Alla ricerca dell’essenziale
 
Gino Bartali, il Ginettaccio, era tutto grinta e determinazione: faceva bene il suo mestiere di ciclista e di campione, un giro di pedale alla volta. Il suo mondo era specializzato: il Giro, il Tour e un’infinita voglia di faticare. Mai un dubbio o un tentennamento. Fausto Coppi era innovativo e versatile: il Campionissimo alle tappe che divorava univa la capacità di far tutto, anche quel record dell’ora nel ’42 che resse 14 anni. Fragile figlio dei tempi nuovi, fu moderno in strada quanto fuori, con la sua scandalosa Dama Bianca e la scoperta dei primi integratori di proteine.
 
L’Italia da sempre è stata divisa tra Bartali e Coppi, tra specializzazione e versatilità. All’immagine dei due campioni si sovrappone infatti la rivalità tra due tifoserie ancor più accanite: preferiamo gli apparecchi specializzati, che fanno bene una cosa sola, oppure scegliamo le macchine versatili, buone un po’ per tutte le situazioni? Detto in altre parole, per andare in vacanza è meglio mettere nella borsa il navigatore Gps, il palmare, la console, una macchina fotografica digitale compatta e un cellulare minimalista oppure bisogna portarsi solo un telefonino ma molto intelligente, che scatta le foto, registra gli appuntamenti, controlla l’email, ti dice dove sei, ti fa giocare e già che ci siamo telefona anche?
 
Si possono passare serate intere a discutere con gli appassionati dell’una o dell’altra filosofia, tra bartalisti e coppiani della tecnologia, senza giungere a una conclusione definitiva.
 
Il campo dei telefoni cellulari è in realtà il più ambiguo: oggi ce ne sono tre miliardi in circolazione. Duecento milioni hanno una fotocamera digitale, ma quasi un miliardo non è in grado di mandare neanche un sms. Quello dei palmari è ancora più complesso: il loro declino inarrestabile (a tutto vantaggio dei cellulari intelligenti) è tale che i possibili sostituti, come gli Ultra Mobile Pc (Umpc) lanciati sei mesi fa da Microsoft, galleggiano per ora in un limbo ambiguo, né carne di Pc né pesce palmare. Nel mondo dei videogiochi da passeggio le cose non cambiano. Meglio Nintendo, con il suo Ds tutto per il gioco, oppure Sony con la Playstation Portatile che fa anche vedere i film, navigare internet, ascoltare musica e podcast? Kenichi Sugino è iscritto al partito di Gino Bartali. Il manager che guida il gruppo di design, ricerca ed engineering di Nintendo non tentenna: «Non ho mai negato l’importanza delle tecnologie più avanzate, ma limitarsi all’aspetto high-tech dei nostri prodotti non è il mio obiettivo. Che cosa piacedi più alle persone? Vogliono davvero pagare di più per comprare apparecchi con funzioni di cui non hanno bisogno? Perme la risposta è no!». Semplice e diretto, proprio come Ginettaccio.
 
All’altro capo del mondo, in Finlandia, più funzioni ci sono e meglio è. L’allievo di Coppi è William Sermon, vice-presidente del design dei telefoni multimediali di Nokia: «La natura umana — dice — è complessa, i suoi desideri molteplici: il nostro successo sta nell’offrire una possibilità di scelta. L’anno scorso abbiamo presentato 56 modelli diversi, ognuno ricco di nuove funzioni: lo stesso faremo alla fine di quest’anno. La ricchezza di funzioni dei telefonini, infatti, è legata all’emergere dei mezzi di comunicazione digitali e personali, che sono sociali cioè fatti per condividere, prestare, comprare, mettere in comune. Per comunicare la voce da sola non basta: ai nuovi bisogni servono anche le immagini, il testo, la musica, la rete». Trasgressivo e onnivoro, proprio come Coppi.
 
Forse, però, il problema della rivalità tra sparpagliati e integrati, tra bartalisti e coppiani, non sta tanto nel numero delle funzioni e degli usi, quanto nel modo con il quale si possono utilizzare.
 
