C'era una volta la Grande depressione, in America. E c'erano gli hobos, ex impiegati e agricoltori che avevano perso tutto, il lavoro, i risparmi di una vita e spesso anche la casa. Erano i moderni anti-eroi cantati da Woody Guthrie, il folk singer che ha fatto da maestro a Bob Dylan. Si aggiravano, gli hobos, in cerca di aiuto per le città e le campagne. Segnando con un gesso i muri delle case "amiche", dove potevano avere del cibo e forse riparo: un segno di solidarietà per i compagni di sventura.
Gli hobos postmoderni, invece, si aggirano nei labirinti delle città americane ed europee, da San Francisco a New York, da Londra a Milano. Segnano con un gesso i muri dei palazzi dove c'è un bene per loro più prezioso del pane e di un giaciglio: connessioni ad internet senza fili, gratuite e a larga banda.
Il fenomeno, conosciuto come Warchalking, guerra dei gessetti, è lo spauracchio degli esperti di sicurezza e delle aziende che vogliono costruire le economiche reti senza fili all'interno dell'ufficio o in casa. Perché le onde radio emesse dagli hot spot non possono essere tenute costrette all'interno delle pareti degli uffici, come i cavi della rete. Sono libere, corrono nell'aria: sono incontrollabili.
«In realtà - spiega Magnus Nystrom, responsabile sicurezza senza fili di Rsa, l'azienda che venti anni fa ha sviluppato il principale standard crittografico alla base di tutta la sicurezza informatica odierna - il 98% degli strumenti per rendere sicure le connessioni senza fili esiste. Il problema è che le persone non li usano».
I rischi fondamentalmente sono due: l'uso da parte di terzi della connessione Wi-Fi (wireless fidelity) per violare documenti contenuti negli altri computer collegati oppure – ed è l'ipotesi più comune – il semplice "furto" della connessione a Internet. Il segnale radio, infatti, può essere sia ascoltato in modo passivo, intercettando – per così dire – la trasmissione, che in modo attivo, per "entrare" nella rete locale e collegarsi anche a Internet.
«Ma ci sono due livelli di sicurezza – spiega Nystrom – che devono essere sempre implementati: il primo è l'aggiornamento del software agli ultimi standard di crittografia e autenticazione e ovviamente il loro uso, il secondo è l'implementazione di policy di sicurezza che poi vengano rispettate da tutti: connessioni attraverso Vpn, password non banali, limitazione degli accessi solo ai computer aziendali».
L'altra filosofia per la sicurezza, invece, quella che negli Usa viene portata avanti dai difensori della libertà di accesso per tutti e della condivisione delle risorse, predica l'opposto: tutto aperto, nessun blocco perché la gente in realtà vuole solo potersi collegare a Internet.
«A parte che i provider e la normativa non lo consentono – commenta Nystrom – c'è il fatto che anche se l'azienda non subisce danni in realtà chi usa la sua connessione senza fili potrebbe compiere attività illegali in rete. E le tracce informatiche che lascerebbe porterebbero agli hot spot magari di un rispettabile ufficio legale della city di Londra: una situazione che non molti responsabili It vorrebbero fronteggiare».
I rischi nell'usare una rete senza fili, quindi, sono reali? Bruce Schneier, guru riconosciuto della sicurezza informatica mondiale, è abbastanza netto: «Certo, come in tutte le attività, non solo quelle informatiche. La risposta però è abbastanza semplice: bisogna capire che cosa stiamo difendendo e da chi ci stiamo difendendo. Se la rete senza fili è un rischio perché siamo una banca, meglio usare i vecchi cavi. Se la usiamo in casa, invece, o in una biblioteca pubblica, bisogna sfruttare al massimo le tecnologie software per la sicurezza e un po' di buon senso. Perché la tecnologia di oggi è ad altissimi livelli, basta solo capirlo e utilizzarla al meglio».
(© Il Sole 24 Ore)