Esiste un luogo dove produrre sogni? O un ufficio in cui lavorare?
Può accadere su di un tavolo da disegno in una piccola cittadina della Sardegna o in un palazzo affacciato sulla laguna di Venezia. Oppure, perché no, su una consunta tavoletta di legno insieme alla quale girare per l'Europa. Ma anche in una minuscola stanza di un appartamento in condivisione nella cintura milanese. Impegnati a lavorare con fatica, giorno dopo giorno, appassionati per una produzione che non può essere interrotta, per le scadenze che devono essere rispettate. Incasellati in un distretto industriale grande quanto tutta l'Italia, con il suo centro a Milano. Producendo senza sosta per un mercato di 52 paesi.
C'è chi si è scoperto artigiano dei sogni quasi per caso o chi voleva fare tutt'altro, e c'è chi invece l'ha iniziato a desiderare fin da bambino. C'è chi vive a La Maddalena, o a Sulmona, oppure chi, durante le ore del giorno, fa l'assicuratore a Torino o il bancario a Venezia. Alcuni sono giovani amanti di cinema e fumetti, ancora stupiti di poter partecipare a tanto onore (e a tanta fatica). Altri sono distinti signori di mezza età, che amano la pittura del Rinascimento, oppure anziani professionisti che hanno ormai superato l'età della pensione.
Ma c'è, poi, un'età della pensione per chi produce sogni?
Oggi sono circa duecentocinquanta ma, nella storia italiana da prima della guerra fino ai nostri giorni, sono stati più del doppio. Insieme formano un'élite particolare, conosciuta e celebrata in tutto il mondo: sono i Disney italiani, gli artisti (sceneggiatori e disegnatori) free-lance che realizzano più dei due terzi delle storie di Topolino e Paperino destinate a essere lette dai bambini di tutto il pianeta.
Il loro quartier generale è a Milano, in via Sandri, tra via Montebello e via Moscova. A un passo dagli imponenti palazzi settecenteschi dove hanno trovato sede grandi istituti bancari o studi legali di lunga tradizione. Ma anche a poche decine di metri dall'ufficio Immigrazione della Questura di Milano, davanti al quale fanno la coda fin dalle prime luci dell'alba schiere di irregolari in cerca di un timbro che gli permetta di rimanere in Italia.
Oltre i platani di via Sandri, dietro le porte a vetri e l'immancabile macchina per timbrare il cartellino, si spalanca l'atrio illuminato della Disney Italia. Dietro al bancone dei portieri, campeggia una statua in legno chiaro, dedicata al topo inventato nel 1928 da Walt Disney come cartone animato. E nel nitore minimalista della sala l'arredamento è composto quasi esclusivamente dalle locandine degli ultimi film a cartoni animati della multinazionale americana: Toy Story, Atlantis e Monsters & Co. Ma ci sono anche i nuovi fumetti, come Witch, il prezioso tesoro inventato proprio nelle stanze della Disney italiana. Nei sei piani del palazzo, invece, le redazioni e gli uffici dei manager sono invasi dalle copie di Topolino e delle altre pubblicazioni. E anche dai cartonati, dai gadget, dai giocattoli prodotti dall'azienda, in un'esplosione di colori e forme infantili che sommerge i tavoli e straripa dalle scaffalature. Non c'è posto, neanche nelle sale riunioni, in cui non faccia capolino Donald Duck o Mickey Mouse, o almeno uno dei sette nani, o una fatina (come Campanellino), o una delle bambine-streghe di Witch.
Persino nei seminterrati. Lì, accanto alle sale dedicate all'esposizione del merchandising Disney, ci sono le stanze per le videoconferenze, dove ogni giorno autori e disegnatori che realizzano gli albi a fumetti collegati alla produzione dei film lavorano insieme ai loro colleghi americani di Burbank, in California, la fabbrica dell'animazione Disney e il quartier generale dell'azienda. E ovunque, tra mobili e scrivanie, ci sono le immagini dei personaggi famosi in tutto il mondo.