A lungo viziati dall’evoluzione tecnologica delle "magnifiche sorti e progressive" della ginestra leopardiana, magnificate invece nella "forza vindice della ragione" del Carducci, si è pensato che ogni innovazione fosse di per sé un progresso.
Everett Rogers dissentiva; studiando la diffusione delle nuove tecnologie — molte delle quali sono ogni giorno nelle nostre tasche e nelle nostre borse — notava già nel 1995 che per proliferare le tecnologie devono rispondere a cinque caratteristiche: portare un vantaggio relativo, essere compatibili, essere semplici, essere affidabili e, infine, osservabili, cioè già utilizzate da altri.
 
È questa l’essenza del design, della funzione e dell’innovazione? Secondo il manifesto online del gruppo di design di Canon, l’azienda nipponica produttrice di macchine fotografiche, in parte sì: «Noi crediamo che il design derivi dalla ricerca della praticità. Il nostro design è ispirato al lavoro di Max Bill, il padre della moderna teoria del design. Bill riteneva che la bellezza si trovi alla fine della ricerca della funzionalità. Cercando senza sosta la praticità, la funzionalità e la massima qualità, i nostri modelli puntano alla massima espressione della bellezza funzionale». Il pentolone d’oro in fondo all’arcobaleno delle funzioni si avvicina.
 
Jackob Nielsen, lo studioso danese che intuì per primo che l’interfaccia della rete sarebbe stato l’ipertesto del web, indica una terza via tra bartaliani e coppisti: «Le cose semplici, come una fotocamera punta-e-scatta, sono buone perché ti lasciano più tempo per essere parte del mondo dove ti trovi; ma non sempre è pratico portare tanti oggetti monofunzione. Per questo, gli apparecchi devono avere un po’ più di funzionalità ma semplici, ben integrate e con interfacce usabili. Bisogna evitare l’errore di chi produce ad esempio gli home theater, troppo complicati, con funzioni inutili e senza alcun test delle interfacce».
 
Anche il dibattito in rete è infinito. Tra i nodi in cui coagula la discussione tra bartaliani e coppisti, quello dell’iPod di Apple è uno dei più sensibili. Jonathan Ive, la matita minimalista che ha disegnato il lettore digitale più diffuso al mondo, è il più radicale. In una intervista al britannico Telegraph, lo spiega così: «Quello con cui si deve avere a che fare sono le cose di cui ci importa. Il resto, la tecnologia che rende questo apparecchio possibile, è studiato in modo tale da non comparire ».
 
È l’essenza della funzionalità e dell’uso minimalista: solo quello che serve .Secondo il Vasari, Michelangelo sbozzava via dal marmo quel che cresceva sino a che non rimaneva solo la sua statua; secondo Apple le funzioni, gli orpelli e gli usi inutili vanno banditi. Ma non per sempre: dalla prima incarnazione, buona solo per riprodurre musica, in cinque anni l’iPod si è fatto complesso: adesso permette di vedere anche film e telefilm, ascoltare podcast, mostrare foto digitali e presentazioni musicali. Domani, magari, permetterà di telefonare o di essere usato senza toccarlo, sfiorandolo solo da una minima distanza. Anche lui, cioè, da bartaliano convinto che era, diventa un po’ coppista.
 
Proprio i due campioni del ciclismo italiano ci tramandano un’ultima idea: in quella famosa foto in cui si scambiano una borraccia, a metà di una micidiale salita, c’è un consiglio. Che siate iscritti al partito dei bartaliani o a quello dei coppisti, i vostri apparecchi devono essere utili e semplici, certo, ma soprattutto compatibili e connessi. Devono poter dialogare, cioè. Perché, alla fine, lungo le ripide salite della tecnologia non si corre mai da soli.
 
(© Nòva24 – Il Sole 24 Ore)
domenica 19 novembre 2006
Apparecchi specializzati, che fanno bene una cosa sola? O strumenti versatili, buoni per tutti gli usi? È una scelta più difficile di quanto sembri, che porta con sé motivazioni profonde. Ed era anche il tema della copertina del numero 39 di Nòva24 del 27 luglio 2007