L’Atelier Teatrodanza della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano
 
Intervista realizzata da Stefania Zepponi
 
Proseguendo la carrellata dedicata ai centri di formazione presenti in Italia, parliamo questa volta della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. La scuola è parte delle “Scuole Civiche di Milano - Fondazione di Partecipazione”, detta anche “Fondazione SCM”, un Politecnico della Cultura delle Arti e delle Lingue in grado di formare a livello d’eccellenza giovani pronti ad entrare nel mondo del lavoro. La Paolo Grassi offre, unica in Italia, percorsi di formazione per tutte le principali figure professionali nel campo del teatro e dello spettacolo dal vivo. All’interno di questa scuola esiste ed opera un Atelier di Teatro Danza. Ne abbiamo parlato con Marinella Guatterini, conosciutissima nel mondo della danza per la sua attività di critico, giornalista, docente e coordinatore dei corsi dell’Atelier.
Quando è nato il vostro istituto e in seguito a quale esigenza?
L’Atelier di Teatrodanza della Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” è nato nel 1986, ed ha acquisito l’attuale configurazione di Corso di studi professionali nel 1990. Dal 1998 ha una durata triennale e prevede per gli allievi una frequenza a tempo pieno, poiché offre un gran numero di materie tecniche e teoriche. L’Atelier nacque all’interno di una scuola di teatro negli anni del primo boom del Tanztheater (teatrodanza), colmando una lacuna di gran parte delle istituzioni sceniche: l’insegnamento della danza. Ma non più classica, sulle punte, bensì contemporanea e necessaria sia al nuovo teatro che alla nascita e precisazione italiana di una danza diversa, appunto contemporanea.
Come è organizzato? Quali sono le linee guida che portano alla scelta delle attività proposte? Quali sono i criteri in base ai quali vengono scelti gli insegnanti che operano presso il centro?
L’obiettivo dell’Atelier, oggi Corso di Teatrodanza, è fornire strumenti  pratici e teorici, di lavoro sul corpo, di studio e approfondimento per danzatori e performer che vogliono qualificare la loro professionalità come interpreti contemporanei, e per aspiranti coreografi o danzatori che mostrino attitudine e interesse alla composizione. Per questa ragione è necessariamente un Corso triennale e a tempo pieno, che insegni gran parte delle tecniche e dei metodi contemporanei necessari alla professione (le tecniche moderne e contemporanee, la Contact Improvisation, l’improvvisazione, i metodi di release). Inoltre l’accento posto sull’aspetto creativo del linguaggio coreutico hanno fatto del Corso, in ventidue anni di vita, l’unico centro italiano in cui si formano davvero creatori in ambito contemporaneo come attestano i nomi dei diplomati, ormai in attività come coreografi e danzatori/performer anche all’estero. Questo successo si deve sia alla qualità degli insegnanti interni alla Scuola, scelti per chiara fama e professionalità, sia alla presenza di ospiti esterni. Sul modello delle maggiori e più prestigiose scuole europee, maestri e coreografi di fama internazionale in residenza – quali negli ultimi anni Susanne Linke, Ismael Ivo, Reinhild Hoffmann, Lucinda Childs, Emio Greco e Cesc Gelabert – sono stati invitati a tenere Master di coreografia con gli allievi del terzo anno, nella convinzione che l’esempio e il lavoro con artisti di riferimento sia un trampolino di lancio necessario alla completezza della formazione. In sintesi, agli iscritti, lungo tutto il triennio, il Corso propone tecniche e laboratori correlati alle materie di studio con un costante sostegno teorico e di analisi; inoltre si incentiva la creatività coreografica con improvvisazioni guidate, saggi di composizione e spettacoli. Le lezioni di tecnica, al mattino, abbracciano i seguenti insegnamenti: tecnica di base (classico) e danza contemporanea (indirizzo Graham e Cunningham, release e Contact Improvisation, Feldenkreis e metodo Laban), solfeggio ritmico, uso della voce, studio del movimento, improvvisazione, anatomia applicata alla danza. Durante le ore pomeridiane si svolgono le lezioni teoriche (teoria ed estetica della danza, della musica, e delle arti visive). Ed inoltre: laboratori e incontri seminariali con professionisti invitati ad ampliare il programma di studi ad indirizzo coreografico e ad allestire saggi dimostrativi e spettacoli con gli allievi.
Partendo da un’idea di promozione culturale della danza e delle arti contemporanee, sono previste attività che esulino dal solo studio della disciplina specifica?
Prova tangibile della professionalità raggiunta e delle potenzialità che il Corso non solo esprime ma mette in atto anno dopo anno, è l’ospitalità dei vari gruppi di diplomandi (e non solo) in festival e rassegne sul territorio nazionale ed europeo con progetti creativi firmati da autori internazionali e pertanto recensiti e valorizzati dalla stampa. Ogni anno gli allievi diplomandi (e non solo) sono presenti nelle maggiori vetrine della danza italiana e non; inoltre partecipano a concorsi e creano nuovi gruppi.
Una realtà culturale che opera su un territorio instaura rapporti con altri operatori, con persone che comunque entrano in contatto con la struttura, con enti istituzionali. Com’è il vostro rapporto con il territorio e, se le avete, quali iniziative concrete portate avanti in tale senso?
L’Atelier/Corso di teatrodanza collabora costantemente con il territorio vicino e lontano; apre i suoi corsi alle scuole di ogni ordine e grado, fa partecipare gli allievi a progetti del Comune e di privati, consente agli allievi del terzo anno di svolgere dei tirocini presso compagnie italiane e straniere. La nomea del Corso è tale che non c’è bisogno di attivare progetti in tal senso; il nuovo anno non è ancora iniziato e abbiamo offerte di collaborazione con la Fondazione Trussardi, a Milano, e con un Liceo artistico a Parma; questa è la norma.
Guardando alla situazione della danza in Italia, che cosa pensa sia più urgente fare in questo momento?
Ci pare che soprattutto al settore della danza contemporanea debba essere data maggiore consistenza economica, ma anche culturale. La formazione è il primo passo per ottenere esiti soddisfacenti e duraturi. Chi opera in questo ambito non è un soggetto meno importante di chi opera nell’ambito della formazione al balletto. Manca anche una divulgazione dell’ambito specifico a livello mediatico, sino ad ora affidato (vedi televisione) ai soggetti forse meno qualificati per parlare di modernità, contemporaneità e nuova danza. Inoltre va rispettata la mescolanza dei linguaggi scenici e potenziata la conoscenza e divulgazione di un’arte performativa in cui sono sempre più labili i confini tra arte del movimento, della parola e della musica.
 
 
Intervista a Marinella Guatterini coordinatrice dell’Atelier
martedì 14 ottobre 2008