Questa è la Disney Italia, qui ogni anno passano quasi trentamila pagine di disegni e vengono pubblicati più di trenta mensili, da Witch a Zio Paperone, e un settimanale, Topolino. E' un'industria che quest'anno produrrà quasi 29 milioni di copie in Italia, ma le sue storie sono la linfa vitale per altre 270 pubblicazioni Disney sparse in tutto il mondo, che complessivamente arrivano a 230 milioni di copie. Le storie realizzate dagli autori italiani, infatti, vengono lette anche dai bambini di tutto il resto del mondo: dei paesi europei, anche dell'est, come Polonia, Repubblica Ceca, Russia, e del Sud America, della Cina, dell'Indonesia e del Giappone.
Il successo e la capacità degli autori italiani di eguagliare e superare i maestri americani affonda le sue radici nella tradizione della scuola del nostro Paese. Vale la pena ripercorrerne la storia, per capire che cosa è la Disney italiana oggi.
"In Italia i comics americani della Disney sono arrivati alla fine del 1932, pochi mesi dopo la loro nascita negli Stati Uniti - spiega Alessandro Belloni, direttore generale del publishing italiano e vice presidente mondiale dell'editoria Disney per ragazzi - prima con Mario Nerbini e poi con Arnoldo Mondadori, che era legato da un rapporto speciale di grande amicizia con Walt Disney". Da allora, nonostante le censure del fascismo (che però non colpirono Topolino perché ne erano appassionati, si racconta, anche i figli del Duce), le tirature aumentarono e con esse il bisogno di storie sempre nuove da pubblicare.
La scuola italiana nacque allora, a cavallo della guerra, composta da autori che per decine di anni sono rimasti sconosciuti al pubblico che li leggeva. L'accordo siglato con Disney da Mondadori, infatti, prevedeva che come unica firma comparisse solo la sigla universalmente riconoscibile di Walt, "per non ingenerare confusione nei piccoli lettori". Da allora sono passati più di cinquanta anni prima che gli italiani potessero firmare le loro storie. Intanto il Topolino di prima della guerra era cambiato e stava diventando un clamoroso successo editoriale grazie anche a un nuovo formato. Arnoldo Mondadori, infatti, pubblicava dal 1948 Selezione, l'edizione italiana del Reader's Digest, in un formato tascabile stampato da una rotativa dedicata allo scopo ed estremamente costosa. Per sfruttarla al massimo delle capacità, Mondadori fece rimpicciolire Topolino, che rimase sostanzialmente immutato fino ai nostri giorni. Fu un successo di pubblico e di concorrenza: nacquero decine di imitazioni con il formato degli albi pocket e Topolino divenne un eroe della cultura popolare italiana, oltre che un fenomeno editoriale.
Il successo, però, aumentava anche la necessità di sempre nuove avventure del piccolo topo con l'amico Pippo e dello sfortunato Paperino, circondato dallo zio avaro e dai tre nipotini che tutti conoscono. Un bisogno che ha creato una vera un'industria. Mentre negli Stati Uniti l'azienda fondata da Walt Disney cresceva fino a diventare un gigante che oggi poggia i suoi piedi soprattutto sul mercato cinematografico e su quello dei parchi tematici, anche in Italia il mercato dei fumetti aumentava sempre di più le sue dimensioni, entrava a far parte della cultura del nostro paese e formava generazioni di artisti capaci di interpretare i personaggi Disney in infinite storie sempre rispettose delle loro caratteristiche originali.
Poi, nel 1988, è suonata l'ora di un cambiamento molto importante per l'Italia: la fine della licenza Mondadori e la nascita della Walt Disney Company Italia. I risultati, dopo un precedente periodo di stanca nel mercato dei fumetti, sono stati più che lusinghieri fin dal primo anno. E la stessa cosa è successa nel 1991, con l'incorporazione anche del settore dei libri per bambini, rimasto per tre anni alla Mondadori.
Pochi anni dopo, gli autori italiani Disney hanno trovato ufficialmente anche una scuola dove formarsi: l'Accademia Disney, fondata nel 1993 e affidata allo scomparso Giovan Battista Carpi, uno dei migliori artisti Disney italiani. Oggi la responsabilità dell'Accademia è passata a uno dei suoi allievi, Roberto Santillo. "L'Accademia ha diplomato più di 170 persone - racconta Santillo - tra autori, disegnatori, grafici, illustratori. E' cresciuta fino a diventare un laboratorio per la creatività a tutto tondo, ed è l'unica struttura di questo genere nel mondo, per quanto riguarda la Disney e non solo". Entrare nell'Accademia è un privilegio ambito, ma Disney apre i suoi corsi solo quando avverte la necessità di formare nuovi artisti. E' una scuola aziendale, ma vi si respira la stessa aria dei laboratori d'arte.
