe oltremodo complessa e che è stata abbondantemente fotografata in tempi diversi dai numerosi manuali e studi realizzati da esperti e ricercatori universitari. L’ambizione, piccola solo in apparenza, di questo lavoro è quella di cercare di individuare i tratti salienti di dieci macro-aree che rappresentano i principali settori o attività in cui si realizza oggi il mestiere del comunicatore. Tra questi, giova dirlo fin da subito, c’è un intruso: la professione del giornalista. Per tranquillizzare gli iscritti attuali e futuri all’albo professionale, si deve infatti sottolineare che il giornalismo è un’attività di informazione e non di comunicazione, sulla base di una distinzione intuitiva anche se problematica e sempre più spesso messa in discussione sia dagli studiosi del settore che dal buon senso del pubblico, nonché abbastanza di frequente dagli stessi diretti interessati. Escluderla dal novero delle professioni della comunicazione, però, sarebbe stato un atto arbitrario e un modo per frustrare i tanti che intendono incamminarsi verso questo mestiere in fortissima e imprevedibile evoluzione.
 
Il criterio che ha portato all’individuazione delle altre nove aree, invece, è ispirato soprattutto a una logica di comprensione e di orientamento: la ricognizione delle professioni della comunicazione intende infatti  fungere da bussola per chi si voglia avvicinare a questo insieme di mestieri affatto diversi, oppure per chi desideri riflettere su quali tendenze e quali opportunità sono prevedibili nel prossimo futuro per queste professioni. Per questi motivi, nelle pagine che seguono non troverete né gli elementi caratteristici di una guida a questa o quella particolare attività né tantomeno delle analisi strutturali dei singoli settori, che sarebbero materia per economisti ed esperti nelle dinamiche dei mercati del lavoro. Piuttosto, troverete gli elementi di base per cominciare a capire quale possa essere il mestiere “per voi” e quali siano le principali tendenze all’opera nella sua definizione ed evoluzione.
 
Infine, un “capitolo zero”, quello che state leggendo, al quale si è voluto far svolgere un doppio lavoro. Da un lato, quello di breve introduzione metodologica per capire come usare queste pagine. Dall’altro, anche e soprattutto, per risolvere fin dalle prime pagine un “impiccio” che altrimenti avrebbe assillato per tutto il resto del volume. L’impiccio è l’ambiguità di fondo che, a partire dagli anni Settanta, segna la comparsa dell’espressione “nuovi media” e delle connesse “nuove tecnologie” di comunicazione, entrate nel lessico comune a partire dagli anni Novanta anche nel nostro Paese.
 
Tra gli studiosi vi è un dibattito aperto e molto ricco di spunti e idee sul significato e sulla portata di questo elemento di novità, che in qualche modo investe anche l’aggettivo stesso utilizzato per descriverlo e che suona sostanzialmente ambiguo. Infatti, “nuovo” prevederebbe sia l’omogeneità degli elementi riconducibili a questa etichetta sia una chiara dicotomia tra i “vecchi” mezzi analogici e di massa e gli attuali “nuovi media”. Ma una distinzione così chiara, secondo molti, semplicemente non esiste, almeno nella prassi quotidiana.
 
Dal nostro punto di vista, entrare in questo dibattito significherebbe perdere di vista il nostro obiettivo e la realtà pratica delle attività professionali, che ogni giorno sfumano la distinzione vivendola in maniera fluida più che non ribadendone in modo accademico l’articolazione. Inoltre, diventerebbe quasi inevitabile scrivere un doppio di ogni capitolo: le professioni della comunicazione nella pubblica amministrazione, per esempio, richiederebbero una seconda parte dedicata all’utilizzo dei nuovi media da parte della PA, e così via.
 
Per questo, all’ora di pranzo di un normale giorno di primavera, entra in gioco la fermata di Rovereto della metropolitana di Milano e la palazzina di inizio secolo nel cui cortile ha sede in millecinquecento metri quadrati un’attività particolare. Addentrarci per alcune pagine nella sede di NextMedia Lab è il modo per affrontare il tema dei “nuovi” e dei “prossimi” media, delle tecnologie e dei linguaggi, dandoli poi per acquisiti e trattandoli come elementi consolidati del panorama professionale che descriveremo in ciascun capitolo, senza alcuna soluzione di continuità ulteriore.
 
(© Antonio Dini – Il Sole 24 Ore Editore)
lunedì 22 maggio 2006
Primo paragrafo del primo capitolo del libro pubblicato nel giugno 2006,
“Le professioni della comunicazione”.
Una piccola bussola, con sedici “poli”, per orientarsi nel  viaggio attraverso  lo sconosciuto mondo del comunicare.
Un viaggio semplice, veloce, ma allo stesso tempo capace di offrire un primo colpo d’occhio su panorami non sempre noti a tutti. Un ultimo giro di tavolo prima di cominciare una vita dalla parte di chi  ha deciso che vuole comunicare...