I teatri marchigiani e il loro rapporto con le scuole di danza (prima parte): I TEATRI DI CIVITANOVA MARCHE
 
CIVITANOVA MARCHE, PARADISO PER LE SCUOLE
Intervista ad Alfredo Di Lupidio, direttore dei Teatri di Civitanova M.
a cura di Pamela Ventura
 
Direttore, dove si esibiscono le scuole di danza della città?
A Civitanova disponiamo di diversi spazi, ma quello che viene richiesto, sia per le dimensioni sia per il prestigio, è il Teatro Rossini.
A quali condizioni viene concesso?
Come amministrazione comunale e direzione dei teatri si è cercato di agevolare il più possibile le scuole, il prezzo da noi richiesto è assolutamente di favore, si parte da € 451,00 al giorno - sono 800 posti - e comprendiamo praticamente tutto, escluso il service; inoltre, se lo spettacolo ottiene il patrocinio del Comune, non si pagano le affissioni pubblicitarie.
Cerchiamo di favorire il più possibile le scuole e gli operatori e vorremmo che questo rapporto non si esaurisse con degli scambi o dei favori economici ma costituisse una sinergia.
Mi sembra di capire che ci sia un forte interessamento per le scuole di danza.
Si, e non è un caso, si tratta di un politica culturale ben precisa.  Non ci basta ospitare il festival Civitanova Danza che dopo 15 edizioni ha raggiunto un grande prestigio nazionale ed internazionale, aspiriamo ad essere una Città della Danza. Ma per ottenere dei risultati, per tessere una proposta culturale vera, bisogna andare oltre la pianificazione di una stagione che per quanto eccellente può restare un momento isolato, è necessario creare un sistema che coinvolga il più possibile vari livelli: spettacoli, residenze, progetti con le scuole e gli operatori, formazione di personale qualificato e coinvolgimento della città nella sua interezza.
Il teatro come spazio e come contenitore deve essere il fulcro di un sistema in cui circolano informazioni ed energie, ma per fare questo è necessario lavorare sul territorio, in questo contesto l’offerta del cartellone diventa l’espressione di un lavoro più ampio, non il fine ultimo.
Come risponde il territorio, ed in particolare le scuole?
La risposta è discreta, ma francamente non pienamente soddisfacente.
Ci spieghi meglio.
Le scuole, ovviamente non tutte, tendono ad essere chiuse in se stesse, ad esempio per quello che riguarda gli spettacoli in cartellone, dobbiamo riconoscere che la partecipazione degli addetti ai lavori, come insegnanti e direttori, è sporadica, di conseguenza anche la partecipazione degli allievi è scarsa. L’esperienza ci insegna che il pubblico giovane fatica ad avvicinarsi al teatro, ma che quando esiste un promotore, si tratti di un professore per la prosa o dell’insegnante di danza per il balletto, la risposta è immediata e consistente.
Proprio per ovviare tale lacuna abbiamo ideato un’ulteriore promozione: acquistando 20 abbonamenti a prezzi convenienti, si ha un ulteriore ribasso sul costo di affitto del teatro per i saggi, ma già i singoli biglietti per gli spettacoli sono sempre a tariffa ridotta per le scuole.
Non vorrei però essere frainteso, non è una questione economica, non ci interessa vendere più biglietti o riempire la sala, se dovessimo valutare il nostro lavoro su basi puramente economiche o di successo di pubblico dovremmo rivedere totalmente la nostra politica culturale. E’ che le scuole ed i loro allievi sono considerati utenti privilegiati che vorremmo far accedere ad informazioni ed opportunità importanti.
Personalmente ritengo che all’insegnamento della tecnica nella danza vada affiancata la visione degli spettacoli, anche questa è didattica, eppure ripeto la risposta non è quella che vorremmo, forse per una mancanza di coordinazione o per dei pregiudizi obsoleti di alcuni operatori, sicuramente manca un’organizzazione permanente che persegua tale obiettivo.
In tal senso è eccellente l’iniziativa dell’AMSD di organizzare dei pullman per portare le scuole di tutta la regione a Civitanova per gli spettacoli.
La ringrazio, non a caso l’AMSD promuove nel proprio statuto tale obiettivo, e concordo con la necessità di un coordinamento, basti pensare che la risposta alla proposta di venire allo spettacolo è stata accolta con grande favore anche da scuole molto lontane, come Urbania, Urbino e Pesaro che difficilmente sarebbero riusciti a spostare i propri allievi senza un servizio di trasporto che facilitasse gli spostamenti.
Abbiamo apprezzato molto l’iniziativa che mi auguro continui (ndr: sarà disponibile di nuovo un pullman per lo spettacolo Blue Lady della Carlson con Tero Saarinen il 18 marzo), per quello che riguarda la risposta maggiore di chi è distante rispetto a chi è più vicino si tratta di una costante, pensi che i partecipanti al concorso Civitanova Danza per Domani  sono per oltre il 70% ragazzi di fuori regione che per partecipare affrontano molti più costi e difficoltà dei loro colleghi marchigiani.
Cosa vorrebbe fare per migliorare la situazione?
Continuare nella strada intrapresa, anzi insistere, si pensava ad una convocazione dei responsabili delle scuole per sensibilizzarli. Il coinvolgimento del territorio è importante, è la prova dell’esistenza di uno scambio. Testimonia che gli investimenti funzionano, e le assicuro che in momenti come questi giustificare i soldi spesi è sempre più difficile.
Il problema del denaro è stato sollevato da tutti gli operatori intervistati.
Perché esiste ed è grave, ma non dobbiamo per questo ridurre la cultura ad un sistema economico, ripeto se facessimo una valutazione economica o se valutassimo il successo delle nostre iniziative per il numero di biglietti staccati, non saremmo arrivati qui, sia perché il pubblico ha bisogno di tempo per avvicinarsi alle cose nuove e sia perché il valore di un’esperienza artistica non si valuta con criteri quantitativi come il tutto esaurito di un teatro.
Proprio per questo, tornando agli obiettivi che ci siamo prefissati, vorremmo coinvolgere sempre più le scuole e gli allievi poiché la fruizione è anche formazione, ma si potrebbe fare di più, ad esempio far seguire le prove delle compagnie professioniste, far spiegare gli spettacoli dagli stessi artisti ospiti, durante le residenze far assistere le scuole alla fase creativa o preparatoria.  Lavorare per stimolare la curiosità e la conoscenza, poiché la nostra finalità è avviare alla cultura in generale, aspirare ad educare al teatro inteso come esperienza artistica, non semplicemente fare botteghino.
 
Articolo apparso sul n. 1/2009 di Danza è Cultura
 
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giovedì 30 aprile 2009