Per la Disney italiana oggi il punto di forza è sempre Topolino, il settimanale che a dicembre di quest'anno compie settanta anni e sul quale passa la maggior parte della produzione di storie nuove che, pochi mesi dopo, saranno ripubblicate in tutte il mondo. Ma sono importanti anche le testate come Zio Paperone, che ristampano con piacere filologico le vecchie storie degli autori più famosi. Perché gli appassionati di topi e paperi, come li chiamano alla Disney, sono i bambini ma anche gli adulti cresciuti negli anni del boom economico con le storie di Paperino pendolare in una caotica Paperopoli disegnata guardando il traffico di Milano. E poi le nuove produzioni, studiate e realizzate in Italia ma divenute un successo internazionale, come Pk, la versione da super eroe di Paperinik, Witch, con le piccole streghe che difendono il mondo, e X Mickey, il Topolino per bambini che entra in contatto con la magia di un mondo parallelo senza tempo. Per raccontare come la Disney Italia si stia trasformando in un moderno Marco Polo che fa viaggiare le sue storie in tutto il mondo, fino alla Cina e addirittura al Giappone, il mercato più chiuso e il maggior concorrente, con la sua produzione sterminata di fumetti e cartoni animati popolati di robot e samurai, bisogna incontrare i registi dell'industria Disney italiana. La maggior parte dei quali sono donne.
Claretta Muci è al timone dell'ammiraglia, Topolino. Forte di più di 330 mila copie ogni settimana e di tre milioni di lettori (due dei quali sono adulti), è anche al vertice della macchina che ogni settimana produce centinaia di tavole disegnate. "Ogni storia di Topolino - spiega la direttrice - segue un percorso molto lungo, che parte dal soggetto e passa alla sceneggiatura, un lavoro di un paio di settimane, e poi al disegno, più di un mese. Senza contare tutta l'attività redazionale di preparazione per la pubblicazione, compresa la scrittura del testo nei balloon, che viene fatta ancora a mano dalle nostre letteriste". Ma Topolino non è solo storie a fumetti. E' anche un mondo nel quale i bambini entrano identificandosi e scrivendo ai loro personaggi preferiti, o improvvisandosi "toporecensori" dei libri che hanno letto per la scuola. "Amo tantissimo le loro lettere - dice Claretta, che guarda alcuni dei fogli come Zio Paperone guarderebbe le sue banconote - e rispondiamo a tutte. E' importantissimo che Topolino diventi un settimanale sempre più dinamico, con storie sempre più belle ma che non smetta mai di parlare direttamente con i suoi piccoli lettori".
Sulla poltrona principale della cosiddetta area 2 siede una giovane direttrice. Trentaquattro anni, Valentina De Poli è responsabile delle testate per i più piccoli, del magazine Art Attack e, soprattutto, di Witch. E' il fenomeno editoriale dell'ultimo anno, la prima serie di fumetti Disney con protagoniste normali ragazzine e non animali antropomorfi, che alternano le loro avventure magiche alla vita quotidiana di adolescenti. Un prodotto che non ha mai smesso di crescere in termini di copie vendute in Italia e nei 24 paesi di tutto il mondo in cui viene tradotto (ultimo acquisto, la Cina, dove ufficialmente di Topolino si era sempre sentito parlare molto poco). In Italia è passato dalle 80 mila copie mensili del primo numero, dell'aprile 2001, alle quasi 200 mila di oggi. E la stessa cosa succede nel resto del mondo. Un solo esempio: in Finlandia una ragazzina ogni quattro legge Witch. La tiratura complessiva, nei 24 paesi, è arrivata a più di due milioni e mezzo di copie e continua a crescere. Le lettrici sono bambine figlie del loro tempo: "Ci scrivono tantissime email", spiega la direttrice, e il sito Internet italiano dedicato al fumetto viene visitato regolarmente da 300 mila ragazze. Ma soprattutto, Witch è un prodotto nato a tavolino in Italia per conquistare quella fascia di mercato, le adolescenti tra i 10 e i 14 anni, che si è rivelato vincente in tutto il mondo.
