Continua l’ostracismo delle amministrazioni locali nei confronti delle scuole per la concessione dei teatri.
L’Associazione Marchigiana Scuole di Danza ha chiesto di essere ascoltata in merito alla proposta di legge sullo spettacolo della Regione Marche, ed è stata convocata lo scorso 9 settembre dalla Commissione Cultura, presieduta da Adriana Mollaroli. Nel suo intervento Antonio Cioffi ha espresso, a nome delle scuole di danza marchigiane, il parere sul testo della pdl ed i motivi secondo i quali il settore della formazione non dovrebbe essere escluso dallo spettacolo. Nella stessa autorevole sede, in riferimento a quanto previsto dalla pdl sul ruolo dei Comuni nella promozione della cultura e dello spettacolo su base locale, Cioffi ha lamentato la scarsa attenzione delle pubbliche amministrazioni in merito alla concessione dei teatri comunali alle scuole di danza per l’effettuazione dei saggi di fine anno. Egli ha sottolineato il fatto che ancora oggi ci sono teatri comunali che precludono l’accesso alle scuole di danza sostenendo che i loro teatri sono destinati unicamente ai professionisti della scena, dimenticando la funzione pubblica della struttura e il ruolo stesso del teatro nel corso della storia. Noi crediamo che non è elevando i teatri a templi sacri dalle porte invalicabili che si avvicina l’arte alla gente e che si rende la cultura fruibile. Al contrario, è aprendo le porte dei teatri a tutte le espressioni dell’arte popolare, siano esse professionali che amatoriali, che la cultura diventa accessibile alla collettività. Ad esempio, avvicinare i giovani alla cultura attraverso l’arte della danza, è quello che fanno le scuole quotidianamente, con santa pazienza e in perfetta solitudine, senza appoggi e senza neppure la considerazione degli enti locali. E per l’appunto, è per questa loro funzione di “formatori di sensibilità”, che le scuole di danza chiedono di essere prese in considerazione dalle Istituzioni. In particolare, attraverso la voce dell’Associazione Marchigiana Scuole di Danza, le scuole hanno formulato alla Commissione Cultura della Regione Marche la richiesta di poter accedere a tutti i teatri pubblici del territorio e di essere considerate quale parte integrante del sistema cultura. Ed aggiungiamo, del sistema produttivo, poiché le scuole attraverso i loro saggi di danza, pur portando in palcoscenico allievi e non professionisti, mettono in scena delle vere e proprie produzioni teatrali alle quali prendono parte professionisti dello spettacolo quali coreografi, costumisti, scenografi e tecnici. Inoltre, i saggi delle scuole sono assoggettati alle formalità amministrative e fiscali, quali i versamenti di imposte e diritti d’autore, alla stregua di qualsiasi altro spettacolo professionale. Un teatro comunale è comunque un teatro pubblico mantenuto dalla collettività e, proprio per questo, il suo utilizzo deve essere aperto a tutte le arti e non può essere riservato ad una o a poche categorie di cittadini. Non si capisce il motivo di tale chiusura nei confronti delle scuole, considerato che queste sono espressione di una cultura e di una attività molto diffusa sul territorio, che rappresenta una collettività i cui numeri sono tutt’altro che trascurabili: nelle Marche oltre 15.000 ragazzi praticano danza in circa 50 scuole disseminate su tutto il territorio. E stiamo parlando solo delle strutture ove la danza è l’attività principale o esclusiva, non ci riferiamo quindi a quei corsi tenuti nelle palestre di fitness ove la danza è solo un corollario, un’attività accessoria. Qui parliamo di scuole vere che ai propri saggi riescono a mobilitare circa 200.000 spettatori l’anno nelle sole Marche. Quindi come è possibile che ci siano teatri pubblici il cui accesso viene negato a cittadini che pagano le proprie tasse? Come anche, riteniamo scandaloso che, in altri casi, per accedere all’unico teatro cittadino, le scuole debbano versare affitti strabilianti, dimenticando la vocazione culturale e non lucrativa del settore.
Ciò che l’AMSD ha chiesto alla Commissione Cultura, nel commentare la pdl, è proprio questo: pari dignità per le attività amatoriali ed il riconoscimento del ruolo culturale e formativo che le scuole di danza svolgono sul territorio a favore dei giovani e della collettività. Se opportunamente sostenute, queste possono diventare formidabili alleate dei teatri e degli operatori, ma non debbono essere né lasciate sole dalle Istituzioni e né essere snobbate dai professionisti dello show business. Non vogliono le scuole che ci si ricordi di loro solo quando c’è da riempire i teatri. Operatori, programmatori e direttori di teatro potrebbero, ad esempio, concordare con le scuole azioni comuni, seminari, incontri, iniziative di informazione e di sensibilizzazione indirizzate ad insegnanti e dirigenti di scuole atti a promuovere in modo ancora più incisivo la cultura teatrale tra i giovani, affinché i ragazzini di oggi possano diventare pubblico consapevole di domani, capaci di scegliere e di giudicare, magari capaci di sviluppare competenze, ma soprattutto capaci di incuriosirsi e di appassionarsi per l’arte della scena, con evidenti vantaggi per tutti. Risultato possibile se si guarda al mondo dello spettacolo nella sua interezza, senza dimenticare il ruolo fondamentale della formazione, poiché crediamo che sia più utile e proficuo nel tempo coltivare la domanda culturale piuttosto che continuare a moltiplicare l’offerta.
L’appello dell’AMSD alla Commissione Cultura è stato registrato in audio, ma speriamo che sia stato anche recepito dagli autorevoli membri presenti all’audizione e che il messaggio arriverà al nuovo assessore alla cultura della Regione Marche.
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