Non è un segreto del mestiere, ma una fortuna necessaria per dirigere queste testate quella di essere un po' bambine o un po' adolescenti. Lo ricorda Claretta Muci guardando il suo ultimo compagno di giochi: X Mickey, un'altra invenzione tutta italiana che racconta le storie di Topolino in un mondo dell'impossibile, sognante e al tempo stesso lievemente horror. A fare da spalla al topo, Pipwolf, magico parente alla lontana di Pippo. Che qualche sospetto ai bambini lo ha fatto venire: c'è chi gli scrive "Lo sai che assomigli tanto a un certo Pippo? Guarda, ti mando una sua fotografia". La foto, poi, altro non è che una vignetta ritagliata da Topolino. Ma Pipwolf risponde, con la penna di Claretta, che lui questo "Pippo" non lo conosce e non gli somiglia neanche un po'. Il sospettoso bambino, però, non si lascerà convincere così facilmente.
Infine, la terza donna è Lidia Cannatella, una tranquilla signora che lavora nell'unico ufficio sgombro da fumetti affastellati. Al muro, pochi (e preziosi) disegni originali e tante foto di gatti. Nell'archivio del suo Macintosh, però, ci sono gli indirizzi di quasi tutti i collezionisti di fumetti Disney del pianeta. E nella sua testa, conservate con ancor maggiore precisione, migliaia di storie degli autori italiani e stranieri del mondo Disney. Lei è la memoria storica che sceglie e produce le pubblicazioni come Zio Paperone o i volumi dedicati alle librerie, ripescando le storie indimenticabili che i manager acquistano con la scusa di "leggerle ai figli più piccoli". Dal 1994, con la creazione del primo speciale dedicato all'avaro più famoso del mondo dei fumetti e a Carl Barks, il suo disegnatore d'eccezione, questa signora minuta e sempre pronta a sorridere ha lanciato la rivoluzione della riscoperta critica dei tesori rari della Disney. Anche per lei, vale la regola che i fumetti Disney sono prima di tutto una passione. Dopo dieci minuti nel suo ufficio, infatti, Milano scompare e i rumori del traffico sembrano quelli di Paperopoli. In quel momento, parlare di paperi e di topi come di persone reali diventa la cosa più normale del mondo.
L'artefice del successo internazionale della Disney italiana, che ha saputo sfruttare il patrimonio accumulato in settanta anni di storia, è però Alessandro Belloni, in Disney dal 1992. "Il nostro vero asset è formato dalla costellazione di autori free-lance e dalla nostra piattaforma creativa" dice Belloni. Un patrimonio che ha portato la Disney Italia a divenire il centro della produzione di storie a fumetti per tutto il mondo: 52 paesi, dall'Europa alla Russia, dal Sud America fino alla Cina. Ma, andando ancora oltre, c'è un obiettivo ancora più ambizioso e rivoluzionario. E' il Giappone, con la sua sterminata produzione di manga, i fumetti locali. Un paese dove l'azienda di Burbank non ha mai avuto una forte penetrazione, schiacciata finora da un mercato gigantesco ma chiuso su se stesso. In questi mesi la Disney italiana e l'Accademia Disney, insieme a Kodansha, leader dell'editoria giapponese, hanno stretto un accordo. L'obiettivo di questa operazione è quello di insegnare agli artisti giapponesi gli standard Disney per coinvolgerli nella produzione di storie firmate da "Zio Walt", come viene chiamato negli Stati Uniti il fondatore, arricchendo così la tradizione dell'azienda con le loro caratteristiche.
"Da un punto di vista culturale - spiega Belloni - questa strategia a noi fa particolarmente bene, perché nell'ambito del fumetto possiamo solo avvantaggiarci da uno scambio creativo con un paese come il Giappone. Il loro modello, per cui il comics è veramente al centro del sistema dei media ed è all'origine della declinazione dei personaggi in televisione, cinema, videogiochi, è il modello che a noi come Disney interessa e stiamo sviluppando".
Oggi i bambini giapponesi stanno già leggendo le storie tratte dal film Monsters & Co. Tra poco potranno trovare anche le piccole streghe di Witch nate a Milano. E domani, forse, gli artisti giapponesi firmeranno anche le storie con i personaggi classici di Walt Disney, destinate al loro mercato ma anche a quello internazionale.
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